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Zuzana Caputova, la prima presidente della Slovacchia: la donna che arginerà il sovranismo?

uarantacinque anni, avvocata di formazione: Zuzana Caputova, eletta sabato 30 marzo presidente della Slovacchia, assumerà l’incarico il prossimo 15 giugno nel palazzo Grassalkovich sostituendo Andrej Kiska.Come in Italia, si tratta di un incarico di garanzia; il capo dello Stato ha poteri limitati ma cruciali. Ma si tratta di un’elezione importate. Buona parte d’Europa guarda con speranza a questa signora bionda, amante dello yoga, che non solo è laprima donna capo di Stato a Bratislava, ma rappresenta un baluardo contro il sovranismo; i partiti d’opposizione in diversi paesi dell’est europeo sperano che sia il segnale che il vento comincia a spirare contro i movimenti nazionalisti e populisti arrivati al potere negli ultimi anni.

L’ex presidente della Slovacchia Andrej Kiska (Getty Images)

Era in effetti un risultato impensabile fino a pochi mesi fa. Caputova nel 2017 ha fondato un partito che tuttora non ha deputati, Progressive Slovakia, e il 29 marzo 2018, esattamente un anno prima di essere eletta, aveva annunciato che si sarebbe candidata. È arrivata prima al primo turno con oltre il 40% dei voti a fianco del 18,66% del secondo classificato Maros Sefcovic; Marian Kotleba, esponente dell’estrema destra, era rimasto escluso. Al ballottaggio del 30 marzo l’outsider Caputova ha vinto con il 58% dei voti contro il 42% di Sefcovic, indipendente (e vicepresidente della Commissione europea) che aveva raccolto il sostegno del partito di governo SMER-SD. Bassissima l’affluenza alle urne, poco sopra il 40% a segnalare il disincanto degli slovacchi verso la politica.

La subitanea popolarità della neopresidente si fonda su un programma tutto centrato sulla lotta alla corruzione, ma anche su uno stile molto diverso da quello aggressivo che di solito avvelena il clima politico slovacco. Caputova anzi ha fatto della moderazione e dei toni calmi che evitano l’insulto la sua cifra. «Forse» ha detto ai suoi fedeli che la acclamavano dopo la vittoria «pensavamo che giustizia ed equità in politica fossero sintomi di debolezza. Oggi vediamo che anzi sono la nostra forza».
Progressive Slovakia è un partito di matrice social-liberale; Caputova è favorevole alle nozze gay e alle adozioni anche per le coppie omosessuali; soprattutto si dichiara europeista, in un paese che fa parte con Ungheria, Repubblica ceca e Polonia del gruppo di Visegrad, ovvero i quattro paesi ‘ribelli’ in seno all’Europa unita (la Slovacchia è l’unico dei quattro ad aver adottato l’euro).
Vale la pena studiare le tappe dell’ascesa di Caputova, avvocata e attivista. A spingerla a candidarsi è stato l’omicidio del giovane giornalista Jan Kuciak ucciso con la fidanzata Martina Kusnirova da un sicario, nel febbraio 2018. Kuciak stava lavorando a un’inchiesta sulla corruzione nelle alte sfere del governo. La sua morte ha portato in piazza decine di migliaia di slovacchi per settimane; la retorica populista governativa contro i migranti e l’Unione europea è diventata agli occhi di molti solo una copertura per la corruzione dilagante. Le proteste hanno portato alle dimissioni del premier Robert Fico leader del partito socialdemocratico SMER, e alla guida del paese dal 2006. Ha preso le redini il suo vice Peter Pellegrini, ma il governo resta espressione di una Grande Coalizione del centrosinistra Smer, della destra SNS di Andrej Danko, e del partito filoungherese Most-Hid.

Zuzana Caputova (Getty Images)

Con queste presidenziali quindi la maggioranza degli slovacchi ha espresso disgusto per i partiti tradizionali. Caputova ha deciso di candidarsi facendosi paladina di un modo civile di condurre la vita politica e della trasparenza al governo; ha anche annunciato però che se eletta avrebbe rinunciato alla tessera di Progressive Slovakia.
Dietro di sé ha una storia di pulizia (letteralmente) che l’ha fatta definire la Erin Brockovich slovacca – la storia vera portata sul grande schermo da Julia Roberts della signora che smaschera l’industria che ha inquinato le falde acquifere di un paesello. È in effetti la stessa storia: Caputova vive a Pezinok, paese non lontano dalla capitale, celebre per il vino e per una discarica che avvelenava la popolazione. Dal 1999 per 14 anni la neopresidente ha combattuto per far condannare i responsabili. Dichiara “non ce l’avrei fatta se non fossi un’ottimista”. Ha vinto premi ambientalisti internazionali, e la lezione le è servita anche come apprendistato politico. “Combattiamo il male insieme” è stato il suo slogan di campagna.
Un tipo sospetto in un bar le chiede “allora, affare fatto?” Lei, guardata con trepidazione da diversi cittadini, risponde “no” con fermezza. “Non ha paura?” chiede l’uomo minaccioso. “Non sono sola”, replica lei, e l’intero bar si alza e si schiera con lei. Lo spot è diretto, efficace. E l’uomo minaccioso è stato scelto per la sua somiglianza con Marian Kocner, uomo d’affari incriminato per l’omicidio Kuciak (e anche collegato obliquamente allo scandalo della discarica di Pezinok).

In campagna elettorale i suoi avversari più virulenti hanno battuto sui soliti temi (la sicurezza, i migranti pericolosi, gli omosessuali come minaccia alla famiglia tradizionale, il complottismo con sfumature antisemite, retorica ben nota attraverso tutta Europa e anche a Washington). Sono rimasti esclusi dal ballottaggio, ma l’autoproclamato fascista Marian Kotleba e il giudice della Corte suprema dichiaratamente anti Nato, Stefan Harabin, insieme hanno preso oltre il 25% dei voti al primo turno. Il paese resta spaccato. Intanto lo sconfitto Sefcovic ha commentato “Le mando un mazzo di fiori; mi pare che la prima presidente slovacca donna se lo meriti”. Galanteria, paternalismo? Zuzana Caputova, che ha due figlie adolescenti dall’ex marito e un nuovo compagno pittore e fotografo, forse degli omaggi floreali farebbe a meno.

 

 

Fonte articolo: iodonna.it