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Donne in cammino: non solo turismo, ma esperienza di libertà e empowerment

Sempre più spesso le donne prendono lo zaino e si avventurano per i sentieri, sole o con le altre. Per sentirsi libere, consapevoli. Per misurarsi con se stesse, stare immerse nella natura.

Segni particolari? Sono belle. Ma, soprattutto, risolte. Saranno i paesaggi attraversati, sarà il profumo della libertà offerto dai sentieri, saranno le endorfine: sempre più donne, in Italia, scoprono la bellezza dei cammini, del passo lento, della totale immersione nel “qui ed ora”. Che percorrano la via Francigena o le altre antiche strade dell’Europa medievale, che attraversino boschi e colline o particolari angoli delle loro città, le donne hanno un approccio tutto loro al camminare. «Il cammino è un’enorme metafora della vita» riflette Alessandra Beltrame, scrittrice, giornalista, autrice del libro Io cammino da sola (Ediciclo). «Ogni passo è una ricerca di equilibrio: impari a essere centrata, a tenere la testa alta, le spalle dritte, a bastare a te stessa». E, dal sentiero alla vita quotidiana, «scopri che camminare è terapeutico, perché ti costringe a metterti in gioco sulla tua possibilità di farcela, e poi ti accorgi che quella forza ce l’hai».

Perché sempre più donne amano camminare?
«Perché è un atto riflessivo, in cui entrano in una dimensione spirituale di consapevolezza di sé
, mentre gli uomini, per esempio, del cammino tendono ad avere un’esperienza più agonistica, forse più legata alla performance, al raggiungimento dell’obiettivo», spiega Silvia Kajon, ingegnere ambientale, esperta in psicologia del benessere e qualità della vita, presidente di Sviluppomontagna.it. «Le donne, storicamente, hanno sempre camminato e anche fatto parte di spedizioni e conquistato vette, ma solo oggi cominciano a essere più consapevoli delle proprie risorse, più intraprendenti e organizzate, più protagoniste».

Ora c’è anche il network
L’8 marzo scorso è nata in Italia la Rete Nazionale delle Donne in Cammino, un network (su Facebook la pagina ufficiale, @retedonneincammino, con oltre 13 mila follower) che si propone di mettere insieme le energie delle donne impegnate nel mondo dei cammini e dell’ecologia. «Offriamo un punto di riferimento a quante vogliono scoprire cosa sia il trekking e si preoccupano di lasciare un mondo migliore alle future generazioni» spiega la rappresentante nazionale, Ilaria Canali. E continua: «La Rete promuove l’empowerment femminile attraverso i cammini. Si tratta di un processo di “fioritura personale”, un concetto differente dalla performance su cui la nostra società insiste. La “fioritura” delle donne che vogliamo stimolare è un cammino di crescita personale autentico, rispettoso del proprio passo, del proprio fiato, della vocazione e del talento. L’obiettivo è quello di sentirsi nella direzione giusta, a prescindere dal raggiungimento di una meta, perché il fine è davvero già insito nel viaggio».

Sui social vince la resilienza
La Rete delle Donne in Cammino ha gruppi regionali e un vivacissimo Gruppo social su Facebook, Ragazze in Gamba, che è un laboratorio di esperienze, racconti e testimonianze da tutta Italia e con persone di tutte le fasce di età, professioni e passioni, inclusi anche alcuni uomini in cammino. Recentemente, il Gruppo ha chiesto con un sondaggio alle sue iscritte di esprimere un valore legato al cammino: ha vinto il concetto di libertà, ma sono emerse anche parole come coraggio, incontro, cambiamento, armonia, resilienza, rinascita.

Quel che conta è il primo passo
«Sono stati d’animo che non mi sorprendono, parlando di donne e dell’esperienza del camminare. Chi vuole cambiare, in psicologia, deve fare qualcosa. Nel cammino, muovere il primo passo è fondamentale, perché niente poi sarà più come prima» spiega Andrea Battantier, psicologo, fondatore del MipLab (miplab.it), che da anni sperimenta con alcuni suoi pazienti l’outdoor training, un approccio di terapia di gruppo itinerante. «Il movimento è libertà, è andare avanti, è scoprirsi efficaci. Incontro molte donne piene di potenziale ma in qualche modo ancora “bloccate” da retaggi familiari e sociali, oppure donne in lotta con una depressione latente. A tutte dico di provare a camminare all’aperto, di cominciare con una passeggiata e poi vedere cosa succede. Perché camminare permette di riappropriarsi del proprio corpo e di riarmonizzarlo con la mente. Un pensiero ossessivo, durante un cammino, è meno prepotente. Se si cammina in gruppo, capita che la condivisione di un vissuto con altre donne aiuti a confrontarsi, a ritrovarsi, a diventare le une “allenatrici emotive” delle altre. E che dire di una meta raggiunta? Dopo tanta fatica, dopo tanti passi, dopo aver vinto la paura ed essere arrivate, chi vi può più fermare?».

 

 

Fonte articolo: iodonna.it