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Tutte Le Donne di Julia Roberts

By gennaio 7, 2019Dal Mondo per le WIC

Cosa sarebbero stati gli anni ’90 senza Julia Roberts? Senza le sue donne imperfette, cocciute, ironiche – e dal sorriso inconfondibile? Bisognerebbe soltanto rinunciare all’indimenticabile Trilli di Hook – Capitan Uncino, all’irresistibile Vivian Ward di Pretty Woman, alla testarda e volitiva Erin Brockovich, alla bellissima e insicura Julianne Potter de Il matrimonio del mio migliore amico – giusto per citarne qualcuna. A tutte quelle donne caparbie e volitive che abbiamo amato quando eravamo ancora ragazzini – donne non soltanto affascinanti, ma anche vulnerabili, divertenti e travolgenti, che abitano il nostro immaginario da quando siamo bambini e che, non so voi, ma mi rendono impossibile immaginare la mia infanzia senza.

Julia nasce a Smyrna, nello stato della Georgia, il 28 ottobre del 1967. I suoi genitori hanno una piccola scuola di recitazione in città, e fin da subito, lei e i fratelli Eric e Lisa respirano l’aria del palcoscenico. I problemi finanziari, però, portano i genitori a separarsi, quando Julia ha soltanto 3 anni. Il divorzio è difficile, la madre impedisce al marito di contattare i figli e Julia soffre molto questo distacco. Quando poi il padre muore, sei anni dopo, per un cancro alla gola, per Julia il colpo è fortissimo. Ma la passione del fratello – di 12 anni più grande di lei – per la recitazione, le offre una strada dove incanalare tutte le sue energie. Quando lei è al liceo, Eric è già protagonista di un film a Hollywood e non appena la giovane adolescente finisce la scuola non ci vuole molto prima che decida di fare le valigie e trasferirsi a New York per seguire le orme del fratello. Entra in un’agenzia per modelle, ma non è quello che le interessa: il suo obiettivo è diventare un’attrice.Grazie all’aiuto di Eric, Julia riesce a ottenere le prime, piccole, parti, fino ad aggiudicarsi un ruolo di coprotagonista nel film Femmine sfrenate, dove incontrerà il grande amore del tempo, un attore di origini irlandesi di nome Liam Neeson.

È dunque il 1988, Julia ha 21 anni e sta per arrivare la tanto sospirata “grande” occasione: il ruolo è quello di una giovane cameriera di origini portoghesi di nome Daisy. Con uno stile inconfondibile – ci ricordiamo di quei golfini di lana che facevano sembrare una dea soltanto lei? – fa così il suo ingresso a Hollywood, nel film Mystic Pizza.

L’interpretazione di Julia convince e con il ruolo successivo, si confronta con una sceneggiatura tratta da un testo teatrale, Fiori d’acciaio,al fianco di attrici del calibro di Shirley MacLaine, Sally Field e Daryl Hannah. Grazie a questa storia tutta al femminile, Julia si aggiudica il primo Golden Globe e la prima nomination agli Oscar, aggiungendo alla fama di ragazza da commedia leggera, quella di interprete drammatica. Ma è nel 1990 che Julia fa il cosiddetto “salto di carriera”, aggiudicandosi il ruolo iconico di Vivian Ward, la prostituta sognatrice di Pretty Woman, per cui riceverà la sua seconda nomination agli Oscar.

Durante le riprese del film, Julia si lascia con il fidanzato dell’epoca – Dylan McDermott conosciuto sul set di Fiori d’acciaio – e la rottura non è delle più semplici; così, il giorno successivo, per cercare di farla divertire un po’, Richard Gere, sul set, la stupisce con il famoso scherzo della collana, che è risultato talmente convincente da essere inserito nel film.

Grazie alla suo mix di spontaneità e fascino, Julia conquista il titolo di star hollywoodiana. Nel giro di un paio di anni, la giovane attrice diventa richiestissima dai registi e finisce per fare una breve apparizione nel film di Steven Spielberg Hook – Capitan Uncino, dove recita la parte di Trilli. I critici, al tempo dell’uscita del film, non rimasero particolarmente colpito dalla sua prova, ma per me rimane un ruolo indimenticabile.

Se ormai la sua carriera è decollata, la vita privata conosce altri momenti difficili: a tre giorni dalla data fissata per le nozze con il fidanzato del tempo – l’attore Kiefer Sutherland – Julia lo lascia. La stampa non le dà tregua e lei si prende un tempo lontano dai riflettori per poi tornare con un film di grande successo – Il Rapporto Pelican, al fianco di Denzel Washington – e con un matrimonio a sorpresa con il cantante country Lyle Lovett, che finisce però dopo qualche mese. Nonostante i trambusti della sua vita privata e qualche film non particolarmente amato dalla critica, nella seconda parte degli anni ’90 Julia non sbaglia un colpo: arrivano commedie come Il matrimonio del mio migliore amicoSe se scappi ti sposo (di nuovo al fianco di Richard Gere) e il film campione di incassi Notting Hill. Ma è nel 2000 che entrerà nel cast di una pellicola che la consacra come miglior attrice protagonista la notte degli Oscar del 2001 (dove si presenta con un indimenticabile abito vintage di Valentino): il ruolo della combattiva e coraggiosa Erin Brocovich.

Negli anni 2000 conferma di avere un fiuto particolare nella scelta di buone sceneggiature e partecipa a film di grande successo – portando il suo cachet a cifre esorbitanti, al pari dei suoi colleghi uomini. Sarà dunque la tenace Katherine Ann Watson in Mona Lisa Smile, l’intensa Anna in Closer e l’unica donna della banda di Danny Ocean in Ocean’s Eleven; si aggiudica il ruolo della matrigna nel film Biancaneve e stupisce con un’interpretazione da brividi nel ruolo di Barbara nel dramma I segreti di Osage County. Inoltre, in questi anni inizia nuove avventure artistiche: doppia cartoni animati, produce lei stessa film e corona il sogno di recitare a Broadway. Da giovane interprete di commedie che ha segnato un’epoca assieme ad altre talentuose colleghe – Meg Ryan e Winona Rider giusto per dirne due – è diventata una star poliedrica ma con i piedi ben piantati a terra. È una di quelle attrici definite “potenti”, ma che sfugge a ogni divismo per mantenersi salda nella realtà; partecipa a numerosissime iniziative di beneficenza, trascorre la sua vita privata lontana dai riflettori e dice di mantenere il suo equilibrio grazie ad alcuni elementi fondamentali: “il sonno. Il senso dell’umorismo. Circondarsi di persone capaci di insegnarti qualcosa.” E se è vero che ha segnato in modo indelebile i mitici anni ’90, possiamo stare sicuri che non ci deluderà neanche negli anni a venire.

 

 

Fonte articolo: freedamedia.it