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	<title>Woman in Charge</title>
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	<title>Woman in Charge</title>
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		<title>10 storie di donne eccezionali</title>
		<link>https://womanincharge.it/10-storie-di-donne-eccezionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 13:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Rita Levi Montalcini a Samantha Cristoforetti, passando per Alda Merini e Margherita Hack. Eccezionali, rivoluzionarie, semplicemente uniche: le donne possono essere delle vere eroine, in grado di cambiare il mondo e il corso della storia. Da Rita Levi Montalcini a Marie Curie: sono tante le figure femminili che hanno rivoluzionato la nostra esistenza e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="entry-subtitle">Da Rita Levi Montalcini a Samantha Cristoforetti, passando per Alda Merini e Margherita Hack.</h2>
<p>Eccezionali, rivoluzionarie, semplicemente uniche: le donne possono essere delle vere eroine, in grado di <strong>cambiare il mondo</strong> e il corso della storia. Da Rita Levi Montalcini a Marie Curie: sono tante le figure femminili che hanno rivoluzionato la nostra esistenza e che <strong>ogni madre dovrebbe raccontare alla propria figlia</strong>, per comprendere come, con la forza di volontà e l’impegno, sia possibile raggiungere qualsiasi traguardo.</p>
<p>Le donne hanno una marcia in più e lo hanno dimostrato compiendo imprese che altri <strong>reputavano impossibili</strong>. Nel passato, così come nel presente, troviamo tantissimi esempi di donne forti e indipendenti, che hanno rivoluzionato il mondo. Come <strong>Maria Montessori</strong>, filosofa e pedagogista che ha ideato un metodo educativo innovativo, seguito ancora oggi. Fu fra le prime donne a laurearsi in medicina nel nostro paese.</p>
<p>Impossibile non citare <strong>Rita Levi Montalcini </strong>e<strong> Margherita Hack</strong>, due donne di scienza, forti e indipendenti, che hanno scelto di inseguire i propri sogni e hanno raggiunto grandi traguardi. La prima ha conquistato il Premio Nobel per la Medicina nel 1989, è stata la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze e ancora oggi le sue ricerche <strong>continuano a fare del bene</strong>. <strong>Margherita Hack</strong> è stata un’astrofisica famosa in tutto il mondo, icona del pensiero libero e dell’anticonformismo.</p>
<p>Fra le altre donne di cultura troviamo <strong>Alda Merini </strong>e<strong> Marie Curie</strong>, rivoluzionare, libere e ribelli, <strong>Coco Chanel</strong>, stilista e donna dal carattere granitico, ed <strong>Evita Peron</strong>, che ha rifiutato il semplice ruolo di first lady ed è scesa in campo per il suo popolo. Infine non possiamo non citare <strong>Samantha Cristoforetti</strong>, eroina dei nostri tempi ed esempio per tutte le bambine che vogliono inseguire i propri sogni.</p>
<p>Anche il <strong>Cinema</strong> ha contribuito a diffondere gli esempi di donne coraggiose e rivoluzionarie, portando sul grande schermo la storia di molte di loro, dalla stessa Evita, alle eroine che possono trovarsi tra di noi, come Erin Brockovich.</p>
<p>Ultimo in ordine di tempo <strong>Robert Rodriguez</strong>, che ha portato sul Grande Schermo la protagonista del manga più famoso degli anni ’90, <em><strong>Alita- Angelo della Battaglia</strong></em>, una guerriera cyborg dal cervello (e cuore) umano che in un futuro distopico governato da rifiuti e violenza, combatte in nome dell’amore e della libertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://dilei.it/bellastoria/video/10-storie-donne-eccezionali-raccontare-vostra-figlia/533622/" target="_blank" rel="noopener">dilei.it</a></p>
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		<title>Essere donne richiede coraggio, ogni giorno, a ogni sfida</title>
		<link>https://womanincharge.it/essere-donne-richiede-coraggio-ogni-giorno-a-ogni-sfida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 17:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Essere una vera donna è un’avventura che non stanca Essere donna è una sfida che non annoia mai, richiede coraggio e forza, nel cuore e nell’anima. Ogni giorno, per le donne, è un’avventura, che ci incastra e ci fa perdere, a volte, all’interno dei ruoli che la società ha definito per noi: mamma, moglie, sorella, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="entry-subtitle">Essere una vera donna è un’avventura che non stanca</h2>
<p>Essere donna è una sfida che non annoia mai, richiede coraggio e forza, nel cuore e nell’anima.</p>
<p>Ogni giorno, per le donne, è un’avventura, che ci incastra e ci fa perdere, a volte, all’interno dei ruoli che la società ha definito per noi: mamma, moglie, sorella, compagna, fidanzata.<br />
La verità è che per stare bene con noi stesse e con gli altri, dobbiamo solo amarci e ascoltare quello che il cuore ci dice, senza rinunciare a seguire le nostre emozioni.</p>
<p>Al primo posto però, sempre noi stesse. Anche in caso di frequentazioni con uomini, è importante comportarsi sempre come un <strong>gioiello raro</strong>, perché tutto quello che abbiamo nel cuore vale più di ogni altra cosa.</p>
<p>Ogni donna coraggiosa, è indipendente. Questo probabilmente, all’inizio, spaventerà le persone che vi circondano, le farà allontanare, ma solo chi resterà, darà dimostrazione di voler conoscere e capire quel variegato <strong>universo che avete dentro.</strong></p>
<p>Quando iniziate una relazione, siate sempre sincere con voi stesse e con la persona che avete di fianco ma non perdete mai la vostra <strong>dignità,</strong> farlo equivale a perdere voi stesse.<br />
Se qualcuno vi tradisce, se vi ferisce, affrontate il dolore, attraversatelo ma con lucidità e poi, ricominciate a fluire, come l’acqua.</p>
<p>Quello che dovete sempre tenere a mente, durante l’avventura della vostra vita, è che essere femmina e essere donna, sono due cose distinte. Non cadete negli stereotipi del maschio Alfa e della femmina che deve lodare la sua virilità, né tantomeno in quelli del voler ricevere tutto, senza dare nulla in cambio.</p>
<p>Credete in voi stesse: l’<strong>autostima</strong> vale molto di più di un corpo bellissimo. Inoltre, una donna sicura di sé ha un forte magnetismo in grado di circondarsi di persone che la rispettano davvero.<br />
Queste donne, forti e indipendenti hanno tantissimi obbiettivi: studiare, lavorare e viaggiare.</p>
<p>Essere donna oggi, vuol dire affrontare tantissime sfide, prima fra tutte, quella che riguarda il mondo che ci circondata. Ricordate di essere sempre tutto ciò che desiderate nella società, evitando gli stereotipi e <strong>inseguendo la felicità</strong>, semplicemente facendo ciò che amate fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://dilei.it/psicologia/essere-donne-richiede-coraggio-ogni-giorno-ogni-sfida/612774/" target="_blank" rel="noopener">dilei.it</a></p>
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		<title>Donne in cammino: non solo turismo, ma esperienza di libertà e empowerment</title>
		<link>https://womanincharge.it/donne-in-cammino-non-solo-turismo-ma-esperienza-di-liberta-e-empowerment/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 08:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Sempre più spesso le donne prendono lo zaino e si avventurano per i sentieri, sole o con le altre. Per sentirsi libere, consapevoli. Per misurarsi con se stesse, stare immerse nella natura. Segni particolari? Sono belle. Ma, soprattutto, risolte. Saranno i paesaggi attraversati, sarà il profumo della libertà offerto dai sentieri, saranno le endorfine: sempre più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sempre più spesso le donne prendono lo zaino e si avventurano per i sentieri, sole o con le altre. Per sentirsi libere, consapevoli. Per misurarsi con se stesse, stare immerse nella natura.</h2>
<p>Segni particolari? Sono belle. Ma, soprattutto, risolte. Saranno i paesaggi attraversati, sarà il profumo della libertà offerto dai sentieri, saranno le endorfine: sempre più donne, in Italia, scoprono la bellezza dei cammini, del passo lento, della totale immersione nel “qui ed ora”. Che percorrano la via Francigena o le altre antiche strade dell’Europa medievale, che attraversino boschi e colline o particolari angoli delle loro città, le donne hanno un approccio tutto loro al camminare. «Il cammino è un’enorme metafora della vita» riflette<strong> Alessandra Beltrame, scrittrice, giornalista, autrice del libro <em>Io cammino da sola</em></strong> (Ediciclo). «Ogni passo è una ricerca di equilibrio: impari a essere centrata, a tenere la testa alta, le spalle dritte, a bastare a te stessa». E, dal sentiero alla vita quotidiana, «scopri che camminare è terapeutico, perché ti costringe a metterti in gioco sulla tua possibilità di farcela, e poi ti accorgi che quella forza ce l’hai».</p>
<p><strong>Perché sempre più donne amano camminare?<br />
«Perché è un atto riflessivo, in cui entrano in una dimensione spirituale di consapevolezza di sé</strong>, mentre gli uomini, per esempio, del cammino tendono ad avere un’esperienza più agonistica, forse più legata alla performance, al raggiungimento dell’obiettivo», spiega Silvia Kajon, ingegnere ambientale, esperta in psicologia del benessere e qualità della vita, presidente di Sviluppomontagna.it. «Le donne, storicamente, hanno sempre camminato e anche fatto parte di spedizioni e conquistato vette, ma solo oggi cominciano a essere più consapevoli delle proprie risorse, più intraprendenti e organizzate, più protagoniste».</p>
<p><strong><img loading="lazy" class=" wp-image-1102 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/06/mochila-camino-de-santiago-1-1-1024x639-300x187.jpg" alt="" width="542" height="338" /></strong></p>
<p><strong>Ora c’è anche il network</strong><br />
L’8 marzo scorso <a href="https://www.iodonna.it/benessere/fitness-e-sport/2019/03/25/nasce-la-rete-delle-donne-in-cammino-il-network-delle-camminatrici-con-lanima-ecologica/" target="_blank" rel="noopener">è nata in Italia la <strong>Rete Nazionale delle Donne in Cammino</strong></a>, un network (su Facebook la pagina ufficiale, @retedonneincammino, con oltre 13 mila follower) che si propone di mettere insieme le energie delle donne impegnate nel mondo dei cammini e dell’ecologia. «Offriamo un punto di riferimento a quante vogliono scoprire cosa sia il trekking e si preoccupano di lasciare un mondo migliore alle future generazioni» spiega la rappresentante nazionale, Ilaria Canali. E continua: «La Rete promuove l’empowerment femminile attraverso i cammini. Si tratta di un processo di <strong>“fioritura personale”</strong>, un concetto differente dalla performance su cui la nostra società insiste. La “fioritura” delle donne che vogliamo stimolare è un cammino di crescita personale autentico, rispettoso del proprio passo, del proprio fiato, della vocazione e del talento. L’obiettivo è quello di sentirsi nella direzione giusta, a prescindere dal raggiungimento di una meta, perché il fine è davvero già insito nel viaggio».</p>
<p><strong>Sui social vince la resilienza</strong><br />
La Rete delle Donne in Cammino ha gruppi regionali e un vivacissimo Gruppo social su Facebook, Ragazze in Gamba, che è un laboratorio di esperienze, racconti e testimonianze da tutta Italia e con persone di tutte le fasce di età, professioni e passioni, inclusi anche alcuni uomini in cammino. Recentemente, il Gruppo ha chiesto con un sondaggio alle sue iscritte di esprimere un valore legato al cammino: ha vinto il concetto di libertà, ma sono emerse anche parole come coraggio, incontro, cambiamento, armonia, resilienza, rinascita.</p>
<p><strong>Quel che conta è il primo passo</strong><br />
«Sono stati d’animo che non mi sorprendono, parlando di donne e dell’esperienza del camminare. Chi vuole cambiare, in psicologia, deve fare qualcosa. Nel cammino, muovere il primo passo è fondamentale, perché niente poi sarà più come prima» spiega Andrea Battantier, psicologo, fondatore del MipLab (miplab.it), che da anni sperimenta con alcuni suoi pazienti l’outdoor training, un approccio di terapia di gruppo itinerante. «Il movimento è libertà, è andare avanti, è scoprirsi efficaci. Incontro molte donne piene di potenziale ma in qualche modo ancora “bloccate” da retaggi familiari e sociali, oppure donne in lotta con una depressione latente. A tutte dico di provare a camminare all’aperto, di cominciare con una passeggiata e poi vedere cosa succede. Perché camminare permette di riappropriarsi del proprio corpo e di riarmonizzarlo con la mente. Un pensiero ossessivo, durante un cammino, è meno prepotente. Se si cammina in gruppo, capita che la condivisione di un vissuto con altre donne aiuti a confrontarsi, a ritrovarsi, a diventare le une “allenatrici emotive” delle altre. E che dire di una meta raggiunta? Dopo tanta fatica, dopo tanti passi, dopo aver vinto la paura ed essere arrivate, chi vi può più fermare?».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2019/06/02/donne-in-cammino-turismo-viaggio-esperienza-liberta-e-empowerment/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>Dove gli altri vedono muri, le donne coraggiose costruiscono ponti</title>
		<link>https://womanincharge.it/dove-gli-altri-vedono-muri-le-donne-coraggiose-costruiscono-ponti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2019 07:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Non di muri, ma di ponti sappiamo vivere noi donne. Una relazione importante, una promozione mancata o un passato difficile che non avevamo chiesto di vivere: quando il muro si alza, il nostro coraggio riesce a plasmarlo, fino a trasformarlo in un ponte che orgogliosamente a testa alta attraversiamo. Partire dal basso, scommettere su se stesse e non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Non di muri, ma di ponti sappiamo vivere noi donne.</h2>
<p>Una relazione importante, una promozione mancata o un passato difficile che non avevamo chiesto di vivere: quando il muro si alza, il nostro coraggio riesce a plasmarlo, fino a<strong> trasformarlo in un ponte</strong> che orgogliosamente a testa alta attraversiamo. Partire dal basso, scommettere su se stesse e non arrendersi mai: ecco perché<strong> non è questione di fortuna, ma di coraggio.</strong></p>
<p>Non è questione di fortuna quanto di tenacia e audacia. A volte, semplicemente occorre lanciarsi e mettersi in gioco senza riserve, senza un piano B. Noi la chiamiamo “Dea Bendata”, ma si tratta semplicemente della nostra <strong>forza interiore.</strong></p>
<p>A volte bisogna semplicemente <strong>perdersi per poi ritrovarsi.</strong> E’ proprio da questo smarrimento che troviamo il coraggio di mettere nuovamente insieme i pezzi di una vita distrutta senza più il timore dei <em>“se”</em> e dei <em>“ma”</em>.</p>
<p><strong>Fallisci, impara, ripeti:</strong> non fallire equivale a non imparare, a non crescere. Il fallimento non deve essere considerato un insuccesso ma un’occasione per migliorare, apprendere e costruire un ponte da attraversare.</p>
<p>Dobbiamo per prime riconoscere i nostri pregi, i talenti, la nostra <strong>forza interiore</strong> perché di rado qualcuno lo farà al posto nostro. Il compito da assegnare a noi stesse è quello di trovare la forza di rialzarci ogni volta che cadiamo.</p>
<p>Le donne coraggiose <strong>non ignorano le loro paure</strong>: le ascoltano, le combattono. Questa capacità di riconoscere le paure e affrontarle si chiama “coraggio”, ed è solo grazie a questo che si può spiccare il volo.</p>
<p>Un sogno non va solo pensato, non basta coltivarlo per vederlo trasformato in realtà. Bisogna <strong>sporcarsi le mani</strong>, lavorare duramente e prendersene cura affinché si trasformi nell’albero più bello del giardino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://dilei.it/psicologia/fotonotizia/dove-altri-vedono-muri-donne-coraggiose-costruiscono-ponti/601457/attachment/ho-trasformato-un-muro-in-un-ponte-abbandona-le-paure/" target="_blank" rel="noopener">dilei.it</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Abbasso gli stereotipi: la bellezza femminile è unica.</title>
		<link>https://womanincharge.it/abbasso-gli-stereotipi-la-bellezza-femminile-e-unica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 08:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Una scrittrice racconta quanto è stato diverso crescere tra gli anni 80 e 90, quando c&#8217;erano pochi modelli di riferimento. Lei ha imparato a scrivere da sola la storia del proprio corpo e a connettersi con quella delle altre. Appena tornata a casa da scuola, come ogni giorno ero corsa subito in cucina e mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="content-lede-image standard-lede-image">
<h2>Una scrittrice racconta quanto è stato diverso crescere tra gli anni 80 e 90, quando c&#8217;erano pochi modelli di riferimento. Lei ha imparato a scrivere da sola la storia del proprio corpo e a connettersi con quella delle altre.</h2>
</div>
<div class="article-body-content standard-body-content">
<p class="body-text">Appena tornata a casa da scuola, come ogni giorno ero corsa subito in cucina e mi ero accomodata sul pavimento a gambe incrociate per attaccare le figurine scambiate con le compagne. Era il 1990, avevo dieci anni, e quello de <em>La sirenetta</em>era l’ultimo album che mi sarei concessa prima di decidere definitivamente che per me era arrivato il momento di diventare grande e provare a comportarmi come tale, con risultati altalenanti ancora per un po’. La tv era accesa, era l’ora del tg, e tra i rumori di stoviglie e posate a un certo punto mi è giunta, assieme al profumo della passata di pomodoro, la voce pacata della giornalista &#8211; che fino a quel momento evidentemente non era stata in grado di distogliere la mia attenzione da Ariel, Sebastian e Ursula. Il servizio che stava per iniziare era di costume, un servizio leggero in cui si parlava di una delle top model più famose dell’epoca: <strong>Cindy Crawford</strong>.</p>
<p class="body-text">Sono passati tantissimi anni, sarebbe impossibile per me riportare a memoria le parole pronunciate fuoricampo mentre scorrevano immagini di una splendida venticinquenne che si faceva fotografare sorridente e con il vento tra i capelli, ma ricordo precisamente l’argomento: il neo sopra il suo labbro. <strong>Veniva definito “un difetto”. Un “piccolo difetto”</strong>, si diceva con indulgenza, che forse la rendeva ancora più bella, chissà, e di cui lei non si vergognava: aveva addirittura scelto di non farselo rimuovere e di non nasconderlo con il trucco. Un’eroina. In meno di trenta secondi la me decènne aveva appreso due informazioni che, suo malgrado, le si sarebbero insinuate nella testa: i nei erano difetti (e se i nei erano difetti figurarsi cosa potevano essere le lentiggini, le orecchie grandi, le gambe ossute, gli occhiali spessi, la pancia, una voglia sul viso&#8230;); c’era da stupirsi, tanto da parlarne in tv, del fatto che una donna non si vergognasse dei suoi difetti e avesse deciso di conviverci con serenità.</p>
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<div class="embed-inner crop-original">
<div class="embed-image-wrap aspect-ratio-original"><picture class="zoomable lazyimage lazyloaded"><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=768:*" media="(min-width: 61.25rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=768:*" /><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=980:*" media="(min-width: 48rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=980:*" /><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=640:*" media="(min-width: 30rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=640:*" /><img class="lazyimage lazyloaded" title="portrait of young woman against trees" src="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=480:*" alt="portrait of young woman against trees" data-src="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1063024930.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=480:*" /></picture></div>
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<p class="body-text">A quel tempo era difficile girarsi dall’altra parte, per il semplice motivo che “l’altra parte” non esisteva: c’erano solo la tv e le riviste, la pubblicità e il cinema; e schermi grandi e piccoli e pagine più o meno patinate rimandavano quasi sempre l’immagine di donne che si somigliavano tutte. <strong>La bellezza era una donna occidentale, alta, magra, longilinea, capelli lisci o appena mossi.</strong> Dentro o fuori: o eri bella in quel modo lì o molto banalmente non eri bella.</p>
<p class="body-text">«A volte rimpiangevo di non essere più graziosa: a volte desideravo di avere le guance rosate, il naso diritto, una piccola bocca fresca come una ciliegia; desideravo essere alta, maestosa, con una bella figura; mi sembrava una disgrazia essere così piccola e scialba, e avere lineamenti irregolari e marcati. Perché queste aspirazioni e questi rimpianti? Sarebbe difficile dirlo, non me lo spiegavo nemmeno io, eppure avevo una ragione, e una ragione logica, naturale», scriveva Charlotte Brontë in <em>Jane Eyre</em>. E descriveva perfettamente <strong>quell’urgenza illogica di sentirsi graziose che tutte le ragazze a un certo punto della propria vita sentono pressante</strong>, come se la bellezza fosse essenziale per il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo, e talvolta fosse proprio l’obiettivo.</p>
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<p class="body-text">Noi ragazzine nate e cresciute in quegli anni potevamo con gran forza d’animo decidere che il nostro aspetto non fosse poi così importante mortificando questo naturale desiderio di piacere, e potevamo imbarcarci in una battaglia contro il bisogno di essere apprezzate, potevamo farcela, <strong>arrivando a comprendere che essere belle non era né il lasciapassare per la felicità, né un dovere sociale</strong>. Potevamo farcela e ce l’abbiamo fatta, ognuna con i propri tempi, nonostante in pochi allora ci dicessero che la bellezza poteva essere fatta di altro, poteva avere la forma e l’aspetto del coraggio, dell’intelligenza e della sicurezza, per esempio, come invece avviene adesso, e che eravamo molto altro rispetto a un’immagine statica.</p>
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<p class="body-text">Ma qualcosa ci è mancato, almeno a quelle di noi che non rientravano nello spiraglio piccolissimo del canone estetico di quegli anni. Questo qualcosa era la rappresentazione. Se non eravamo come Cindy Crawford e le sue colleghe, e nemmeno come le ragazze di <em>Non è la Rai</em>, con quei loro sorrisi sempre accoglienti e ben confezionati, la spensieratezza ostentata, se non eravamo belle secondo una rigidissima corrispondenza del nostro aspetto a quello rimandato dai media, cosa eravamo? E dove eravamo? Assenti.</p>
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<div class="embed-image-wrap aspect-ratio-original"><picture class="zoomable lazyimage lazyloaded"><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=768:*" media="(min-width: 61.25rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=768:*" /><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=980:*" media="(min-width: 48rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=980:*" /><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=640:*" media="(min-width: 30rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=640:*" /><img class="lazyimage lazyloaded" title="portrait of dark skin young women at the beach" src="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=480:*" alt="portrait of dark skin young women at the beach" data-src="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1082676106.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=480:*" /></picture></div>
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<div class="image-credit embed-image-credit"><span class="image-photo-credit">Lynzy Billing/Getty Images/</span></div>
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<p class="body-text"><strong>E poche cose fanno sentire sbagliate come non riconoscersi nel mond</strong><strong>o</strong>, e sentirsene una sgrammaticatura. Specchiarci negli altri, vedere in chi abbiamo intorno le nostre caratteristiche, ci permette di accettarci, prima, e con un po’ di impegno, di amarci poi. Amarci infinitamente. Negli ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato e, anche se apparentemente le pressioni sociali che ci chiedono di essere perfette paiono aumentate, è in atto una rivoluzione di cui al momento si sente solo l’eco e di cui col passare degli anni riusciremo a comprendere la portata. Nel 2019, grazie alla globalizzazione, ai social, al fatto che esista la possibilità concreta di frequentare virtualmente uno spazio infinito, abbiamo la possibilità di voltarci dall’altra parte, perché l’altra parte adesso c’è. Esiste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="body-text"><strong>L’altra parte è il mondo, sono milioni e milioni di ragazze e donne che vivono in luoghi in cui i canoni estetici sono diversi</strong>, in cui a volte anche le caratteristiche somatiche sono lontane da quelle che abbiamo imparato a riconoscere nel paese o nella piccola città in cui siamo nate e cresciute. Occhi a mandorla, forme prosperose, fisici androgini, pelli chiarissime e scurissime, capelli lisci e riccissimi, labbra sottili e carnose; e superando il corredo genetico, possiamo conoscere stili e modi di vestire frutto di culture e tradizioni con cui una volta sarebbe stato difficile entrare in contatto. <strong>Detto in poche parole: ora possiamo riconoscerci, possiamo trovarci in luoghi lontani</strong>. E se abbiamo questa enorme possibilità è anche perché la rivoluzione non è solo nel contenuto, ma anche nella modalità. <strong>Internet e i social ci permettono di raccontarci senza filtri, non solo attraverso le nostre parole ma anche attraverso il nostro corpo</strong>. Non siamo più oggetto, ma possiamo &#8211; se lo desideriamo &#8211; farci soggetto. Decidere cosa mostrare, come narrarci. Scegliere a cosa dare peso e a cosa no. <strong>Stabilire cosa del nostro corpo troviamo sensuale, bello, attraente, e diventare le nostre registe, imporre la nostra visione e non adeguarci a quella altrui</strong>.</p>
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<div class="embed-image-wrap aspect-ratio-original"><picture class="zoomable lazyimage lazyloaded"><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=768:*" media="(min-width: 61.25rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=768:*" /><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=980:*" media="(min-width: 48rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=980:*" /><source srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=640:*" media="(min-width: 30rem)" data-srcset="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=640:*" /><img class="lazyimage lazyloaded" title="Portrait of woman in summer vacation" src="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=480:*" alt="Portrait of woman in summer vacation" data-src="https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/gettyimages-1127885293.jpg?crop=1xw:1xh;center,top&amp;resize=480:*" /></picture></div>
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<div class="image-credit embed-image-credit"><span class="image-photo-credit">Ella Uzan/Getty Images/</span></div>
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<p class="body-text"><strong>Possiamo decidere di scrivere da sole la nostra storia</strong>. Autrici di noi stesse. In un mondo che ci ha voluto muse per millenni, creature da osservare e cantare, ora possiamo dire la nostra su quello che siamo e sui panni che vogliamo vestire. E questo significa anche che <strong>possiamo leggere le storie scritte delle altre, e non sentirci sole</strong>. Fare l’appello e vedere migliaia di mani alzate. Siamo presenti. Il nostro corpo smette di essere l’immagine di un errore nell’esatto istante in cui apriamo le porte della gabbia in cui crediamo debba stare costretto e gli offriamo la possibilità di guardarsi attorno. Non c’è più solo una direzione.</p>
<p class="body-text"><em>Le foto in questo articolo fanno parte del progetto #ShowUs di Getty Images, Dove e Girlgaze, una galleria con oltre 5mila scatti (realizzati dalle fotografe dell’agenzia creativa Girlgaze) per infrangere nei media e nella pubblicità «gli stereotipi della bellezza, mostrando donne, e chiunque non si identifichi nei rigidi schemi di genere, esattamente come sono, non come gli altri vorrebbero che fossero». Nel progetto sono state coinvolte 179 donne e ragazze in 39 paesi. Lo scopo: mostrare tutte le declinazioni e la varietà del femminile.</em></p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.marieclaire.com/it/bellezza/viso-corpo/a27241354/come-sentirsi-belle/" target="_blank" rel="noopener">marieclaire.com</a></p>
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		<title>I 10 film più belli sull&#8217;amicizia femminile</title>
		<link>https://womanincharge.it/i-10-film-piu-belli-sullamicizia-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;amicizia femminile è un tema che molti registi hanno scelto di portare al cinema nel corso degli anni, mostrandone il valore e la forza. Ecco la nostra top 10 dei film sull&#8217;amicizia tra donne più belli di sempre, rigorosamente da vedere con le amiche I film più belli sull&#8217;amicizia femminile L&#8217;amicizia femminile è una delle cose più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="abstract">L&#8217;amicizia femminile è un tema che molti registi hanno scelto di portare al cinema nel corso degli anni, mostrandone il valore e la forza. Ecco la nostra top 10 dei film sull&#8217;amicizia tra donne più belli di sempre, rigorosamente da vedere con le amiche</h2>
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<h3>I film più belli sull&#8217;amicizia femminile</h3>
<p>L&#8217;amicizia<strong> femminile</strong> è una delle cose più belle a cui ogni ragazza dovrebbe aspirare. Avere accanto un&#8217;amica fidata, una persona alla quale poter raccontare di tutto e sempre pronta a ridere o a piangere con te, infatti, migliora la vita,contribuisce alla tua serenità e non ti fa mai sentire sola. Non è un caso, infatti, se molti registi, negli anni, hanno scelto di portare l&#8217;amicizia<strong> tra donne</strong> al cinema, per farne capire il valore all&#8217;universo maschile e ricordarne l&#8217;importanza a quello femminile.</p>
<p>Se hai la fortuna di avere delle <strong>amiche</strong> speciali, alle quali non rinunceresti per nulla al mondo e con le quali desideri trascorrere una serata tutta incentrata su di voi, ecco <strong>10 film sull&#8217;amicizia femminile che devi assolutamente vedere:</strong></p>
<h3>Quattro amiche e un paio di jeans</h3>
<p>Film del 2005, <strong>4 amiche e un paio di jeans</strong> è la storia di 4 amiche cresciute insieme che, per la prima volta, devono separarsi nel periodo delle vacanze. Prima di partire, però, durante un pomeriggio di shopping, trovano un paio di jeans che calza perfettamente a tutte e 4, per questo decidono di acquistarlo e di tenerlo una settimana a testa, per poi spedirlo a giro ad una delle amiche. Un film perfetto per amiche inseparabili e, se dovesse piacervi, c&#8217;è anche il sequel <strong>4 amiche e un paio di jeans 2</strong>.</p>
<h3>Sex and the city</h3>
<p>Praticamente un classico sull&#8217;amicizia femminile, <strong><em>Sex and the city</em></strong>è il film perfetto per trascorrere una serata tra amiche. <strong>Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha</strong> sono quattro donne di New York molto diverse l&#8217;una dall&#8217;altra, ma tutte legate da una sincera amicizia che farà vivere loro tantissime avventure nella Grande Mela.</p>
<h3>Thelma e Louise</h3>
<p>Film del 1991, Thelma e Louise è una pellicola che appassiona sempre le amiche. Le protagoniste sono <strong>Susan Sarandon (Louise)</strong> e <strong>Geena Davis (Thelma)</strong>. Due donne insoddisfatte dei loro matrimoni che, forti della loro amicizia, scapperanno insieme per un weekend, ritrovandosi presto in una rocambolesca avventura fatta di delitti, fughe e rapine.</p>
<h3>Tutte contro lui</h3>
<p><strong>Cameron Diaz, Leslie Mann e Kate Upton</strong> sono le protagoniste di <strong><em>Tutte contro lui</em></strong>, film di Nick Cassavetes del 2014. Tre donne che apparentemente non hanno nulla in comune, tranne un uomo: Mark. <strong>Kate (Leslie Mann), Carly (Cameron Diaz) e Amber (Kate Upton) </strong>scopriranno di essere infatti, rispettivamente, la moglie e le due amanti dello stesso uomo. Ma l&#8217;unione fa la forza e così le tre donne si uniranno con un obiettivo comune: rovinare Mark. E verrà fuori la potenza dell&#8217;amicizia femminile.</p>
<h3>Nemiche amiche</h3>
<p><strong>Susan Sarandon e Julia Roberts</strong> sono le protagoniste di <strong><em>Nemiche amiche</em></strong>. La prima interpreta<strong> Jackie</strong>, madre di due bambini ed ex moglie di Luke, la seconda è invece <strong>Isabel</strong>, nuova compagna di Luke. Le due, inizialmente acerrime nemiche, sempre in competizione, diventeranno inaspettatamente grandi amiche.</p>
<h3>Le amiche della sposa</h3>
<p>Una commedia esilarante che ha portato sul grande schermo, nel 2011, l&#8217;<strong>amicizia femminile</strong>, ma anche la <strong>gelosia tra donne</strong>. <em>Le amiche della sposa </em>è un film che parla di una sposa, appunto, della sua damigella d&#8217;onore e delle altre damigelle. E saranno proprio le amiche della sposa a combinarne di tutti i colori.</p>
<h3>Amiche da morire</h3>
<p><strong>Claudia Gerini, Cristiana Capotondi e Sabrina Impacciatore</strong>sono le protagoniste di <strong><em>Amiche da morire</em></strong>, film del 2013, una prostituta, una iettatrice e una sposina. Tre donne molto diverse tra di loro che, però, insieme scoprono qualcosa di sconvolgente: Rocco, il marito di Olivia, è il membro di una banda di rapinatori. La notizia fa perdere il senno alla donna che con un colpo di pistola uccide il marito. Di fronte alla tragedia, le tre donne nascondono il cadavere e iniziano a fingersi grandi amiche per non insospettire la polizia, ma presto scopriranno di essere diventare amiche sul serio.</p>
<h3>Ragazze vincenti</h3>
<p>Se siete amanti dello sport, e dello sport femminile, non potete perdervi il film <strong><em>Ragazze Vincenti</em></strong>. Una pellicola del 1992 che parla di un campionato di baseball tutto al femminile giocato nel 1943 in America, poiché gli uomini erano tutti impegnati in guerra. Un film appassionante che testimonia la forza e il coraggio delle donne.</p>
<h3>Due amiche esplosive</h3>
<p>Ancora <strong>Susan Sarandon</strong>, questa volta affiancata da <strong>Goldie Hawn</strong>, è la protagonista di un film sull&#8217;amicizia femminile. La Hawn, nel film, è Suzette, una groupie di mezza età che ancora non ha messo la testa a posto e che un giorno decide di andare a trovare l&#8217;amica di vecchia data Lavinia che, però, nel frattempo, si è fatta famiglia e figli. Un incontro tra amiche che porterà entrambe indietro nel tempo, perché l&#8217;amicizia tra donne, quella vera, non si spegne mai.</p>
<h3>La vita possibile</h3>
<p>Nuovo lavoro di Ivano De Matteo, il 22 settembre esce al cinema <strong><em>La vita possibile</em></strong>, un film con protagoniste <strong>Valeria Golino e Margherita Buy</strong>, che affronta il tema della violenza sulle donne, parlando del dopo, della ricostruzione e lo fa mettendo al centro un tema importante: quello dell&#8217;<strong>amicizia femminile,</strong> appunto, e della sua grande forza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://girlpower.pianetadonna.it/gossip_show/eventi/film-amicizia-femminile-titoli.php" target="_blank" rel="noopener">girlpower.pianetadonna.it</a></p>
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		<title>Il fischietto rosa del rugby</title>
		<link>https://womanincharge.it/il-fischietto-rosa-del-rugby/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 08:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Maria Beatrice Benvenuti è l’unica arbitra della palla ovale in Italia. «Ma chiamatemi arbitro» precisa. E aggiunge: «Sì, in campo possono capitare placcaggi e battutacce. Ma non mollo» Il sorriso smagliante, la faccia acqua e sapone. Mi mostra le unghie: sono a stelle e strisce. «Parto per i mondiali di rugby. Vado a San Francisco!» [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="quote">Maria Beatrice Benvenuti è l’unica arbitra della palla ovale in Italia. «Ma chiamatemi arbitro» precisa. E aggiunge: «Sì, in campo possono capitare placcaggi e battutacce. Ma non mollo»</h2>
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<p>Il sorriso smagliante, la faccia acqua e sapone. Mi mostra le unghie: sono a stelle e strisce. «Parto per i mondiali di rugby. Vado a San Francisco!» dice entusiasta. Maria Beatrice Benvenuti, 25 anni, è il più giovane arbitro donna – e unica italiana – a livello internazionale e quando la incontro sta per partire per la Coppa del mondo a sette giocatori. Nella World Rugby di arbitri donne ce ne sono poche: «Con cinque di loro siamo unitissime, per me è come una seconda famiglia». Maria Beatrice è la più giovane, però è anche quella con la maggiore anzianità di servizio. «Ho iniziato a 16 anni, per scherzo. Un’estate ho incontrato un arbitro a fine carriera: l’unico che avesse dato un cartellino giallo a mio fratello, che allora giocava a rugby. Gli ho chiesto subito se avrei potuto diventare arbitro, tanto per poter dare anch’io un’ammonizione a mio fratello!». Ride. Da lì, da una battuta, è incominciata una bellissima carriera. A settembre di quello stesso anno partiva a Roma un corso di arbitraggio, e Maria Beatrice non ha perso tempo.</p>
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<h5 class="inciso">NON HO MAI RINUNCIATO ALLA MIA FEMMINILITÀ. IN CAMPO SCENDO SEMPRE CON ORECCHINI E SMALTO, E I MIEI PRIMI SCARPINI ERANO FUCSIA.</h5>
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<p>«All’inizio essere donna mi ha dato delle difficoltà. Ero giovanissima e arbitravo a livello nazionale partite maschili». Bisognava trovare il modo di farsi rispettare. È capitato che qualche giocatore facesse delle battute sarcastiche, ma è in quei momenti che bisogna continuare a dimostrare la propria professionalità. C’è stato solo un episodio che l’ha davvero ferita: nel 2016 un giocatore l’ha deliberatamente placcata. Le è arrivato addosso come un tir in corsa, mandandola all’ospedale. «Forse l’ha fatto perché sono donna… ma io non ho mollato». Poi aggiunge orgogliosa: «Non ho mai rinunciato alla mia femminilità. In campo scendo sempre con orecchini e smalto… I miei primi scarpini erano fucsia!». Eppure vuole essere chiamata&nbsp;<em>arbitro</em>, non&nbsp;<em>arbitra</em>. «In campo non ci devono essere distinzioni, il ruolo è sempre lo stesso». Divertita, ricorda una partita degli esordi. Si giocava ad Anzio su un campo pieno di fango. Dopo l’azione di un giocatore, Maria Beatrice cade e il fischietto finisce nella terra. Subito dopo, all’ultimo minuto della partita, c’è una meta: ma lei non può più fischiare. Allora interviene in suo aiuto uno dei due capitani. «Arbitro, se non si offende io sono pecoraro!». Si porta due dita alla bocca e fischia al posto suo.</p>
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<h5 class="inciso">NOI GIOVANI, SOPRATTUTTO NOI DONNE, TENDIAMO A SOGNARE POCO.</h5>
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<p>Da quelle prime partite Maria Beatrice è arrivata fino alle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro. Sull’aereo, però, non ha mai smesso di studiare: «Dovevo scrivere la mia tesi in scienze motorie». È poi seguito un master internazionale in medicina sportiva sulle interazioni tra gravidanza e attività fisica: «un tema che non ha mai affrontato nessuno». A Maria Beatrice arbitrare piace tantissimo, ma non sa ancora se quello sarà il suo futuro. «Secondo me, bisogna diversificare. Fare tante cose e trovare strade mai battute: ti ingegni e crei qualcosa d’importante, è una chiave vincente. Noi giovani, soprattutto noi donne, tendiamo a sognare poco». E invece Maria Beatrice sa che non bisogna smettere mai di sognare. Che c’è sempre una partita da giocare, o da arbitrare.</p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.donnamoderna.com/atlete/2018/11/07/maria-beatrice-benvenuti-arbitro-rugby/" target="_blank" rel="noopener">donnamoderna.com</a></p>
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		<title>Zuzana Caputova, la prima presidente della Slovacchia: la donna che arginerà il sovranismo?</title>
		<link>https://womanincharge.it/zuzana-caputova-la-prima-presidente-della-slovacchia-la-donna-che-arginera-il-sovranismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 14:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[uarantacinque anni, avvocata di formazione: Zuzana Caputova, eletta sabato 30 marzo presidente della Slovacchia, assumerà l’incarico il prossimo 15 giugno nel palazzo Grassalkovich sostituendo Andrej Kiska.Come in Italia, si tratta di un incarico di garanzia; il capo dello Stato ha poteri limitati ma cruciali. Ma si tratta di un’elezione importate. Buona parte d’Europa guarda con speranza a questa signora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>uarantacinque anni, avvocata di formazione: <strong>Zuzana Caputova</strong>, eletta <strong>sabato 30 marzo presidente della Slovacchia</strong>, assumerà l’incarico il prossimo 15 giugno nel <strong>palazzo Grassalkovich</strong> <strong>sostituendo Andrej Kiska.</strong>Come in Italia, si tratta di un incarico di garanzia; il capo dello Stato ha poteri limitati ma cruciali. Ma si tratta di un’elezione importate. Buona parte d’Europa guarda con speranza a questa signora bionda, amante dello yoga, che non solo è la<strong>prima donna capo di Stato a Bratislava,</strong> ma rappresenta un<strong> baluardo contro il sovranismo;</strong> i partiti d’opposizione in diversi paesi dell’est europeo sperano che sia il segnale che<strong> il vento comincia a spirare contro i movimenti nazionalisti e populisti arrivati al potere negli ultimi anni.<br />
</strong></p>
<div id="attachment_1109233" class="wp-caption aligncenter">
<p><a href="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-978054838.jpg" data-wpel-link="internal" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1109233" src="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-978054838.jpg" sizes="(max-width: 3500px) 100vw, 3500px" srcset="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-978054838.jpg 3500w, https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-978054838-300x200.jpg 300w, https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-978054838-768x512.jpg 768w, https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-978054838-1024x683.jpg 1024w" alt="" width="3500" height="2333" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">L’ex presidente della Slovacchia Andrej Kiska (Getty Images)</p>
</div>
<p>Era in effetti un risultato impensabile fino a pochi mesi fa. Caputova nel 2017 ha fondato un partito che tuttora non ha deputati, Progressive Slovakia, e il 29 marzo 2018, esattamente un anno prima di essere eletta, aveva annunciato che si sarebbe candidata. È arrivata prima al primo turno con oltre il 40% dei voti a fianco del 18,66% del secondo classificato Maros Sefcovic; Marian Kotleba, esponente dell’estrema destra, era rimasto escluso. Al ballottaggio del 30 marzo l’outsider Caputova ha vinto con il 58% dei voti contro il 42% di Sefcovic, indipendente (e vicepresidente della Commissione europea) che aveva raccolto il sostegno del partito di governo SMER-SD. Bassissima l’affluenza alle urne, poco sopra il 40% a segnalare il disincanto degli slovacchi verso la politica.</p>
<p>La subitanea popolarità della neopresidente si fonda su un<strong> programma tutto centrato sulla lotta alla corruzione</strong>, ma anche su uno stile molto diverso da quello aggressivo che di solito avvelena il clima politico slovacco. Caputova anzi ha fatto della moderazione e dei toni calmi che evitano l’insulto la sua cifra. «Forse» ha detto ai suoi fedeli che la acclamavano dopo la vittoria «pensavamo che giustizia ed equità in politica fossero sintomi di debolezza. Oggi vediamo che anzi sono la nostra forza».<br />
<strong>Progressive Slovakia è un partito di matrice social-liberale</strong>; Caputova è <strong>favorevole alle nozze gay e alle adozioni anche per le coppie omosessuali</strong>; soprattutto si dichiara<strong> europeista</strong>, in un paese che fa parte con Ungheria, Repubblica ceca e Polonia del gruppo di Visegrad, ovvero i quattro paesi ‘ribelli’ in seno all’Europa unita (la Slovacchia è l’unico dei quattro ad aver adottato l’euro).<br />
Vale la pena studiare le tappe dell’ascesa di Caputova, avvocata e attivista. A spingerla a candidarsi è stato l’omicidio del giovane giornalista Jan Kuciak ucciso con la fidanzata Martina Kusnirova da un sicario, nel febbraio 2018. Kuciak stava lavorando a un’inchiesta sulla corruzione nelle alte sfere del governo. La sua morte ha portato in piazza decine di migliaia di slovacchi per settimane; la retorica populista governativa contro i migranti e l’Unione europea è diventata agli occhi di molti solo una copertura per la corruzione dilagante. Le proteste hanno portato alle dimissioni del premier Robert Fico leader del partito socialdemocratico SMER, e alla guida del paese dal 2006. Ha preso le redini il suo vice Peter Pellegrini, ma il governo resta espressione di una Grande Coalizione del centrosinistra Smer, della destra SNS di Andrej Danko, e del partito filoungherese Most-Hid.</p>
<div id="attachment_1109225" class="wp-caption aligncenter">
<p><a href="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-1134008973.jpg" data-wpel-link="internal" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1109225" src="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-1134008973.jpg" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" srcset="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-1134008973.jpg 4000w, https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-1134008973-300x199.jpg 300w, https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-1134008973-768x509.jpg 768w, https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2019/04/GettyImages-1134008973-1024x678.jpg 1024w" alt="" width="4000" height="2649" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Zuzana Caputova (Getty Images)</p>
</div>
<p>Con queste presidenziali quindi la maggioranza degli slovacchi ha espresso disgusto per i partiti tradizionali. Caputova ha deciso di candidarsi facendosi paladina di un modo civile di condurre la vita politica e della trasparenza al governo; ha anche annunciato però che se eletta avrebbe rinunciato alla tessera di Progressive Slovakia.<br />
Dietro di sé ha una storia di pulizia (letteralmente) che l’ha fatta <strong>definire la Erin Brockovich slovacca</strong> – la storia vera portata sul grande schermo da Julia Roberts della signora che smaschera l’industria che ha inquinato le falde acquifere di un paesello. È in effetti la stessa storia: Caputova vive a Pezinok, paese non lontano dalla capitale, celebre per il vino e per una discarica che avvelenava la popolazione. Dal 1999 per 14 anni la neopresidente ha combattuto per far condannare i responsabili. Dichiara “non ce l’avrei fatta se non fossi un’ottimista”. Ha vinto premi ambientalisti internazionali, e la lezione le è servita anche come apprendistato politico. “Combattiamo il male insieme” è stato il suo slogan di campagna.<br />
Un tipo sospetto in un bar le chiede “allora, affare fatto?” Lei, guardata con trepidazione da diversi cittadini, risponde “no” con fermezza. “Non ha paura?” chiede l’uomo minaccioso. “Non sono sola”, replica lei, e l’intero bar si alza e si schiera con lei. Lo spot è diretto, efficace. E l’uomo minaccioso è stato scelto per la sua somiglianza con Marian Kocner, uomo d’affari incriminato per l’omicidio Kuciak (e anche collegato obliquamente allo scandalo della discarica di Pezinok).</p>
<p>In campagna elettorale i suoi avversari più virulenti hanno battuto sui soliti temi (la sicurezza, i migranti pericolosi, gli omosessuali come minaccia alla famiglia tradizionale, il complottismo con sfumature antisemite, retorica ben nota attraverso tutta Europa e anche a Washington). Sono rimasti esclusi dal ballottaggio, ma l’autoproclamato fascista Marian Kotleba e il giudice della Corte suprema dichiaratamente anti Nato, Stefan Harabin, insieme hanno preso oltre il 25% dei voti al primo turno. Il paese resta spaccato. Intanto lo sconfitto Sefcovic ha commentato “Le mando un mazzo di fiori; mi pare che la prima presidente slovacca donna se lo meriti”. Galanteria, paternalismo? Zuzana Caputova, che ha due figlie adolescenti dall’ex marito e un nuovo compagno pittore e fotografo, forse degli omaggi floreali farebbe a meno.</p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2019/04/01/zuzana-caputova-la-prima-presidente-della-slovacchia-la-donna-che-arginera-il-sovranismo/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>Da dove nasce il &#8220;Pesce d&#8217;Aprile&#8221;?</title>
		<link>https://womanincharge.it/da-dove-nasce-il-pesce-daprile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 07:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Il pesce d&#8217;aprile è conosciuto in tutto il mondo. Le sue origini non sono certe. Decisioni di Corte, tradizione popolare o zodiaco? Alle scuole medie avete raggiunto il punto più alto del vostro spirito goliardico affiggendo un foglio con il disegno di un pesce sul parabrezza dell’auto dell’insegnate di religione? Era sicuramente il primo Aprile e non vi siete [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title">Il pesce d&#8217;aprile è conosciuto in tutto il mondo. Le sue origini non sono certe. Decisioni di Corte, tradizione popolare o zodiaco?</h2>
<p>Alle scuole medie avete raggiunto il punto più alto del vostro spirito goliardico affiggendo un foglio con il <strong>disegno di un pesce</strong> sul parabrezza dell’auto dell’insegnate di religione? Era sicuramente il <strong>primo Aprile</strong> e non vi siete chiesti come mai fosse usanza far passare per ‘allocche’ le persone con lo scherzo del ‘<strong>pesce d’aprile</strong>‘.</p>
<p>La tradizione, con <strong>toni post-carnevaleschi</strong>, viene seguita in moltissime parti del mondo: in Europa chiaramente, ma anche in Brasile, Stati Uniti e Giappone. Le radici del pesce d’aprile non sono precise: alcuni dicono si debba ad un <strong>passaggio al calendario gregoriano</strong> voluto da Carlo IX di Francia; altri si rifanno alla<strong> tradizione popolare o allo zodiaco</strong>. La verità non è chiara e forse nemmeno è importante, rimane curioso però conoscere le diverse versioni.</p>
<h2>Decisioni dall’alto e tradizioni dal basso</h2>
<p>La prima versione sulle origini del <strong>pesce d’aprile</strong> si rifà alle decisioni della Corte di Carlo IX di Francia. A quanto pare, nel 1564, il Sovrano d’Oltralpe sposato a Caterina de’ Medici decise di introdurre il <strong>calendario gregoriano</strong> che indicava il primo di Aprile come primo giorno dell’anno. Per un periodo di tempo consistente, i giorni che andavano dal 25 Marzo al 1 Aprile furono utilizzati per festeggiare con scherzi.</p>
<p>Un’altra spiegazione vorrebbe, invece, che sia la <strong>tradizione popolare</strong> ad aver indicato questa data come la giornata dello “scherno ittico”. Si pensa che il <strong>primo aprile</strong> fosse il <strong>primo giorno ufficiale della pesca</strong> e per questo venivano indette celebrazioni e feste. Tuttavia, tornando spesso a mani vuote per via della stagione, i pescatori finivano per essere oggetto dell’ilarità dei compaesani.</p>
<h2>Lo zodiaco</h2>
<p>Gli amanti dell’<strong>oroscopo</strong> possono invece accettare una spiegazione che rientra più nelle loro corde. A quanto pare, il Sole esce in quel giorno dalla <strong>costellazione dei Pesci</strong>. Per qualche ragione, quest’evento dovrebbe essere festeggiato in modo insolito.</p>
<p>In diverse parti del mondo la goliardia ha connotazioni particolari. <strong>In Francia</strong>sarebbe la giornata di <strong>passaggio verso la costellazione dell’Ariete</strong> e il Sole viene usato come simbolo. <strong>Inglesi e americani</strong> chiamano il primo aprile ‘<strong>the food day</strong>‘, il giorno dello sciocco. Gli <strong>scozzesi</strong>, ben più sanguigni, irruenti e senza freni, lo definiscono il <strong>giorno delle natiche</strong>. Il tipico scherzo è quello di apporre un cartello con la scritta <strong>‘kick me</strong>‘ (calciami) sul sedere delle persone. C’è da scommettere che solo in pochi si tirano indietro dai loro obblighi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.supereva.it/perche-l1-aprile-si-dice-pesce-daprile-35946" target="_blank" rel="noopener">supereva.it</a></p>
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		<title>Donne in carriera: non solo tacchi e tailleur</title>
		<link>https://womanincharge.it/donne-in-carriera-non-solo-tacchi-e-tailleur/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando pensiamo alla donna in carriera, la prima immagine che forse le associamo è quella di una manager che indossa rigorosamente tacchi e abiti professionali. Ma qual è il valore aggiunto che una donna apporta a un’organizzazione? Un tempo imprigionata in cucina, alle prese con il bucato, in fila alla cassa del supermercato, oggi la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Quando pensiamo alla donna in carriera, la prima immagine che forse le associamo è quella di una manager che indossa rigorosamente tacchi e abiti professionali. Ma qual è il valore aggiunto che una donna apporta a un’organizzazione?</h3>
<p>Un tempo imprigionata in cucina, alle prese con il bucato, in fila alla cassa del supermercato, oggi la donna non è più solo questo. È diventata parte integrante della realtà lavorativa.</p>
<p>Il ruolo lavorativo della donna, anche per via della crisi economica, che ha posto la necessità di incrementare le entrate mensili della famiglia, ha acquisito un’importanza fondamentale.</p>
<p>I dati Almalaurea ci dicono che le donne si laureano in tempi più brevi, con voti più alti, e che continuano a studiare dopo la laurea con master e specializzazioni (57-71 %), mostrando, quindi, altissime potenzialità che potrebbero essere ben sfruttate sul posto di lavoro.</p>
<p>Ma la storia di<b> costruzione di carriera </b>da parte delle donne ha visto diverse fasi evolutive: da una prima fase di sostanziale invisibilità del genere nelle dinamiche organizzative, si è passati a una di riconoscimento della disparità di trattamento nei confronti delle donne, fino all’ultima fase, con il post-modernismo, di superamento della dicotomia uomo-donna.</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1063 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/03/Schermata-2019-03-25-alle-14.25.50-300x155.png" alt="" width="517" height="267" />In studi recenti emerge come le donne stiano iniziando ad associare il proprio genere al ruolo di <b>leadership</b> e a riconoscersi come leader. Si presta sempre più spesso attenzione al <b>potenziale femminile </b>nelle decisioni relative alle progressioni di carriera.</p>
<p>Ma qual è il valore aggiunto che i manager di sesso femminile apportano nel loro contesto organizzativo?</p>
<p>Rosener (1990), studiando queste dinamiche, attribuisce alle donne peculiari abilità nell’esercizio della leadership. Le donne, diversamente dagli uomini, che hanno la tendenza a comandare e controllare, tendono a promuovere interazioni positive con i collaboratori, attraverso incoraggiamento e partecipazione.</p>
<p>Esse si caratterizzano per una leadership<b> interattiva</b>, perché si impegnano attivamente per sviluppare e mantenere positive le relazioni con i collaboratori.</p>
<p>Quindi, quando si dice “essere una <b>donna in carriera</b>”, quali assunti si nascondono dietro questa espressione?</p>
<p>Secondo Rosener, le caratteristiche peculiari delle donne a lavoro sono:</p>
<ul>
<li><b>Incoraggiare la partecipazione</b>: cercano di rendere le persone partecipi e parte attiva dell’organizzazione, si sforzano di creare un’identità di gruppo;</li>
<li><b>Condividere il potere e l’informazione</b>: creano lealtà e fedeltà all’organizzazione e aumentano la comunicazione interna al gruppo di lavoro;<img loading="lazy" class=" wp-image-1064 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/03/Schermata-2019-03-25-alle-14.25.43-300x156.png" alt="" width="479" height="249" /></li>
</ul>
<ul>
<li><b>Favorire l’autovalorizzazione negli altri</b>: permettono che gli altri riconoscano e diventino consapevoli delle loro capacità e prestazioni;</li>
<li><b>Dare energia agli altri:</b> trasmettono e condividono più degli uomini il proprio entusiasmo per il lavoro, e cercano di coinvolgere i propri collaboratori e di trasmettere la propria energia.</li>
</ul>
<p>La psicologia delle organizzazioni offre differenti spunti rispetto al ruolo di leader svolto dalle donne. La letteratura dimostra che non ci sono solo caratteristiche positive, e che non c’è una superiorità delle donne rispetto agli uomini, né viceversa.</p>
<p>Ma, in un momento storico in cui il ruolo della donna fa ancora fatica a emergere come manager e leader, la teoria di Rosener mette in luce un’altra dimensione del ruolo femminile.</p>
<p>Sarà il caso, quindi, di dire “Chi dice donna, dice potenzialità!”?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="http://www.psychondesk.it/donne-carriera-non-solo-tacchi-tailleur/" target="_blank" rel="noopener">psychondesk.i</a>t</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Running: dalla teoria alla pratica, i buoni consigli di Sara Galimberti</title>
		<link>https://womanincharge.it/running-dalla-teoria-alla-pratica-i-buoni-consigli-di-sara-galimberti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 13:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Con la primavera, arrivano anche i buoni propositi. Se in vetta alla vostra lista spiccano la voglia di alleggerirvi e di tornare in forma, di uscire all&#8217;aria all&#8217;aperta, approfittando dell&#8217;energia che la nuova stagione porta con sé, non resta che passare all&#8217;azione! Abbiamo incontrato Sara Galimberti, runner professionista e, con Paolo Bellomo, capitano degli adidas runners, prima della sessione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Con la primavera, arrivano anche i <strong>buoni propositi</strong>. Se in vetta alla vostra lista spiccano la voglia di alleggerirvi e di tornare in forma, di uscire all&#8217;aria all&#8217;aperta, approfittando dell&#8217;energia che la nuova stagione porta con sé, non resta che passare all&#8217;azione!</p>
<p style="text-align: left;">Abbiamo incontrato <strong>Sara Galimberti</strong>, runner professionista e, con Paolo Bellomo, <strong>capitano degli adidas runners</strong>, prima della sessione di allenamento della <em>community</em> di runner più numerosa d&#8217;Italia.</p>
<div id="adv-video-article"></div>
<p style="text-align: left;">Sara, in total outfit sportivo, <strong>indossa le nuove adidas Ultraboost 19 </strong>&#8211; «le scarpe perfette per l&#8217;allenamento di stasera che in più danno al mio look quel tocco di stile al quale non rinuncio mai anche quando corro». Da buon capitano, è convinta di una cosa: «tutti possono iniziare a correre, e chi già corre può migliorare le sue performance. Allenarsi con impegno, seguire i giusti consigli, darsi un obiettivo da raggiungere alla fine premia sempre».</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Scoprite i suoi suggerimenti</strong>, scegliendo quelli che vi possono aiutare a <strong>realizzare i buoni propositi primavera</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Ma ora, «tempo scaduto» ci ha detto Sara, «è il momento di correre!».</p>
<div class="margin-bottom-40">
<div class="grazia-4-3 text-center">
<div class="article-photo"><img class="img-responsive artimg-auto grazia-stretch grazia-loaded lazy-loaded" src="https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-5.png" alt="Sara Galimberti capitano adidas runners Ultraboost 19 running corsa Milano 5" data-srcset="https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-5-500x375.png 479w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-5.png 767w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-5-500x375.png 959w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-5-500x375.png 1279w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-5.png " /></div>
</div>
</div>
<div id="adv-gpt-masthead-leaderboard-mobile-container1" class="mediamond-tag mediamond-tag-masthead-m "></div>
<h2 style="text-align: left;"><strong>Tutti possono iniziare a correre…</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«Ognuno al proprio passo, per il tempo e la distanza che può sostenere: tutti possono cominciare correre. La corsa è un gesto naturale, appartiene all&#8217;essere umano. Solo perché crescendo si perde l&#8217;abitudine a farlo, diventa faticoso recuperarlo».</p>
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<div class="grazia-4-3 text-center">
<div class="article-photo"><img class="img-responsive artimg-auto grazia-stretch grazia-loaded lazy-loaded" src="https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-2.png" alt="Sara Galimberti capitano adidas runners Ultraboost 19 running corsa Milano 2" data-srcset="https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-2-500x375.png 479w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-2.png 767w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-2-500x375.png 959w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-2-500x375.png 1279w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-2.png " /></div>
</div>
</div>
<h2 style="text-align: left;"><strong>…basta un paio di scarpe da running</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«Sì, a patto che siano delle buone scarpe da corsa! La scelta dipende da molti aspetti: il peso del runner, il tipo di lavoro (lento o veloce, breve o lungo), il tracciato (strada o sterrato). Tecnicamente, la nuova adidas Ultraboost 19 mette d&#8217;accordo un po&#8217; tutti i runner: i <em>beginners</em>possono contare su una <strong>scarpa morbida e ben ammortizzata, protettiva e stabile</strong> al tempo stesso; i runner più esperti e veloci ne sfrutteranno la reattività e il <strong>ritorno di energia che restituisce a ogni passo</strong>. Personalmente indosso le Ultraboost 19 negli allenamenti con gli adidas runners, sia quelli dedicati alla corsa sia quelli di tecnica e allenamento funzionale».</p>
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<div class="grazia-4-3 text-center">
<div class="article-photo"><img class="img-responsive artimg-auto grazia-stretch grazia-loaded lazy-loaded" src="https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-7.png" alt="Sara Galimberti capitano adidas runners Ultraboost 19 running corsa Milano 7" data-srcset="https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-7-500x375.png 479w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-7.png 767w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-7-500x375.png 959w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-7-500x375.png 1279w, https://www.grazia.it/content/uploads/2019/03/Sara-Galimberti-capitano-adidas-runners-Ultraboost-19-running-corsa-Milano-7.png " /></div>
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</div>
<div id="adv-gpt-box-mobile-container2" class="mediamond-tag mediamond-tag-box-m "></div>
<h2 style="text-align: left;"><strong>In più la nuova Ultraboost 19 è…</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«…stilossisima e <strong>aggiunge un tocco lifestyle al mio outfit</strong> di tutti i giorni! Ha una silhouette femminile, dettagli sobri ma decisi. Io impazzisco per le scarpe bianche, motivo per cui <strong>le indosso anche quando non mi alleno</strong>. Il design minimal e le varianti colore della collezione completa, ne fanno una scarpa faschion, che <strong>si abbina perfettamente a un paio di leggings o di jeans</strong>».</p>
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<h2 style="text-align: left;"><strong>La forza è nel gruppo</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«Con Paolo Bellomo, l&#8217;altro capitano degli adidas runners, gestiamo le sessioni di training allenandoci con i nostri runner, dando loro consigli tecnici e supporto motivazionale. <strong>Cerchiamo di essere degli esempi da seguire</strong>. La <em>community</em> è aperta a tutti, chiunque può unirsi in qualunque momento dell&#8217;anno. Molti runner ci seguono da quando la <em>community</em> è nata. Molti nuovi si aggiungono. Siamo un gruppo affiatato, unito dalla <strong>passione condivisa per la corsa</strong>».</p>
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<h2 style="text-align: left;"><strong>Fissare un obiettivo e allenarsi per raggiungerlo</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«In vista della prova costume, e per tutte le persone che cercano un motivo per alzarsi dal divano e provare a <strong>venire a correre con noi</strong>, gli adidas runners lanciano una sfida: <strong>iscriversi, allenarsi e partecipare insieme a noi alla prossima Polimirun 2019</strong>. Tutti invitati: sia chi comincia da zero, sia i runner già navigati».</p>
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<h2 style="text-align: left;"><strong>Polimirun 2019: la corsa più <em>cool</em> dell&#8217;anno</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«Da ora fino alla Poliminrun, in programma il 19 maggio, abbiamo il tempo necessario e sufficiente per portare chiunque voglia mettersi in gioco a prepararsi e correre con noi la 10 chilometri più cool dell&#8217;anno. Una gara diversa da tutte le altre, rivolta agli studenti, ai loro insegnanti, a genitori, amici e parenti. A tutti! Il format della Polimi prevede una corsa, che sarà parte di una giornata di festa, musica e divertimento».</p>
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<h2 style="text-align: left;"><strong>Ecco come allenarsi e partecipare alla Polimirun:</strong></h2>
<p style="text-align: left;">«Gli allenamenti targati adidas runner in vista della Polimirun sono ufficialmente cominciati. Ci incontriamo due volte a settimana. Tutti possono partecipare alle sessioni di corsa e tecnica di corsa: principianti, runner esperti e anche chi non ha mai corso in vita sua. <strong>L&#8217;obiettivo è allenarsi insieme per stare meglio e divertirsi. E correre!</strong>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.grazia.it/stile-di-vita/tendenze-lifestyle/consigli-corsa-allenamento-sara-galimberti-adidas-runners" target="_blank" rel="noopener">grazia.it</a></p>
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		<title>Poesia: &#8220;Donna&#8221; (Madre Teresa di Calcutta)</title>
		<link>https://womanincharge.it/poesia-donna-madre-teresa-di-calcutta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 12:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,<br />
i capelli diventano bianchi,<br />
i giorni si trasformano in anni.<br />
Però ciò che è importante non cambia;<br />
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.<br />
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.<br />
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.<br />
Dietro ogni successo c’è  un’altra delusione.<br />
Fino a quando sei viva, sentiti viva.<br />
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.<br />
Non vivere di foto ingiallite<br />
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.<br />
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.<br />
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.<br />
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.<br />
Quando non potrai camminare veloce, cammina.<br />
Quando non potrai camminare, usa il bastone.<br />
Però non trattenerti mai!!!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché è così difficile accettarci come siamo?</title>
		<link>https://womanincharge.it/perche-e-cosi-difficile-accettarci-come-siamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 12:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora oggi noi donne non riusciamo ad accettarci come siamo. Sappiamo bene che gli standard sono una costruzione arbitraria eppure ne siamo tutte prigioniere. Dall’America arriva sulla piazza di Milano &#8211; primo appuntamento europeo &#8211; il movimento Body Positive: ragazze di tutte le taglie capitanate dalla influencer Laura Brioschi che coraggiosamente sfilano in piazza Duomo in lingerie. Davanti a tutte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora oggi <strong>noi donne non riusciamo ad accettarci</strong> come siamo. Sappiamo bene che gli standard sono una costruzione arbitraria eppure ne siamo tutte prigioniere. Dall’America arriva sulla piazza di Milano &#8211; primo appuntamento europeo &#8211; il movimento <em>Body Positive</em>: ragazze di tutte le taglie capitanate dalla influencer <strong>Laura Brioschi</strong> che coraggiosamente sfilano in piazza Duomo in lingerie. Davanti a tutte Benedetta de Luca, giovane avvocato con una malattia rara che l’ha resa <strong>disabile</strong>. Il messaggio è coraggioso: «Soffrire per il proprio aspetto è sbagliato, andate bene così come siete». E Benedetta e le altre sono sì coraggiose: mettersi in piazza, al sole, in slip e reggiseno, ognuna con la sua “diversità” (dai chili in più alla cellulite alla carrozzina) è uno schiaffo ai canoni estetici dominanti, e una mano tesa a chi l’autostima non sa neanche cosa sia: “<strong>L’autostima è un po’ come un muscolo</strong>, basta allenarla giorno dopo giorno, e se ci sono riuscita io, potete riuscirci anche voi!» scrive Benedetta nel suo profilo Instagram su cui macina like e follower esaltando &#8211; giustamente &#8211; i suoi punti di forza.</p>
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<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1040 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/03/Schermata-2019-03-11-alle-13.51.17-300x213.png" alt="" width="377" height="268" /></p>
<p>Un bell’esempio per quanti faticano ad accettarsi. Il movimento e la filosofia del <em>Body Positive</em> sono nati infatti con lo scopo di <strong>insegnare alle persone ad accettarsi</strong>. Solo che il tutto ha finito per rivolgersi esclusivamente alle <strong>donne</strong>, le più rappresentate secondo canoni per la maggioranza irraggiungibili, e quindi le più portate a essere insoddisfatte del proprio corpo. Una ricerca condotta nel 2016 della <em>American Psychological Association</em>, comparando 250 studi effettuati tra il 1981 e il 2012, conferma come le donne siano molto più scontente del proprio corpo rispetto agli uomini, e come questo tipo di sentimento porti spesso allo sviluppo di disordini alimentari e perfino alla depressione.</p>
<p>Il fatto è che, ancora una volta, <strong>si riduce tutto al corpo e all’aspetto fisico</strong>, quindi a una questione di bellezza. Non importa che tu sia magra, grassa, che abbia i fianchi larghi o stretti, le smagliature o il seno piccolo, la pancetta o il nasone: vai bene così come sei. Peccato che la moda, nonostante i proclami, non abbia mai fatto abbastanza: chi ha smesso di usare Photoshop sulle proprie modelle, ha comunque continuato a selezionarle secondo gli ormai tradizionali canoni di bellezza. A un certo punto, poi, si è passati a utilizzare esempi di <strong>bellezza imperfetta</strong>, che si distinguono per un dettaglio disturbante, fuori posto. Ma questo non tanto per diffondere il messaggio del <em>Body Positive</em>, quanto perché ormai bisogna emergere. Ed ecco che le sopracciglia alla Frida Khalo di <strong>Sophia Hadjipanteli</strong> o la pelle con la vitiligine di <strong>Winnie Harlow</strong>, più che un invito all’identificazione, diventano una galleria di fenomeni da ammirare come in un safari. <strong>Non vengono sdoganati i difetti, ma spettacolarizzati</strong>.</p>
<p>La vera via per prevenire <strong>discriminazione, bullismo e infelicità per il proprio aspetto</strong>è un’educazione che parta dall’infanzia e insegni che <strong>le diversità sono normali</strong>. E soprattutto <strong>non sono relegate alla sfera estetica</strong>, anche se oggi ci nutriamo di immagini, ci esprimiamo per immagini, ragioniamo per immagini. Forse, oltre ad aspirare a essere più belle &#8211; cosa che abbiamo tutte il diritto di desiderare &#8211; dovremmo aspirare anche a migliorare la nostra cultura, il nostro carattere. Insieme all’obiettivo di perdere qualche chilo, proviamo a desiderare di concederci più tempo per visitare qualche mostra, magari riuscire a essere più generose o imparare a prenderci meno sul serio. Se cominciamo a pensare che siamo imperfette anche dal punto di vista del carattere, forse<strong> accetteremo meglio anche le altre imperfezioni</strong>. E, viceversa, lavoreremo meglio sui nostri &#8220;difetti&#8221; estetici, perché faranno parte di un “pacchetto” unico: noi stesse.</p>
<div id="adv-video-article">Fonte articolo: <a href="https://www.donnamoderna.com/news/societa/body-positive-come-accettarsi" target="_blank" rel="noopener">donnamoderna.com</a></div>
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<div class="dm-martina-pic"><picture><source srcset="https://www.donnamoderna.com/wp-content/uploads/2018/09/Chiara-Bordi-sfilata-palco-480x360.jpg" media="(min-width: 480px)" data-srcset="https://www.donnamoderna.com/wp-content/uploads/2018/09/Chiara-Bordi-sfilata-palco-480x360.jpg" /><source srcset="https://www.donnamoderna.com/wp-content/uploads/2018/09/Chiara-Bordi-sfilata-palco-480x360.jpg" data-srcset="https://www.donnamoderna.com/wp-content/uploads/2018/09/Chiara-Bordi-sfilata-palco-480x360.jpg" /></picture></div>
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		<title>NOI, CHE SFRECCIAMO SULL’ACQUA</title>
		<link>https://womanincharge.it/noi-che-sfrecciamo-sullacqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2019 11:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono buone possibilità che il canottaggio sia, tra gli sport, il più antico del mondo. Perché l’idea degli umani di forare il legno e tenere buone le onde con i remi arriva da lontano. Dalla necessità di passare oltre l’acqua. Attraversare distanze da soli o in gruppo, prima di essere una disciplina olimpica, era [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="container padding20">
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<h2 class="quote">Ci sono buone possibilità che il canottaggio sia, tra gli sport, il più antico del mondo. Perché l’idea degli umani di forare il legno e tenere buone le onde con i remi arriva da lontano. Dalla necessità di passare oltre l’acqua.</h2>
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<p class="p1"><span class="s1">Attraversare distanze da soli o in gruppo, prima di essere una disciplina olimpica, era una necessità. Un’idea venuta a ogni angolo del pianeta: esquimesi, lapponi, indios. Oriente e Africa. Gli egizi sul Nilo. Era un modo paziente di affrontare il mare. Solo oggi se pronunci quella parola pensi a una gara che si decide ai centesimi di secondo. E a persone come <strong>Clara</strong>, <strong>Sara</strong> e <strong>Alessandra</strong>.</span></p>
<p class="p1">Un lunedì mattina freddissimo, sul lago di Varese, ci sono 3 ragazze apparentemente normali.<span class="s1"> Se non fosse per il colore della tuta che hanno addosso e la scritta che dice “Italia”. Sara e Alessandra, imbarcazione di 6,50 metri di lunghezza e 20 chili di peso minimo. E poi <strong>Clara</strong>, che sull’acqua balla da sola: barca singola da 5,20 metri di lunghezza e 16 chili di peso minimo. Una lunga cannuccia di fibra di carbonio che deve tagliare l’acqua e andare più veloce delle altre. Sinossi minima moltiplicata per tutte e 3: remi, lago, silenzio, Olimpiadi. Caldo piatto d’estate e troppo freddo d’inverno, 13 allenamenti alla settimana. È uno di quegli sport che non risparmiano niente agli atleti, il canottaggio: forze, pensieri, equilibrio. </span><span class="s2">Niente di gradevolmente meccanico, neanche per un minuto. Serve uno stile. Senso del tempo, intuito, spalle, ginocchia.</span><span class="s1"> Vincere o perdere non è tanto questione di intuizioni, ma di metodo. C’entrano l’inclinazione dei polsi sui remi, l’ordine che le ragazze riescono a farsi nella testa e i millesimi di secondo. Si vince per una somma di esecuzioni perfette.</span></p>
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<div class="container col-xs-12 col-centered dt-image"><img class="img-responsive dt-loaded lazy-hidden" src="https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/02_Canottiiere-Varese-HUZ_7200-1920x1280.jpg" alt="02_Canottiiere-Varese-HUZ_7200" data-srcset="https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/02_Canottiiere-Varese-HUZ_7200-1920x1280.jpg 479w, https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/02_Canottiiere-Varese-HUZ_7200-1920x1280.jpg 767w, https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/02_Canottiiere-Varese-HUZ_7200-1920x1280.jpg 959w, https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/02_Canottiiere-Varese-HUZ_7200-1920x1280.jpg " /></div>
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<h5 class="inciso">È UNO DI QUEGLI SPORT CHE NON RISPARMIANO NIENTE AGLI ATLETI, IL CANOTTAGGIO: FORZE, PENSIERI, EQUILIBRIO. NIENTE DI GRADEVOLMENTE MECCANICO, NEANCHE PER UN MINUTO. SERVE UNO STILE. SENSO DEL TEMPO, INTUITO, SPALLE, GINOCCHIA.</h5>
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<p class="p1"><b>Clara Guerra </b>ha 20 anni. Viso di un’altra epoca, sembra scorniciata da un quadro fiammingo.<span class="s1"> Le chiedo di dirmi cosa vorrebbe che io mettessi nella sua biografia, se dovesse averne una e fossi io a scriverla. Mi serve, le dico, qualcosa che ti definisca. Ci pensa e mi risponde velocemente: «Da piccola…». Fa una pausa. «Anche da piccola mi piaceva stare sola». Sola. Sa che più di una nota del carattere è una caratteristica decisiva del curriculum da canottiera, nel suo caso. E il suo caso è l’imbarcazione singola. </span><span class="s2">Clara ha iniziato con questa disciplina a 10 anni. «Mi accompagnava mio padre ad allenarmi». Le chiedo com’è cominciata. «Come un sogno. Dopo il primo Mondiale ho smesso col sogno e ho capito che potevo guardare più in alto».</span></p>
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<p><span class="s1">La 30enne <strong>Sara Bertolasi</strong>, invece, è partita con un vantaggio: le idee chiare. A 15 anni decide che andrà alle Olimpiadi: non sa con che sport, ma quello è un dettaglio. Dopo aver provato con il ciclismo («Per il nonno: guardava il Giro d’Italia in tv, ma pedalare non era per me»), ha scelto l’acqua e centrato l’obiettivo. Eliminata ai ripescaggi a Londra 2012, semifinalista a Rio 2016. In coppia con <strong>Alessandra Patelli</strong> che di anni ne ha 27 e del canottaggio si è innamorata in vacanza, a 18, per imitazione. Una sua amica praticava questo sport, e lei si è detta: perché no? Alessandra si è laureata in Medicina e quando le chiedo come abbia fatto a reggere il peso simultaneo dell’esame di Anatomia e degli allenamenti, sorride come se fosse la domanda più banale del mondo. Insisto a trattarla come un’impresa eccezionale, ma lei rimanda al mittente la mia ammirazione e risponde con qualcosa che somiglia più all’intelligenza geniale che all’umiltà, </span><span class="s3">perché mi dice: «Si tratta di determinazione, nient’altro». A sentirla si potrebbe pensare che è tutto facile e la forza di volontà cresca sugli alberi. <i>Nihil difficile volenti</i>. Niente è difficile, per chi lo vuole.</span></p>
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<h5 class="titolo-paragrafo"></h5>
<p class="p1">Le barche spesso hanno un nome, mi raccontano. Quella di Sara, il singolo per gli allenamenti, si chiama Robin.<span class="s1">«Viene dalla canzone di Cesare Cremonini. Nessuno vuole essere Robin, perché a nessuno in teoria piace il secondo posto. Ecco, l’ho chiamata così a scanso di responsabilità». </span><span class="s2">Un distillato filosofico dell’impresa sportiva: Sara riesce a ridere anche sulla paura di perdere.</span><span class="s1"> Chiedo a Clara il nome della sua barca (quella da cui non si separa, una volta l’ha anche fatta impacchettare e spedire in America). Si chiama Ariel. Forse come la Sirenetta, la principessa Disney, azzardo. Provo a chiederglielo. «In realtà l’ho chiamata così perché in qualche lingua che non ricordo vuol dire potenza». Potenza. La risposta che dice quanto poco c’entrino i sogni con i risultati, e quanto invece sia questione di forze. Insomma di quanta fatica sei disposta a metterci, in quei sogni.</span></p>
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<div class="dt-image-full padding20"><img class="img-responsive dt-loaded lazy-hidden" src="https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/05_Canottiiere-Varese-HUZ_7444-1920x1280.jpg" alt="05_Canottiiere-Varese-HUZ_7444" data-srcset="https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/05_Canottiiere-Varese-HUZ_7444-1920x1280.jpg 479w, https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/05_Canottiiere-Varese-HUZ_7444-1920x1280.jpg 767w, https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/05_Canottiiere-Varese-HUZ_7444-1920x1280.jpg 959w, https://www.donnamoderna.com/atlete/wp-content/uploads/sites/4/2018/12/05_Canottiiere-Varese-HUZ_7444-1920x1280.jpg " /></div>
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<h5 class="inciso">CHIEDO A CLARA IL NOME DELLA SUA BARCA. SI CHIAMA ARIEL. FORSE COME LA SIRENETTA, LA PRINCIPESSA DISNEY, AZZARDO. PROVO A CHIEDERGLIELO. «IN REALTÀ L’HO CHIAMATA COSÌ PERCHÉ IN QUALCHE LINGUA CHE NON RICORDO VUOL DIRE POTENZA»</h5>
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<h5 class="titolo-paragrafo"></h5>
<p class="p1">Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. <span class="s1">Lo scrive André Agassi in <i>Open</i>, la sua autobiografia. Il curriculum di Clara, Sara e Alessandra è ricco di vittorie nonostante la giovane età, quindi mi viene naturale domandare loro: </span><span class="s2">se perdere è qualcosa di più forte di una vittoria, perché non si smette? La risposta è la stessa per tutte e 3: «Perché è quello che so fare. È la mia vita».</span><span class="s1"> Ho un’ultima curiosità. La testa si riempie o si svuota, lì, nell’acqua, durante la gara? In 2 mi rispondono: «Si riempie di pensieri». C’è una voce che ti dice: basta, troppa fatica, lascia perdere. E l’altra voce, più forte, che insiste: No, non puoi. Andiamo. A loro serve per vincere, per arrivare in fondo, ma a me pare prima di tutto un modo di vivere. E la lezione delle canottiere vale per tutte: no, non possiamo fermarci, andiamo.</span></p>
<p class="p1"><strong><em>Raccogliere gli istanti più belli e memorabili in allenamento, sui campi di gara, dopo la medaglia più importante, durante il tempo libero, è la mission di INSTAX, dal 2016 compagna di imprese delle atlete della Nazionale italiana di canottaggio. Con l’operazione #instax4talent, il brand di fotografia istantanea di Fujifilm assegna ogni anno una borsa di studio, che vuole valorizzare l’impegno e i risultati delle giovani atlete, portabandiera “in rosa” di un ruolo femminile in completa evoluzione. Instax sostiene e documenta il loro percorso di crescita, dedizione e passione, con entusiasmo ed energia.</em></strong></p>
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<div>Fonte articolo: <a href="https://www.donnamoderna.com/atlete/2018/12/12/noi-che-sfrecciamo-sullacqua-canottaggio-clara-guerra-alessandra-patelli-sara-bertolasi/" target="_blank" rel="noopener">donnamoderca.com</a></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Elisabeth Anisimow: una giovane artista in carriera</title>
		<link>https://womanincharge.it/elisabeth-anisimow-una-giovane-artista-in-carriera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 13:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi raccontiamo la storia di Elisabeth. La bellissima storia di Elisabeth, una bambina di 11 anni che, con creatività e talento, è riuscita già ad “affermarsi” nel mondo dell’arte. Una scommessa che sa già di buono. Non solo per lei, ma anche per il mondo dell’arte, che troppo a lungo è stato dimenticato e circondato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Oggi raccontiamo la storia di Elisabeth.</strong></h2>
<p>La bellissima storia di Elisabeth, una bambina di 11 anni che, con creatività e talento, è riuscita già ad “affermarsi” nel mondo dell’arte.</p>
<p>Una scommessa che sa già di buono. Non solo per lei, ma anche per il mondo dell’arte, che troppo a lungo è stato dimenticato e circondato da un’aurea polverosa di passato glorioso e presente incapace.</p>
<div id="attachment_34879" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class=" wp-image-34879" src="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-3-320x180.jpg" sizes="(max-width: 404px) 100vw, 404px" srcset="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-3-320x180.jpg 320w, https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-3-768x432.jpg 768w, https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-3-960x540.jpg 960w, https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-3.jpg 1217w" alt="Elisabeth" width="404" height="227"></a></div>
<h3>Elisabeth e la sua storia</h3>
<p>La piccola Elisabeth ha da sempre dimostrato, non solo una grande passione per la pittura, ma anche una sorprendente attitudine e talento.</p>
<p>Fin dall’età di 2 anni realizzava, con le piccole dita, piccoli quadri; a 7 anni passò all’acquerello, con cui il suo talento artistico cominciava ad emergere prepotente.</p>
<p>Con il tempo ha continuato, complici anche la sua curiosità per le cose nuove e la straordinaria creatività.</p>
<p>Elisabeth, passando per generi vari, si è lanciata, infine, sull’<em>arte vivente.</em>&nbsp;Ha inaugurato, infatti, il suo progetto&nbsp;<strong>Living Art</strong>, in cui immortala modelli reali, che comunque sono dipinti da Elisabeth, in ambienti fittizzi da lei dipinti, ma arricchiti con veri oggetti, sempre dipinti.</p>
<div id="attachment_34876" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/images-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class=" wp-image-34876" src="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/images-3.jpg" alt="Elisabeth" width="412" height="274"></a></div>
<p>Nella sua visione di arte vivente, quindi, gli uomini sono concepiti come parti del puzzle artistico. Lei ama molto questo modo di esprimersi poichè, in questo modo, ogni suo lavoro è unico.</p>
<h3>Il modello artistico che le ha ispitato il&nbsp;<em>Living Art</em></h3>
<p>Quando a Elisabeth si chiede di descirvere come lei abbia avuto questa idea, lei risponde che il principio di fondo l’ha commutato dai&nbsp;<strong>Tableau Vivant&nbsp;</strong>del 19° secolo. Essi erano&nbsp;quadri viventi, dal francese, in cui gli attori, mascherati, mettevano in scena un quadro, senza parlare. Per capirci meglio, è una “pratica”, quella dei tableau vivant, che possiamo vedere all’opera anche in una puntata delle prime serie di&nbsp;<em>Una mamma per amica.</em></p>
<div id="attachment_34877" class="wp-caption aligncenter">
<p><a href="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/images-1-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class=" wp-image-34877" src="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/images-1-2.jpg" alt="Elisabeth" width="379" height="252"></a></p>
</div>
<p>Il guizzo creativo e sorprendentemente d’effetto, che rende ogni opera di straordinaria bellezza e verità, è il fatto che Elisabeth dipinga tutto.</p>
<p>Ogni ombra, sfumatura, luce è realizzata da Elisabeth, sia sul viso, le mani dei modelli reali, che su ogni oggetto che è presente in scena.</p>
<div id="attachment_34880" class="wp-caption aligncenter">
<p><a href="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-5.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-34880" src="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-5-320x320.jpg" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" srcset="https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-5-320x320.jpg 320w, https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-5-150x150.jpg 150w, https://www.thewebcoffee.net/wp-content/uploads/2019/01/image-5.jpg 750w" alt="Elisabeth" width="320" height="320"></a></p>
</div>
<p>Il risultato, quindi, non è più un quadro che imita la realtà, ma una vera e propria&nbsp;realtà dipinta.</p>
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		<title>Le registe che hanno cambiato la storia del cinema, e che forse non conoscete</title>
		<link>https://womanincharge.it/le-registe-che-hanno-cambiato-la-storia-del-cinema-e-che-forse-non-conoscete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Feb 2019 18:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Solo il 7% dei 250 film di maggior successo (economico) di tutti i tempi è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna. Eppure sono molte le registe che hanno creato, innovato, rivoluzionato il cinema, soprattutto quello delle origini. Una storia, la loro, che ancora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="subtitle">Solo il 7% dei 250 film di maggior successo (economico) di tutti i tempi è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna.</h2>
<p class="subtitle">Eppure sono molte le registe che hanno creato, innovato, rivoluzionato il cinema, soprattutto quello delle origini. Una storia, la loro, che ancora aspetta di essere raccontata e di cui qui vi presentiamo solo alcune delle protagoniste (nella foto, Ida Lupino, ndr)&#8230;</p>
<div class="the-content">
<p><strong>Solo il 7 per cento dei 250 film di maggior successo (economico) di tutti i tempi è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna</strong> (nel 2010, a <strong>Kathryn Bigelow</strong>, per <em><strong>The HurtLocker</strong></em>). Eppure sono molte, moltissime, le registe che hanno creato, innovato, rivoluzionato il cinema, soprattutto quello delle origini. Una storia, la loro, che ancora aspetta di essere raccontata e di cui qui vi presentiamo solo alcune sue protagoniste.</p>
<h3><strong>Alice Guy-Blaché</strong> (1873-1968)</h3>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-323523" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/1.-Alice-Guy-Blach%C3%A9.jpg" sizes="(max-width: 501px) 100vw, 501px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/1.-Alice-Guy-Blaché.jpg 700w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/1.-Alice-Guy-Blaché-300x167.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/1.-Alice-Guy-Blaché-160x89.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/1.-Alice-Guy-Blaché-646x360.jpg 646w" alt="1. Alice Guy-Blaché" width="501" height="279" /></p>
<p>Fino al 1906, è probabilmente l’unica regista al mondo, prima in Francia, per la Gaumont, e poi in America, con la casa di produzione Solax, a Fort Lee, nel New Jersey, che lei stessa crea (anche qui, prima donna a farlo). I suoi film trattano temi contemporanei (il matrimonio, l’uguaglianza tra i sessi, il lavoro) e lo stile è sempre realistico: «Be natural» è infatti la scritta che campeggia sui muri dello studio. È anche autrice del primo film con un cast interamente formato da neri e una pioniera della sincronizzazione suono-immagine.</p>
<p><strong>Da vedere</strong>: <em><strong>La Fée aux Choux</strong> (</em>1986, considerato il primo film «narrativo»); <em><strong>Les résultats du féminisme</strong></em> (1906); <em><strong>La Naissance, la Vie et la Mort du Christ</strong></em> (1906),<em><strong>FallingLeaves</strong></em>(1912). Degli oltre mille film da lei realizzati, ne rimangono solo 150.</p>
<h3><strong>Elvira Notari</strong> (1875-1946)</h3>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-323526" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari-862x540.jpg" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari-862x540.jpg 862w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari-300x188.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari-768x481.jpg 768w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari-160x100.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari-575x360.jpg 575w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/2.-Elvira-Notari.jpg 1049w" alt="2. Elvira Notari" width="498" height="312" /></p>
<p>È la prima regista italiana, attiva dal 1906 al 1930 e molto prolifica (centinaia di documentari – tutti perduti – e 60 film). Abile narratrice di melodrammi (diversi suoi film sono ispirati a canzoni popolari) e influenzata dalla letteratura verista (Verga, Deledda, ma soprattutto Matilde Serao, con cui collaborò e che non volle mai essere pagata per i suoi «soggetti»), gira i suoi film nei vicoli napoletani con una tale aderenza alla realtà da scontrarsi con la censura, che considera inammissibile mostrare certe «bassezze» del popolo italiano. A metà degli anni ’20, la sua casa di produzione, la Dora Film, apre un ufficio a New York, per la gioia degli emigranti italiani che, fino ad allora, erano stati costretti a importare clandestinamente i suoi film.</p>
<p><strong>Da vedere</strong>: <strong>Chiarina la modista</strong> (da un romanzo di Carolina Invernizio) (1919)<em>, ’<strong>A Sant</strong><strong>anotte</strong></em> (1922), <em><strong>Gennariello, il figlio del galeotto</strong></em> (1921)</p>
<h3><strong>Lois Weber</strong> (1879-1939)</h3>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-325153 aligncenter" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/3.-Lois-Weber-300x235.jpg" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/3.-Lois-Weber-300x235.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/3.-Lois-Weber-689x540.jpg 689w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/3.-Lois-Weber-160x125.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/3.-Lois-Weber-459x360.jpg 459w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/3.-Lois-Weber.jpg 700w" alt="3. Lois Weber" width="500" height="392" /></p>
<p>Pena di morte, emancipazione femminile, contraccezione, droga: Weber affronta questi temi senza paura, con un linguaggio straordinariamente moderno.  Prima regista americana a girare un lungometraggio (<em><strong>The Merchant of Venice</strong></em>, dall’opera di Shakespeare, oggi perduto), prima donna ammessa nella Motion Picture Directors Association (nel 1906), prima regista americana a girare film sonori, all’apice della sua carriera, nel 1916, Weber è anche la regista meglio pagata di Hollywood: cinquemila dollari a settimana (più di centomila dollari di oggi).</p>
<p><strong>Da vedere</strong>: <em><strong>Suspense</strong></em> (1913) <em><strong>Where are my children</strong><strong>?</strong></em> (1916), <em><strong>The People vs. John Doe</strong></em> (1916), <em><strong>The Hand That Rocks the Cradle</strong></em> (1917), <em><strong>The Blot</strong></em> (1921)</p>
<h3><strong>Dorothy Arzner</strong> (1897-1979)</h3>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-325154 aligncenter" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/4.-Dorothy-Arzner-300x227.jpg" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/4.-Dorothy-Arzner-300x227.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/4.-Dorothy-Arzner-768x582.jpg 768w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/4.-Dorothy-Arzner-713x540.jpg 713w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/4.-Dorothy-Arzner-160x121.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/4.-Dorothy-Arzner-475x360.jpg 475w" alt="4. Dorothy Arzner" width="500" height="378" /></p>
<p>«Le donne non hanno abbastanza coraggio per diventare registi!» Pare che sia stata questa frase di un’amica a convincere Dorothy Arzner a dare una svolta alla sua carriera (era stata la prima montatrice accreditata nei titoli di testa di un film). Esordisce con <em><strong>Fashions for Women</strong></em>(1927)e ha subito successo: tra il 1927 e il 1943 gira altri 3 film muti e 14 sonori, diventando così la più prolifica regista di Hollywood, cosa resa ancora più eccezionale dal fatto che era omosessuale. In occasione di una cerimonia organizzata dalla Directors Guild of America (Arzner era stata la prima donna a esservi ammessa), Katharine Hepburn (da lei diretta in<em><strong>La falena d’argento</strong></em>) le scrisse: «Non è magnifico che tu abbia avuto una carriera così straordinaria dato che non avevi neppure diritto ad averla, una carriera?»</p>
<p><strong>Da vedere</strong>:<em><strong>La falena d’argento</strong></em> (1933), <em><strong>La moglie di Craig</strong></em>(1936), <em><strong>Sacrificio supremo</strong></em>(1943)</p>
<h3><strong>Leni Riefenstahl</strong> (1902-2003)</h3>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-325155 aligncenter" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/5.-Leni-Riefenstahl-300x180.jpg" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/5.-Leni-Riefenstahl-300x180.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/5.-Leni-Riefenstahl-768x461.jpg 768w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/5.-Leni-Riefenstahl-900x540.jpg 900w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/5.-Leni-Riefenstahl-160x96.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/5.-Leni-Riefenstahl-600x360.jpg 600w" alt="Leni Riefenstahl at 1936 Berlin Olympics" width="500" height="300" /></p>
<p>«Ho filmato la verità quale era allora. Niente di più.» Questa «verità» si chiama anzitutto il <strong>Trionfo della volontà</strong>, e descrive i sette giorni (4-10 settembre 1934) del raduno di Norimberga del partito nazionalsocialista, e poi <em><strong>Olympia</strong></em>, un altro documentario, sulle Olimpiadi di Berlino del 1936. Due straordinari film di propaganda e una straordinaria regista, capace di legare la macchina da presa a un pallone aerostatico per avere una prospettiva dall’alto, di gestire ben 18 cameraman contemporaneamente, di usare angolazioni e luci estreme per trarre il massimo dalla «verità». Le polemiche su di lei non si spegneranno mai, ma la forza della sua visione continua a influenzare il cinema, come dimostrano, per esempio, la sequenza di apertura del <em><strong>Re Leone</strong></em> e la scena finale di <em><strong>Star Wars – Episodio VI</strong></em>.</p>
<p><strong>Da vedere</strong>: <em><strong>Il trionfo della volontà</strong></em>(1934),<strong>Olympia</strong> (1938), <em><strong>Tiefland</strong></em>(1954)</p>
<h3><strong>Ida Lupino</strong> (1918-1995)</h3>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-325156 aligncenter" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino-300x235.jpg" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino-300x235.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino-768x601.jpg 768w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino-690x540.jpg 690w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino-160x125.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino-460x360.jpg 460w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/6.-Ida-Lupino.jpg 1000w" alt="6. Ida Lupino" width="500" height="392" /></p>
<p>Nasce a Londra (sotto un tavolo, durante un raid degli Zeppelin), esordisce nel cinema a 15 anni e, arrivata a Hollywood nel 1933, s’impone come una delle attrici più intense degli anni ’30-’50. Ma anche come una delle più ribelli, pronta a rifiutare una parte se la ritiene «poco dignitosa» e a pagare – con una sospensione – il prezzo della sua scelta. Ed è proprio durante una di queste «punizioni» che s’interessa alla regia: girerà in tutto sei film con la sua casa di produzione indipendente, la Filmaker, tra la diffidenza generale (nessuna attrice prima di lei era passata dietro la macchina da presa), schiaccianti difficoltà economiche e aspre controversie per gli argomenti trattati (dallo stupro alla segregazione razziale). E, all’inizio degli anni ’60, sarà anche una delle prime registe televisive.</p>
<p><strong>Da vedere</strong>: <em><strong>NeverFear</strong></em>(1949), <em><strong>La preda della belva</strong></em> (1950), <em><strong>La grande nebbia</strong></em> (1954)</p>
<h3><strong>Chantal Akerman</strong> (1950-2015)</h3>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-325158 aligncenter" src="https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman-300x169.jpg" sizes="(max-width: 501px) 100vw, 501px" srcset="//www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman-300x169.jpg 300w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman-768x432.jpg 768w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman-960x540.jpg 960w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman-160x90.jpg 160w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman-640x360.jpg 640w, //www.illibraio.it/wp-content/uploads/2016/03/7.-Chantal-Akerman.jpg 1200w" alt="7. Chantal Akerman" width="501" height="282" /></p>
<p>«Il primo capolavoro femminile della storia del cinema», scrive il <em><strong>New York Times</strong></em>all’uscita di <strong>Jeanne Dielman, <em>23, quaidu Commerce, 1080 Bruxelles </em></strong>nel 1975.Un film iperrealista, che racconta tre giorni della vita di unadonna sola, per la quale pulire la casa, cucinare o prostituirsi (per provvedere al figlio sedicenne) hanno la stessa, straziante meccanicità. Un esemplare esperimento filmico, per riflettere sugli equilibri che governano l’esistenza (e sulla loro rottura) con assoluta partecipazione, nonché un precursore di quell’ansia del «real time» che segna tanto cinema attuale.E un’eredità ancora visibile, per esempio in <strong>Carol</strong> (Haynes, 2015), candidato a sei Oscar e vincitore, a Cannes 2015, del premio per la migliore interpretazione femminile (Rooney Mara).</p>
<p><strong>Da vedere</strong>: <em><strong>Je, tu, il, elle</strong></em>(1976), <em><strong>Un divano a New York</strong></em> (1996), <em><strong>La captive – La prigioniera</strong></em>(2000)</p>
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<p>Fonte articolo:<a href="https://www.illibraio.it/registe-cambiato-storia-cinema-323521/" target="_blank" rel="noopener">illibraio.it</a></p>
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		<title>San Valentino, le origini della festa degli innamorati</title>
		<link>https://womanincharge.it/san-valentino-le-origini-della-festa-degli-innamorati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 12:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[San Valentino, lo sanno tutti, è il giorno degli innamorati. Ma vi siete mai chieste il perché? Come accade per molte ricorrenze religiose, questa festa dedicata al martire cristiano Valentino da Terni, è nata per prendere il posto di un rito pagano precedente. Un modo per cancellare nella cultura delle popolazioni le credenze politeiste e per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="first-letter">S</span>an Valentino, lo sanno tutti, è il giorno degli innamorati. Ma vi siete mai chieste il perché? Come accade per molte ricorrenze religiose, questa festa dedicata al martire cristiano Valentino da Terni, è nata per prendere il posto di un rito pagano precedente. Un modo per cancellare nella cultura delle popolazioni <strong>le credenze politeiste e per far spazio alla nuova “religione di stato”, in questo caso il cristianesimo</strong>. La istituì, nel 496, papa Gelasio I, in sostituzione della solennità pagana dei Lupercalia che consisteva in riti orgiastici dedicati al dio della fertilità Luperco.</p>
<p>Secondo i racconti degli storici durante questa festività (che cadeva il 15 di febbraio) l’apice della festa si raggiungeva quando le matrone romane correvano per le strade di Roma frustate da alcuni giovani nudi, devoti al Fauno Luperco, coperti con pelli di lupo. Un rito in contrasto con la morale cristiana così che il papa decise di sostituirla anticipando i festeggiamenti al giorno precedente.</p>
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<div id="rcsad_Bottom1" class="id-vda rcsad_Bottom1" data-google-query-id="CLjKs4SQp-ACFcg44AodttcFog">
<h4>Il santo</h4>
<p>Valentino da Terni è nato nel 196 d.c. e venerato come guaritore degli epilettici e protettore degli innamorati. Secondo l’agiografia, la storia dei santi, <strong>il 14 febbraio del 273, a 97 anni (racconta la tradizione) fu decapitato da un soldato romano per aveva celebrato il matrimonio tra Serapia, donna cristiana, e Sabino, un legionario romano pagano</strong>. Secondo la leggenda mentre Valentino benediceva il matrimonio i due sarebbero morti insieme suggellando l’amore più puro (la donna era gravemente malata, mentre del soldato non si sa molto).</p>
<h4>L’ascesa della festa</h4>
<p>Ci pensarono poi i benedettini a diffondere la ricorrenza degli innamorati. Grazie alla loro colonizzazione dell’Europa centrale – pensate a tutti i monasteri sparpagliati per il vecchio continente – questa festa venne portata anche in Francia e Germania per approdare in Inghilterra. <strong>E al poeta inglese Geoffrey Chaucer, famoso I racconti di Canterbury,</strong> si deve il tradizionale scambio di messaggi d’amore e regali tra gli innamorati. Cosa vi aspettavate da un rappresentante dell’amor cortese? Il lungo cammino di San Valentino ha poi conosciuto la sua declinazione commerciale soprattutto negli ultimi anni, in cui gli oggetti, i gadget a forma di cuore, i regali costosi hanno fatto perdere di vista la purezza e la semplicità dei sentimenti.</p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2019/02/01/san-valentino-le-origini-della-festa-degli-innamorati/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>Dalle liutaia alle ricercatrici, l’anima rosa del Distretto del violino di Cremona</title>
		<link>https://womanincharge.it/dalle-liutaia-alle-ricercatrici-lanima-rosa-del-distretto-del-violino-di-cremona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 10:23:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[La sgorbia incide il solco che arricchirà il riccio del violino e delicate piallette assottigliano la tavola armonica, la “pancia” dello strumento. Sono mani di donna quelle che danno anima e vita agli archi, ripetendo gesti antichi di 500 anni. Una manualità fatta di cura e amore, di tradizione e innovazione nella Cremona delle 150 botteghe liutaie, un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="first-letter">L</span>a sgorbia incide il solco che arricchirà il riccio del violino e delicate piallette assottigliano la tavola armonica, la “pancia” dello strumento. <strong>Sono mani di donna quelle che danno anima e vita agli archi, ripetendo gesti antichi di 500 anni.</strong> Una manualità fatta di cura e amore, di tradizione e innovazione nella Cremona delle <strong>150 botteghe liutaie, un laboratorio diffuso di maestria e segreti gelosamente conservati</strong>. Un tesoro che rischiava di essere depauperato: oggi i violini sono realizzati con macchinari a controllo numerico che partendo da un modello lo riproducono esattamente. In poche ore. Per farlo a mano occorrono 200 ore. Un tempo che aumenta col variare delle dimensioni.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-968 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/01/TN_1782-200x300.jpg" alt="" width="306" height="459" />Quella della liuteria cremonese è una storia che parla un linguaggio femminile. Sono le donne che a tutti i livelli dell’amministrazione e della società, attraverso la loro capacità di far rete pur restando concorrenti sul mercato, hanno appoggiato la nascita del Distretto culturale della liuteria raccogliendo attorno a un tavolo gli addetti del settore e amalgamando anime differenti tra loro. Da un lato ci sono le artigiane come <strong>Sibylle Fehr Borchard, Karina Abbuehl, Benedicte Friedmann, Barbara Piccinotti, Fiorella Anelli</strong> e il loro “saper fare” tramandato di generazione e in generazione fin dai padri della liuteria moderna come Stradivari e Amati, dall’altro lato le ricercatrici di due corsi universitari nelle discipline del restauro degli strumenti musicali e nell’ingegneria dell’acustica targati Università di Pavia e Politecnico di Milano.</p>
<p>Donne anche al comando di poli d’eccellenza come il Museo del violino diretto da <strong>Virginia Villa</strong> che raccoglie le collezioni pubbliche e private cremonesi (oltre 1300 pezzi) e dell’Istituto superiore di studi musicali dove nascono i musicisti del futuro guidato da <strong>Anne Colette Ricciardi</strong>. «Il distretto» racconta la vicesindaco <strong>Maura Ruggeri</strong> e assessore all’istruzione «è il modo per coniugare tradizione e innovazione, creando una filiera che dovrebbe autoalimentarsi grazie a un lavoro che si fa iniziando dalle elementari, offrendo ai giovani una formazione musicale (con il conservatorio) e tecnico manuale (con la Scuola internazionale di Liuteria, nata nel 1938- per le iscrizioni ai 5 anni) per realizzare gli strumenti. Poi creando il giusto habitat per l’imprenditoria con un polo ricettivo di esperti come il museo del violino e i corsi universitari».</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-969 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/01/TN_1310-1024x682-300x200.jpg" alt="" width="419" height="279" />Un’armonia di note scritte sullo spartito musicale di Cremona, città dall’allure turistico grazie ai suoi gioielli architettonici – il Duomo e il Torrazzo – e gastronomici, dai marubini alla mostarda senza dimenticare il torrone. Epicentro di questa sinfonia è il Museo del violino, l<strong>uogo unico al mondo dove poter ammirare viole, violini, violoncelli e contrabbassi dell’epoca di Stradivari</strong> che vengono esposti accanto ai gioielli, i cosiddetti “cremonesi” racchiusi nello scrigno dei tesori. Celati da teche, prendono vita durante le audizioni della mattina (solitamente intorno alle 12) quando maestri li fanno vibrare davanti al pubblico in concerti raccolti e intimi.</p>
<p>«È forse questo uno dei segreti della città» racconta la direttrice del museo Antonio Stradivari, Virginia Villa. «Si viene a Cremona non solo per ascoltare, ma anche per suonare e condividere l’esperienza musicale. Per formarsi sì, ma soprattutto per fare musica in un luogo fecondo e quasi magico». Un andirivieni di strumenti e persone di ogni nazionalità. Nelle stanze di questo palazzo dai mattoni rossi e dalla facciata austera c’è anche il laboratorio di diagnostica non invasiva “Arvedi” dove gli antichi manufatti «arrivano per fare un check up» spiega Claudia Invernizzi, dottoranda di 30 anni in Scienza e tecnologie per il restauro dei beni culturali. «Si fa come avverrebbe per una persona in ospedale: infrarosso e raggi X, scansione 3D e analisi con avanzati strumenti tecnologici. Unico limite: non operiamo il paziente, né preleviamo alcun materiale dai violini».</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-970 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/01/TN_2055-1024x682-300x200.jpg" alt="" width="458" height="305" />Un’analisi che dà indicazioni sullo stato di conservazione degli strumenti, consigli sull’eventuale restauro e sulle possibilità di riuscita, e la frequenza con cui possono essere usati. «Ogni violino» precisa la liutaia Annamaria Menta «è una “persona” che muta nel tempo: quando nasce deveo essere suonato spesso per raggiungere la maturità. Il suono varia e col musicista apportiamo i cambiamenti necessari perché abbia la giusta potenza, il colore e il tono più adatto alla mano di chi lo suonerà. Se stanno fermi “imbolsiscono” e perdono di qualità». Sembra quasi che le liutaie parlino dei loro figli raccontando il loro lavoro. «Le donne hanno sempre “fatto violini”, nelle botteghe aiutavano, invisibili, i grandi maestri» ricorda Marianne Jost sottolineando che non c’è alcuna differenza tra uno strumento costruito da un uomo e quello fatto da una donna. Una differenza che si avverte anche nelle quotazioni: un violino fatto da un uomo è più apprezzato (e più caro) di quello di una donna. E vai a capire perché.</p>
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<p>Fonte articolo:<a href="https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2019/01/25/dalle-liutaia-alle-ricercatrici-lanima-rosa-del-distretto-del-violino-di-cremona/" target="_blank" rel="noopener"> iodonna.it</a></p>
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		<title>Amicizie femminili: complicità e solidarietà</title>
		<link>https://womanincharge.it/amicizie-femminili-complicita-e-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 08:35:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[La maggior parte di noi crede che l’amicizia tra donne non esiste e che sia un utopia, si tende a cadere nei soliti stereotipi della rivalità, gelosia e competizione. Ieri sera ho rivisto la mia più cara amica, dopo diversi mesi, e nonostante fosse passato così tanto tempo, pensavo a come il nostro legame non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La maggior parte di noi crede che l’amicizia tra donne non esiste e che sia un utopia, si tende a cadere nei soliti stereotipi della rivalità, gelosia e competizione.</h2>
<p>Ieri sera ho rivisto la mia più cara amica, dopo diversi mesi, e nonostante fosse passato così tanto tempo, pensavo a come il nostro legame non cambi mai, anzi si rafforzi sempre di più.<span id="more-2646"></span><br />
Certo ci sentiamo spesso,ed anche non vedendoci, come vorremmo, la complicità e l’affetto che ci unisce è sincero e quando siamo insieme l’energia è fortissima. Io credo che l’amicizia con una donna, con la quale si è addirittura attraversata insieme una fase del percorso di crescita, diventi un rapporto fondamentale e bellissimo della propria vita quasi più forte di un amore.<br />
Certo, come ogni rapporto anche quello tra le donne non è immune all’invidia, o alla gelosia. La competizione tra donne è diventata uno stereotipo di genere.<br />
Il comportamento competitivo è presente e sostenuto dalla nostra cultura, sia tra gli uomini che tra le donne. Si pensi, ad esempio, ad un ambiente lavorativo quando in vista di una nuova posizione tutti competono contro tutti. Se allora la competitività è ben accettata dalla nostra società altrettanto lo sono la cooperazione e la solidarietà, di cui le donne sembrano essere grandi testimoni.<br />
Si dice che le amicizie adolescenziali siano le più durature, tali amicizie sono fondamentali, perché permettono alle adolescenti di avere il supporto affettivo necessario per andare avanti nella propria vita in quella fase di delicato distacco dagli affetti familiari e in cui si è sicuramente più fragili e più incerte sul proprio futuro. Con le amiche del cuore si condividono esperienze nuove e eccitanti (il primo bacio, il primo amore, le prime uscite senza genitori, nuove avventure etc. etc.) e sono indispensabili a consolidare il nostro ruolo sociale all’interno di un gruppo e a farci riflettere su noi stesse e sulle nostre azioni.<br />
Diverse sono le amicizie che si instaurano tra donne in età matura: in questi casi si tende a perdere l’esclusività e con ognuna si scambia qualcosa, dando vita a relazioni varie ma allo stesso tempo impegnative e interessanti e non meno fondamentali rispetto alle amicizie del cuore.</p>
<p><a title="" href="http://www.obiettivodonna.it/wp-content/uploads/2015/02/sex-and-city.jpg" data-rel="lightbox-1" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-2648 size-full" src="http://www.obiettivodonna.it/wp-content/uploads/2015/02/sex-and-city.jpg" alt="sex and city" width="262" height="192" /></a>Più difficile e riuscire a creare un gruppo di amiche alla Sex and City, tutte noi vedendo la serie statunitense abbiamo sognato un’ amicizia tra donne forti, in grado di resistere ai colpi bassi della vita, tenendosi per mano e volendosi bene, sempre. Ma nella vita reale un’amicizia del genere è davvero così rara? Già immaginare due donne che si vogliono bene e non si mettono l’una contro l’altra risulta un’impresa, pensarne addirittura quattro a volte è quasi un’utopia. Non è che sia impossibile, ma è più facile incorrere in quella serie di dinamiche che s’innescano in un gruppo, tipo l’esclusività delle relazioni, bisogna davvero volersi tanto bene ed essere persone intelligenti e più che amiche sorelle.<br />
La condivisione e la solidarietà sono fondamentali, è possibile instaurare rapporti sinceri solo se si mette da parte la competizione la voglia di prevaricare sull’altro, che seppure possono attraversare un’amicizia se superate rafforzano il legame.<br />
Un legame affettivo con una donna, scambiarsi pensieri, sensazioni e consigli aiuta a vivere meglio la nostra vita, arricchendola emotivamente ed affettivamente. Ma una buona amicizia ha sempre bisogno di autenticità e ciò implica riuscire ad interagire con l’altra persona, sentendosi libere di esprimere anche opinioni diverse. Il confronto è necessario per poter delineare un tipo di relazione che possa avere le basi per durare, ma non è sempre semplice confrontarsi. In alcune circostanze la situazione può degenerare, questo perché non si può andare d’accordo su tutto. La differenza allora non sarà nell’evitare il confronto o il litigio, ma nel riuscire a ricomporre il legame, ammettendo che a volte uno scontro può aiutare a capirsi meglio.<br />
Una vera amica è il nostro specchio e da quello non si sfugge!</p>
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<p>Fonte articolo:<a href="https://www.obiettivodonna.it/amicizie-femminili-complicita-e-solidarieta/" target="_blank" rel="noopener">www.obiettivodonna.it</a></p>
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		<title>Fiona May: &#8220;Una volta mi dissero &#8220;hai 4 difetti: sei donna, sei intelligente, sei bella e sei nera&#8221;</title>
		<link>https://womanincharge.it/fiona-may-una-volta-mi-dissero-hai-4-difetti-sei-donna-sei-intelligente-sei-bella-e-sei-nera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 14:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[La campionessa mondiale di atletica parla del clima di razzismo che si respira in Italia: &#8220;Il razzismo è figlio dell&#8217;ignoranza e della paura: chi è al potere vuole alimentarle&#8221; Fiona May è uno dei volti simbolo della&#8217;atletica italiana ed internazionale: due volte campionessa mondiale di salto in lungo, tuttora record italiano e due argenti alle Olimpiadi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="headline">
<h2 class="headline__subtitle">La campionessa mondiale di atletica parla del clima di razzismo che si respira in Italia: &#8220;Il razzismo è figlio dell&#8217;ignoranza e della paura: chi è al potere vuole alimentarle&#8221;</h2>
</div>
<p>Fiona May è uno dei volti simbolo della&#8217;atletica italiana ed internazionale: due volte campionessa mondiale di salto in lungo, tuttora record italiano e due argenti alle Olimpiadi di Atlanta e Sidney 2 medaglie d&#8217;oro nel 1995 a Goteborg e nel 2001 a Edmonton, oltre a medaglia di bronzo nel 1997 ad Atene. La May, oltre al mondo sportivo, ha avuto anche esperienza in quello dello spettacolo, cimentandosi come attrice e poi nel ballo.</p>
<p>Insomma, una donna eclettica che si è raccontata in una video-intervista a La Stampa, parlando del nuovo spettacolo teatrale di cui è protagonista (&#8220;Maratona di New York&#8221;) e riflettendo anche sul tema razzismo.</p>
<blockquote><p>Una volta mi dissero, Fiona tu hai quattro difetti: sei donna, sei intelligente, sei bella e sei nera. Io ho ringraziato, me lo sono stampato in testa e ho detto: &#8220;Vai avanti&#8221;.</p></blockquote>
<p>Fiona May ha le idee ben chiare su quale sia la causa scatenante del razzismo.</p>
<blockquote><p>Io non voglio perdere energie a discutere con chi è ignorante o non vuole capire. Penso che alla base di tutto ci sia la paura. Il razzismo è figlio della paura. Paura di percepire qualcosa che non conosci, paura di accettare. Ed è colpa di qualcuno che ha fatto passare l&#8217;idea che chi arriva in questo Paese lo faccia per rubare qualcosa agli italiani.</p></blockquote>
<p>Parlando delle condizioni attuali e del clima che si respira in Italia, la campionessa mondiale di salto in lungo afferma:</p>
<blockquote><p>In questo momento la paura è al massimo. E chi è al potere, in posizioni importanti, influisce sulla gente per non far passare questa paura. Noi dovremmo prendere coraggio e dire &#8220;basta, non è così&#8221;. Abbiamo solo una vita, abbiamo solo una Terra.</p></blockquote>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.huffingtonpost.it/2019/01/14/fiona-may-una-volta-mi-dissero-hai-4-difetti-sei-donna-sei-intelligente-sei-bella-e-sei-nera_a_23641758/?ncid=other_topnaventr_coabgdcpxri&amp;utm_campaign=topnav" target="_blank" rel="noopener">huffingtonpost.it</a></p>
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		<title>Tutte Le Donne di Julia Roberts</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 08:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa sarebbero stati gli anni ’90 senza Julia Roberts? Senza le sue donne imperfette, cocciute, ironiche – e dal sorriso inconfondibile? Bisognerebbe soltanto rinunciare all’indimenticabile Trilli di Hook – Capitan Uncino, all’irresistibile Vivian Ward di Pretty Woman, alla testarda e volitiva Erin Brockovich, alla bellissima e insicura Julianne Potter de Il matrimonio del mio migliore amico – giusto per citarne qualcuna. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa sarebbero stati gli anni ’90 senza Julia Roberts?</strong> <strong>Senza le sue donne imperfette, cocciute, ironiche – e dal sorriso inconfondibile? </strong>Bisognerebbe soltanto rinunciare all’indimenticabile Trilli di <em>Hook – Capitan Uncino</em>, all’irresistibile Vivian Ward di <em>Pretty Woman</em>, alla testarda e volitiva Erin Brockovich, alla bellissima e insicura Julianne Potter de <em>Il matrimonio del mio migliore amico </em>– giusto per citarne qualcuna. A tutte quelle donne caparbie e volitive che abbiamo amato quando eravamo ancora ragazzini – donne non soltanto affascinanti, ma anche vulnerabili, divertenti e travolgenti, che abitano il nostro immaginario da quando siamo bambini e che, non so voi, ma mi rendono <strong>impossibile immaginare la mia infanzia senza.</strong></p>
<p><strong>Julia nasce a Smyrna, nello stato della Georgia, il 28 ottobre del 1967.</strong> I suoi genitori hanno una piccola scuola di recitazione in città, e fin da subito, lei e i fratelli Eric e Lisa respirano l’aria del palcoscenico. I problemi finanziari, però, portano i genitori a separarsi, quando Julia ha soltanto 3 anni. Il divorzio è difficile, la madre impedisce al marito di contattare i figli e Julia soffre molto questo distacco. Quando poi il padre muore, sei anni dopo, per un cancro alla gola, per Julia il colpo è fortissimo. Ma <strong>la passione del fratello – di 12 anni più grande di lei – per la recitazione, le offre una strada dove incanalare tutte le sue energie</strong>. Quando lei è al liceo, Eric è già protagonista di un film a Hollywood e non appena la giovane adolescente finisce la scuola non ci vuole molto prima che decida di fare le valigie e trasferirsi a New York per seguire le orme del fratello. Entra in un’agenzia per modelle, ma non è quello che le interessa: il suo obiettivo è diventare un’attrice.<strong>Grazie all’aiuto di Eric, Julia riesce a ottenere le prime, piccole, parti, fino ad aggiudicarsi un ruolo di coprotagonista nel film <em>Femmine sfrenate,</em></strong> dove incontrerà il grande amore del tempo, un attore di origini irlandesi di nome Liam Neeson.</p>
<p><strong>È dunque il 1988, Julia ha 21 anni e sta per arrivare la tanto sospirata “grande” occasione:</strong> il ruolo è quello di una giovane cameriera di origini portoghesi di nome Daisy. Con uno stile inconfondibile – ci ricordiamo di quei golfini di lana che facevano sembrare una dea soltanto lei? – fa così il suo ingresso a Hollywood, nel film <em>Mystic Pizza</em>.</p>
<p><strong>L’interpretazione di Julia convince e con il ruolo successivo, si confronta con una sceneggiatura tratta da un testo teatrale, <em>Fiori d’acciaio</em>,</strong>al fianco di attrici del calibro di Shirley MacLaine, Sally Field e Daryl Hannah. Grazie a questa storia tutta al femminile, Julia si aggiudica il primo Golden Globe e la prima nomination agli Oscar, aggiungendo alla fama di ragazza da commedia leggera, quella di interprete drammatica. Ma è <strong>nel 1990 che Julia fa il cosiddetto “salto di carriera”, aggiudicandosi il ruolo iconico di Vivian Ward, la prostituta sognatrice di <em>Pretty Woman</em></strong>, per cui riceverà la sua seconda nomination agli Oscar.</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-853 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2019/01/d2b0fe2d17cab82b3831fb7e4219d938-kEeF-U11017522055297FD-1024x576@LaStampa.it_-300x169.jpg" alt="" width="451" height="254" />Durante le riprese del film, Julia si lascia con il fidanzato dell’epoca – Dylan McDermott conosciuto sul set di <em>Fiori d’acciaio</em> – e la rottura non è delle più semplici; così, il giorno successivo, per cercare di farla divertire un po’, Richard Gere, sul set, la stupisce con il famoso <strong>scherzo della collana</strong>, che è risultato talmente convincente da essere inserito nel film.</p>
<p><strong>Grazie alla suo mix di spontaneità e fascino, Julia conquista il titolo di star hollywoodiana</strong>. Nel giro di un paio di anni, la giovane attrice diventa richiestissima dai registi e finisce per fare una breve apparizione nel film di Steven Spielberg <em>Hook – Capitan Uncino</em>, dove recita la parte di Trilli. I critici, al tempo dell’uscita del film, non rimasero particolarmente colpito dalla sua prova, ma per me rimane un ruolo indimenticabile.</p>
<p><strong>Se ormai la sua carriera è decollata, la vita privata conosce altri momenti difficili:</strong> a tre giorni dalla data fissata per le nozze con il fidanzato del tempo – l’attore Kiefer Sutherland – Julia lo lascia. La stampa non le dà tregua e lei <strong>si prende un tempo lontano dai riflettori per poi tornare con un film di grande successo – <em>Il Rapporto Pelican, </em>al fianco di Denzel Washington – e con un matrimonio a sorpresa con il cantante country Lyle Lovett, </strong>che finisce però dopo qualche mese. Nonostante i trambusti della sua vita privata e qualche film non particolarmente amato dalla critica, <strong>nella seconda parte degli anni ’90 Julia non sbaglia un colpo:</strong> arrivano commedie come <em>Il matrimonio del mio migliore amico</em>, <em>Se se scappi ti sposo</em> (di nuovo al fianco di Richard Gere) e il film campione di incassi <em>Notting Hill</em>. Ma <strong>è nel 2000 che entrerà nel cast di una pellicola che la consacra come miglior attrice protagonista la notte degli Oscar del 2001 (dove si presenta con un indimenticabile abito vintage di Valentino): il ruolo della combattiva e coraggiosa Erin Brocovich.</strong></p>
<p><strong>Negli anni 2000 conferma di avere un fiuto particolare nella scelta di buone sceneggiature e partecipa a film di grande successo – portando il suo <em>cachet</em> a cifre esorbitanti, al pari dei suoi colleghi uomini.</strong> Sarà dunque la tenace Katherine Ann Watson in <em>Mona Lisa Smile, </em>l’intensa Anna in <em>Closer </em>e l’unica donna della banda di Danny Ocean in<em> Ocean’s Eleven;</em> si aggiudica il ruolo della matrigna nel film <em>Biancaneve </em>e stupisce con un’interpretazione da brividi nel ruolo di Barbara nel dramma <em>I segreti di Osage County</em>. Inoltre, in questi anni <strong>inizia nuove<em> </em>avventure artistiche:</strong> doppia cartoni animati, produce lei stessa film e corona il sogno di recitare a Broadway. Da giovane interprete di commedie che ha segnato un’epoca assieme ad altre talentuose colleghe – Meg Ryan e Winona Rider giusto per dirne due – è diventata una <strong>star poliedrica ma con i piedi ben piantati a terra.</strong> <strong>È una di quelle attrici definite “potenti”, ma che sfugge a ogni divismo per mantenersi salda nella realtà</strong>; partecipa a numerosissime iniziative di beneficenza, trascorre la sua vita privata lontana dai riflettori e dice di mantenere il suo equilibrio grazie ad alcuni elementi fondamentali: “<em>il sonno. Il senso dell’umorismo. Circondarsi di persone capaci di insegnarti qualcosa.” </em><strong>E se è vero che ha segnato in modo indelebile i mitici anni ’90, possiamo stare sicuri che non ci deluderà neanche negli anni a venire.</strong></p>
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<p>Fonte articolo: <a href="http://freedamedia.it/2018/12/10/tutte-le-donne-di-julia-roberts/?fbclid=IwAR1eyHXUfxLVyn6XSdYgBv2XJ8PuckED7ZnBfDIwRXY1Mm_tIaoqEXOYHY0" target="_blank" rel="noopener">freedamedia.it</a></p>
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		<title>Ecco il gioco da tavolo che racconta le storie delle grandi donne che hanno cambiato il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 20:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono così tante storie di donne eccezionali di cui ignoriamo completamente l&#8217;esistenza. Per esempio, chi è stata la prima donna medico? Negli ultimi anni assistiamo ad una forte voglia, da parte delle donne, di imporsi nella società, di andare oltre i soliti canoni stereotipati: superare quella perfezione illusoria e alquanto blasonata che ci viene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono così tante storie di donne eccezionali di cui ignoriamo completamente l&#8217;esistenza. Per esempio, chi è stata la prima donna medico?</p>
<p>Negli ultimi anni assistiamo ad una forte voglia, da parte delle donne, di imporsi nella società, di andare oltre i soliti canoni stereotipati: superare quella perfezione illusoria e alquanto blasonata che ci viene proposta del corpo femminile ma spingersi verso quella necessità di libertà, di sentirsi se stesse, di non rispecchiare necessariamente un &#8220;tipo&#8221;, ma guardare oltre, avvicinarsi a quelle donne che hanno saputo imporsi, nonostante la mentalità troppo maschilista e nonostante il ripudio, purtroppo, da parte di altre donne.</p>
<p>Troppo spesso il nemico più grande di una donna libera è un&#8217;altra donna che, invece, non riesce proprio ad accettarsi. A tal proposito, diventa fondamentale conoscere queste figure femminili che, il mondo, lo hanno cambiato per davvero.</p>
<h2>WHO&#8217;S SHE? &#8220;L&#8217;Indovina Chi&#8221; tutto al femminile</h2>
<p>Era la fine degli anni &#8217;70 e in tutto il mondo spopolava un gioco da tavolo che ci permetteva, attraverso delle domande, di indovinare l&#8217;identità di un personaggio misterioso. Le domanda da fare per capire chi fosse erano tutte inerenti all&#8217;aspetto fisico: è biondo? Porta gli occhiali? Ha un basco verde? Ci abbiamo giocato tutti, o quasi.</p>
<p>A breve, potremo giocarci di nuovo ma stavolta, le protagoniste, saranno tutte donne. E che donne!</p>
<p>Stiamo parlando di <strong>&#8220;WHO&#8217;S SHE?&#8221;</strong><em>, </em>uno speciale gioco da tavolo, che è attualmente in fase di raccolta fondi su <strong>Kickstarter</strong>, la più celebre piattaforma di crowdfunding. Il progetto nasce dalla mente brillante di una designer polacca, <strong>Zuzia Kozerska-Girard. </strong>Il gioco è in fase di finanziamento ma ha già raggiunto la somma necessaria per essere realizzato.</p>
<p>L&#8217;idea è audace e divertente: perché fermarsi all&#8217;apparenza, all&#8217;aspetto esteriore, quando si può andare oltre?</p>
<p>Attraverso la biografie di queste celebri donne, si possono porre domande mirate per indovinare il personaggio misterioso e imparare tante storie divertendosi e lasciandosi stimolare dalla forza e dalla voglia di queste guerriere, per affermarsi in contesti del tutto maschili.</p>
<h2><img loading="lazy" class=" wp-image-841 aligncenter" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/12/6e2239576c20494f0740230c35bdbfaf_original-300x187.jpg" alt="" width="472" height="294" /></h2>
<h2>Domande basate non sull&#8217;aspetto fisico, ma sui traguardi raggiunti.</h2>
<p>Le domande quindi spazieranno da: &#8220;Ha vinto il premio Nobel? Era una spia? Le piaceva dipingere? Amava i libri?&#8221;.</p>
<p>Lasciamo perdere l&#8217;aspetto fisico, non soffermiamoci sul taglio di capelli o colore degli occhi, ma indaghiamo, scaviamo a fondo, pensiamo in grande, concentriamoci sui sogni e su cosa hanno fatto per realizzarli. La confezione prevede 2 tavole con le 28 eroine scelte, donne dei nostri tempi e del passato, che hanno lasciato il segno.</p>
<p>Le illustrazioni tolgono il respiro, le immagini sono ricche di dettagli, vivide, e sono disegnate con gli acquarelli dalla giovane artista <strong>Daria Gołąb </strong>e stampate direttamente sul legno. Inoltre anche le schede biografiche, sono fatte in legno e sono ricche di aneddoti interessanti e spassosi.</p>
<p>Ma chi sono quindi queste protagoniste? Abbiamo <strong>Cleopatra, Frida Kahlo, Malala Yousafzai, Harriet Tubman, Wangari Maathai, Agnodice, Serena Williams, Yoko Ono</strong> e molte altre ancora.</p>
<p>Scienziate, artiste, scrittrici, attiviste. Donne che hanno osato, che hanno incontrato tanti ostacoli lungo il proprio percorso ma hanno saputo superarli, perché nonostante le difficoltà, niente può essere insormontabile. Ed è questo il messaggio:lasciatevi ispirare e osate.</p>
<p>E allora, quando sarà disponibile questo incredibile gioiellino? Sarà tutto pronto per febbraio 2019 e il gioco sarà prodotto in diverse lingue, anche in italiano, ovviamente. Il genere non potrà mai determinare la grandezza dei propri sogni, perciò non arrendiamoci e pensiamo in grande!</p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.ninjamarketing.it/2018/11/28/indovina-chi-al-femminile/" target="_blank" rel="noopener">ninjamarketing.it</a></p>
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		<title>Otegha Uwagba: «Così diventerete vincenti sul lavoro»</title>
		<link>https://womanincharge.it/otegha-uwagba-cosi-diventerete-vincenti-sul-lavoro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2018 08:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Figlia di emigrati africani, laureata a Oxford, già pubblicitaria affermata, a soli 28 anni è già fonte di ispirazione per le donne. Ora ha scritto un libro e a noi dà cinque consigli fondamentali. Superando certi tabù&#8230; Ci si sentirebbe un po’ stupide a chiedere a questa ventottenne che si è fatta tutta da sola [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="id-single-testata eltdf-post-text-inner eltdf-grid-col-12">
<div class="eltdf-post-info-bottom">
<h2 class="eltdf-post-info-abstract id-abstract">Figlia di emigrati africani, laureata a Oxford, già pubblicitaria affermata, a soli 28 anni è già fonte di ispirazione per le donne. Ora ha scritto un libro e a noi dà cinque consigli fondamentali. Superando certi tabù&#8230;</h2>
<div class="eltdf-post-info-author">Ci si sentirebbe un po’ stupide a chiedere a questa ventottenne che si è fatta tutta da sola cosa si prova a finire nella lista dei 30 “under 30” più interessanti d’Europa stilata dal magazine di economia e finanza <em>Forbes</em>. Saresti tentata perché è femmina, perché è figlia di migranti (genitori del Camerun e della Nigeria), perché è partita dal nulla… Ma <strong>Otegha Uwagba</strong> è di quelle donne nuove che hanno l’istinto della conquista, del successo, della realizzazione di sé. Quelle che alla fine – ma anche all’inizio – vincono. E su <em>Forbes</em> finiscono per arrivarci, più prima che poi.</div>
</div>
</div>
<div class="id-single-corpo eltdf-post-text-inner">
<div class="eltdf-post-text-main">
<p><strong>La londinese Uwagba studia a Oxford, costruisce la sua carriera nelle agenzie pubblicitarie top</strong> del Regno Unito dove impara a fabbricare da dentro il valore dei brand, nel mezzo tra una e l’altra entra nel team di Vice, piattaforma globale di culto per millennial che non si riconoscono nella comunicazione tradizionale. Otegha lascia tutto quando capisce che anche lei può diventare un brand di valore e che la sua storia può ispirare una generazione di donne disposte a rinunciare al comfort del posto fisso in nome di una nuova libertà e flessibilità.<br />
Comincia a fare speech ispirazionali e <strong>fonda una community online – Women Who</strong>– che mette in contatto e dà grinta alle donne che lavorano, in particolare nei mestieri creativi. «Quando sono entrata in pubblicità, ho capito subito che era il regno degli uomini» racconta. «Nelle posizioni junior ci trovi un sacco di donne, ma quando sali tra i senior i maschi dominano. A me questa cosa disturbava tantissimo. Incrociavo, poi, molte arrabbiate, arcistufe di fare una fatica immane per emergere. Così mi è venuto in mente di creare qualcosa per quelle che la mattina si alzavano con la stessa domanda: perché combattere da sole se possiamo fare valere la nostra forza insieme? Così ho fondato Women Who».</p>
<p>Oggi Otegha, che rintraccia il segreto primo del suo successo nei genitori («Mi hanno trasmesso l’importanza di studiare e lavorare duro, di nutrire ambizioni e fiducia in me»), è diventata anche scrittrice: il suo <strong><em>Little Black Book</em>, bestseller del <em>Sunday Times</em>, è da pochi giorni arrivato in Italia, pubblicato da Solferino con il sottotitolo “Per ragazze che lavorano”.</strong> Il titolo gioca sull’assonanza con little black dress, come si chiama in inglese il tubino nero, a indicare un pezzo basico e utile, immancabile nella vita di una giovane donna, come Otegha vorrebbe appunto che fosse il suo manuale, che trabocca di consigli pragmaticissimi per tutti i giorni: da come farsi valere sul lavoro e non distruggersi la vita privata a come usare Instagram a proprio vantaggio, a come chiedere più soldi e riuscire a ottenerli. Perché l’obiettivo delle nuove donne è farsi strada –  specie se si è freelance e si fa un lavoro creativo – ma senza tradire se stesse, raggiungere il successo sì, ma alle proprie condizioni. A Io donna dà cinque consigli basilari.</p>
<div class="teads-inread sm-screen">
<div id="teads0" class="teads-player"><strong>Parlate di soldi</strong></div>
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<p>«Dacché studiavo, ero consapevole che se volevo una vita decorosa dovevo guadagnare bene: il denaro è stato per me una molla fondamentale. Purtroppo, uno stigma sociale potentissimo circonda il parlare di denaro in maniera serena, specie se si è donne e ancor di più se si fa un lavoro creativo: c’è questa assurda concezione dei lavori creativi, ovvero che le persone li facciano per averne piacere e gratificazione e che questo basti. Perciò io dico: parlate di denaro liberamente, e chiedetene di più quando pensate di meritarlo».</p>
<p><strong>Autopromuovetevi</strong><br />
«Già dai tempi della scuola ci convincono che dobbiamo studiare duro, prendere bei voti e tenere la testa bassa. Da adulte, ci portiamo dietro questa mentalità per cui al lavoro,  pur meritando molto, siamo pessime nell’autopromuoverci e nel pretendere quanto ci spetta. E il nostro impegno diventa invisibile. Invece io dico alle donne: non date per scontato che gli altri vedano la gran mole di lavoro che eseguite o quanto bene la facciate, perché sono troppo occupati per accorgersene. Cogliete tutte le buone occasioni per mettervi in mostra. Esempio: un cliente vi ha mandato un’email con un buon feedback? Superate la ritrosia e girate l’email al vostro capo».</p>
<p><strong>Fatevi notare</strong><br />
Per farsi notare, sostiene l’autrice, è necessario fare di se stesse una sorta di brand. «Ormai nelle aziende c’è una forte competizione e, arrivate a un certo punto, le proprie capacità sono facilmente intercambiabili con quelle di qualcun altro» racconta. «In questo caso, avere un brand efficace di se stesse, ovvero saper comunicare quella particolare combinazione di competenze ed esperienze che ci rendono uniche, fa la differenza». L’importante, continua, è identificare bene il punto di forza della nostra offerta, trovare la propria nicchia, calarsi nella parte ma restando assolutamente se stesse e giocarsi bene sui social.</p>
<p><strong>Usate il potere del no</strong><br />
«Il “no” è una tra le armi più potenti di cui disponiamo per proteggere il nostro tempo e le nostre energie» dice Otegha. Che ne scrive così: «Non tutte le richieste o le opportunità sono uguali, e occuparsi di troppe attività nel tentativo di soddisfare qualunque offerta che ricevi è il metodo migliore per far felici tutti tranne te, sempre che tu riesca a tenere fede agli impegni presi. Ogni volta che il tuo desiderio di compiacere le persone ti impedisce di dire no a qualcuno, oppure sei tentata di dire sì perché l’alternativa ti sembra complicata, cerca di ricordare qual è la posta in gioco».</p>
<p><strong>Aumentate le relazioni</strong><br />
«Cercate di fare nuove conoscenze, sempre e ovunque, avvicinate i professionisti più importanti del vostro settore, ma coltivate con continuità anche i contatti con i vostri pari» consiglia Otegha parlando dell’importanza dell’incontro, cruciale in tempi bulimici di contatti virtuali. «Non abbiate paura di mandare email alle persone cui volete presentarvi chiedendo mezz’ora del loro tempo per un caffè. Offrite il vostro aiuto, chiedete qualcosa agli altri, connettete tra loro le persone se ne possono avere vantaggi. L’obiettivo non è avere un utile immediato, ma incontrare: molte opportunità professionali nascono dalle relazioni e farne nascere di nuove e nutrirle nel tempo moltiplica le possibilità».</p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2018/09/13/otegha-uwagba-cosi-diventerete-vincenti-sul-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>La creatività delle donne aumenta con l’età</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2018 09:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[“Basta coi pregiudizi sull’età. La capacità di partorire idee e progetti nuovi (nell’arte e nella scienza, ma anche nella vita quotidiana) non arriva all’improvviso, è frutto di fatica e di esperienza” dice la filosofa Francesca Rigotti, che interverrà a Pistoia al festival di antropologia. E spiega come sono nati i preconcetti. Risalendo su su fino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Basta coi pregiudizi sull’età. La capacità di partorire idee e progetti nuovi (nell’arte e nella scienza, ma anche nella vita quotidiana) non arriva all’improvviso, è frutto di fatica e di esperienza” dice la filosofa Francesca Rigotti, che interverrà a Pistoia al festival di antropologia. E spiega come sono nati i preconcetti. Risalendo su su fino a Platone e arrivando a Camilla Läckberg, che ha scritto l’ultimo bestseller mentre allattava la quarta figlia&#8230;</p>
<p><span class="first-letter">P</span>erché diciamo “la paternità di un’idea” e non “la maternità di un’idea”? Dopo un po’ che se ne parla con <strong>la filosofa Francesca Rigotti</strong> (autrice del<strong> <em>De Senectute</em></strong> per Einaudi, docente all’Università della Svizzera italiana, dopo Zurigo e Gottingen), appare chiaro che tutto è appeso al filo di questa domanda. Perché da qui bisogna partire per spingersi nella landa, poco frequentata e forse inquietante, delle signore in là con gli anni e della loro capacità inventiva.</p>
<p><em><strong>“Donna anziana” ha un alone respingente in sé.<br />
</strong></em>Il pregiudizio si è solidificato nel corso dei secoli. Pensiamo solo al cinquecentesco componimento poetico del <em>Vituperium in vetulam</em>, invettiva contro la vecchia, appunto. Alla base, la convinzione che non essendo più fertile, non avendo più la valvola del suo ciclo, la donna si tenga dentro gli umori cattivi e diventi inevitabilmente acida, strega, suocera. Tra maschi e femmine non è diversa la vecchiaia in sé, ma il modo in cui ci è stata proiettata addosso. E proprio in virtù del fatto che a una certa età non siamo più procreative.</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-812" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/11/GettyImages-511680366-300x200.jpg" alt="" width="470" height="313" /></p>
<p><em><strong>Facciamo un passo indietro: che cosa s’intende per creatività?</strong></em><br />
Oggi è una prerogativa attribuita specialmente a pubblicitari e designer. In realtà è un processo molto più esteso: la creazione riguarda non solo l’arte, la scienza o la filosofia, ma anche la vita quotidiana. E per farlo servono due elementi. Innanzitutto la fatica: l’idea nuova non è un bel venticello che ti sfiora all’improvviso. Lo confermano tutti gli studi sulle scoperte matematiche. È la punta ma sotto ci deve essere l’iceberg. Lo scienziato Jules-Henri Poincaré ha raccontato che la soluzione di un problema complesso gli venne mentre poggiava il piede sul predellino di un omnibus nella Parigi degli anni Venti: ma grazie al lavorio incessante del periodo precedente. Il secondo elemento è un principio della mente, il pensiero analogico: il nuovo nasce in analogia col vecchio, per somiglianza. Come, facendo un esempio non mio, la carrozza ferroviaria deriva da quella a cavalli.</p>
<p><em><strong>Per tornare alle donne anziane…</strong></em><br />
Il linguaggio della creatività, da Platone in poi, si è formato per analogia su quello della maternità: si dice “partorire un concetto”, “mettere al mondo un’idea”, magari “dopo una lunga gestazione”. Ma attenzione, espropriando le donne, confinandole alla pro-creazione: c’è sempre “la paternità di un’idea”, mai la maternità. L’idea può essere partorita “con travaglio”, la famosa fatica, esclusivamente dalla mente maschile. Socrate, attraverso Platone che ne scrive <em>I Dialoghi</em>, evoca la figura di sua madre che era una levatrice con una similitudine: come lei aiutava le giovani a mettere al mondo i figli, così io aiuto i giovani a mettere al mondo le idee.</p>
<p><em><strong>Un giudizio che ha pesato sulle donne anche come un limite autoimposto?</strong></em><br />
Nella prefazione al suo ultimo giallo, <em>La strega</em>, la svedese Camilla Läckberg racconta che l’ha scritto dopo il parto della sua quarta figlia: la quarta! E mica un librino: 700 pagine! Una puerpera creativa oltre che una femmina procreativa. Mentre il mito che tutte abbiamo assorbito recita: nel primo anno di vita di un bambino, poppate, pannolini e strani ormoni impediscono di pensare! Le donne partoriscono idee e figli: è una doppia creatività. E mi fanno così paura certi trentenni senza prole ai vertici della politica: che ne sanno della responsabilità verso gli altri?</p>
<p><em><strong>La procreazione è a tempo, la creazione no. Anche per questo un anziano gioca una partita diversa da una coetanea sul piano della desiderabilità?</strong></em><br />
Nella percezione comune l’uomo può diventare addirittura più autorevole e affascinante. La tivù è piena di opinionisti: uomini creativamente capaci di elaborare un pensiero. Le donne presenti sono perlopiù giornaliste: fanno domande ai maschi. Oppure politiche: esprimono il parere del partito, non il proprio. Al di là del credo politico, Angela Merkel bisognerebbe tenerla al potere come modello per le bambine.</p>
<p><em><strong>Anche senza essere la Merkel come si può allenare la propria vena creativa?</strong></em><br />
Coltivando progetti. Nel senso latino del termine: <em>pro-jacere</em>, gettare avanti. Anche nelle cose semplici della vita quotidiana. Anziché scavare nel pozzo del passato, come diceva Norberto Bobbio che aveva una visione molto malinconica della vita. Perché poi la terra, a qualunque età, va buttata fuori. Nel nostro futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2018/08/23/la-creativita-delle-donne-aumenta-con-leta/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>“Consigli per una donna forte”: la bellissima poesia di Gioconda Belli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Se sei una donna forte proteggiti dalle bestie che vorranno nutrirsi del tuo cuore. Usano tutti i travestimenti del carnevale della terra: si vestono da sensi di colpa, da opportunità, da prezzi che si devono pagare. Non per illuminarsi con il tuo fuoco ma per spegnere la passione l’erudizione delle tue fantasie Non perdere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Se sei una donna forte<br />
proteggiti dalle bestie che vorranno nutrirsi del tuo cuore.<br />
Usano tutti i travestimenti del carnevale della terra:<br />
si vestono da sensi di colpa, da opportunità,<br />
da prezzi che si devono pagare.<br />
Non per illuminarsi con il tuo fuoco<br />
ma per spegnere la passione<br />
l’erudizione delle tue fantasie<br />
Non perdere l’empatia, ma temi ciò che ti porta a negarti la parola,<br />
a nascondere chi sei,<br />
ciò che ti obbliga a essere remissiva<br />
e ti promette un regno terrestre in cambio<br />
di un sorriso compiacente.<br />
Se sei una donna forte<br />
preparati alla battaglia:<br />
imparare a stare sola<br />
a dormire nella più assoluta oscurità senza paura<br />
che nessuno ti tiri una fune quando ruggisce la tormenta<br />
a nuotare contro corrente.<br />
Educati all’occupazione della riflessione e dell’intelletto.<br />
Leggi, fai l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello, circondalo di fossi profondi però fagli ampie porte e finestre.<br />
E’ necessario che coltivi grandi amicizie<br />
che coloro che ti circondano e ti amano sappiano chi sei,<br />
che tu faccia un circolo di roghi e accenda al centro della tua stanza<br />
una stufa sempre accesa dove si mantenga l’ardore dei tuoi sogni.<br />
Se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi<br />
e invoca la memoria di donne antiche.<br />
Fai sapere che sei un campo magnetico.<br />
Proteggiti, però proteggiti per prima.<br />
Costruisciti. Prenditi cura di te.<br />
Apprezza il tuo potere.<br />
Difendilo.<br />
Fallo per te:<br />
Te lo chiedo in nome di tutte noi.</p>
<p><strong>Gioconda Belli</strong></p>
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		<title>Denise, la donna che in bici ha raggiunto la velocità di un Boeing 747</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 12:57:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[È madre di tre figli e prima di segnare il record del mondo in bicicletta ha lavorato come imprenditrice. Poi ha mollato tutto e ha iniziato ad allenarsi. La sua storia 296 chilometri all’ora. Come un Boeing 747 in fase di decollo. Nessuno era mai andato così veloce pedalando su una bicicletta o su qualsiasi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-header article-header-content">
<h3 class="lead">È madre di tre figli e prima di segnare il record del mondo in bicicletta ha lavorato come imprenditrice. Poi ha mollato tutto e ha iniziato ad allenarsi. La sua storia</h3>
</div>
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<p>296 chilometri all’ora. Come un Boeing 747 in fase di decollo. Nessuno era mai andato così veloce pedalando su una bicicletta o su qualsiasi altro mezzo simile. È il record che ha segnato la statunitense <strong>Denise Mueller-Korenek</strong>, 45 anni e mamma di tre figli. Per riuscirci si è allenata per anni e il 16 settembre scorso, salita in sella alla sua bici, ha raggiunto quella velocità pedalando nel deserto di sale dello Utah, il Bonneville Salt Flats.</p>
<p>Per riuscirci Denise si è preparata e ha gareggiato con una bici creata ad hoc, fatta in fibra di carbonio, lunga più di due metri e con un peso di 15 chili.</p>
<p>È stata attaccata sul retro di una macchina da corsa «dragster» da 800 cavalli di potenza (veicolo molto lungo usati per gare di accelerazione senza curve) fino a quando ha toccato i 160 chilometri orari. Poi è stata rilasciata e ha fatto tutto da sola, pedalando nella scia del veicolo guidato da Shea Holbrook, pilota professionista di corse automobilistiche.</p>
<p>La campionessa aveva stimato di raggiungere al massimo una velocità pari <strong>281 chilometri all’ora</strong> e invece ha superato anche se stessa. E strappando il record all’atleta che l’aveva conseguito prima di lei, vent’anni fa, toccando i 268 chilometri all’ora.</p>
<p>«È stata una cosa assurda, ma è valsa la pena di fare anni di sacrifici», ha commentato Denise Mueller-Korenek, che prima di aggiudicarsi il record del mondo ha lavorato come imprenditrice e solo cinque anni fa ha ripreso ad allenarsi per partecipare a gare tra atleti.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.vanityfair.it/sport/storie-sport/2018/09/23/denise-bici-velocita-record-mondo" target="_blank" rel="noopener">Vanityfair.it</a></p>
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		<title>Laura Dekker, altro che bambole&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 07:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Al 2015 la più giovane velista ad aver completato la circumnavigazione del globo in solitaria. Laura Dekker è nata il 20 settembre 1995 su una barca nel porto di Whangarei, in Nuova Zelanda, in quanto i suoi genitori, esperti marinai, erano in quel momento impegnati in un viaggio attraverso l&#8217;oceano Indiano e il Pacifico. Suo padre, Dick Dekker, è olandese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Al 2015 la più giovane velista ad aver completato la circumnavigazione del globo in solitaria.</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Laura Dekker è nata il 20 settembre 1995 su una barca nel porto di Whangarei, in Nuova Zelanda, in quanto i suoi genitori, esperti marinai, erano in quel momento impegnati in un viaggio attraverso l&#8217;oceano Indiano e il Pacifico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Suo padre, Dick Dekker, è olandese e sua madre, Babs Müller, è tedesca, il che ha conferito alla figlia tre cittadinanze, le due dei genitori per ius sanguinis e quella neozelandese per ius soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Laura Dekker è al 2015 la più giovane velista ad aver completato la circumnavigazione del globo in solitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Complice la decisione dei genitori di non interrompere il viaggio nonostante la sua nascita, Laura ha trascorso i primi quattro anni di vita in viaggio per mare prima di stabilirsi a Wijk bij Duurstede, luogo d&#8217;origine del padre Dick e residenza della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">A sei anni la Dekker ha ricevuto come dono di compleanno la sua prima barca, modello Optimist, con la quale ha iniziato a navigare, apprendendo le tecniche di navigazione praticamente da autodidatta.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, per il suo decimo compleanno, le hanno regalato un natante più grande, modello Hurley 700, che lei ha battezzato Guppy. Laura ha usato quest&#8217;ultima barca per effettuare lunghe navigazioni in solitaria, durante le vacanze da scuola, nel Wattenmeer e nel Mare del Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel maggio 2009 ha compiuto una traversata in solitaria da Maurik, porto fluviale nei pressi di Wijk bij Duurstede, fino a Lowestoft nel Regno Unito, dove è stata fermata dalle autorità locali che, preoccupate per la sua incolumità, hanno contattato il padre chiedendogli di riaccompagnarla al ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il progetto del giro del mondo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;agosto 2009 Laura ha annunciato, in un&#8217;intervista al giornale olandese Algemeen Dagblad, di progettare un giro del mondo in solitaria della durata stimata di due anni. Se tale tentativo fosse andato a buon fine, Laura sarebbe divenuta la persona più giovane a compiere una simile impresa, battendo il record dell&#8217;inglese Michael Perham, che la completò a 17 anni (il record stabilito nel 2010 da Jessica Watson non è stato riconosciuto).</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre, con cui vive dopo la separazione dei genitori, la supportò. La madre, inizialmente contraria, ha poi accettato. Laura progettò quindi di partire a bordo del suo Hurley 700, chiamato Guppy, equipaggiato con GPS e ausili di navigazione opportuni per compiere l&#8217;impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio doveva procedere in direzione est, partendo dai Paesi Bassi e attraverso il Mediterraneo passare il Canale di Suez, il Golfo di Aden e le coste della Somalia, o, in caso di rischio pirateria, circumnavigare l&#8217;Africa<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo avrebbe attraversato l&#8217;oceano Pacifico, per poi passare il Canale di Panama e attraversare l&#8217;Atlantico. Per adempiere gli obblighi scolastici la Wereldschool, un istituto specializzato in istruzione per corrispondenza, avrebbe fornito materiale per studio autonomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il viiaggio di Laura</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Laura Dekker sarebbe stata altresì seguita da un team di supporto, per aiutarla in caso di passaggi difficili come il Canale di Panama. Il sistema di rintracciamentoIridium, installato sulla barca, avrebbe poi consentito di tracciare il viaggio passo a passo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte articolo: <a href="https://www.nauticareport.it/dettnews.php?idx=6&amp;pg=8173" target="_blank" rel="noopener">nauticareport.it</a></p>
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		<title>Franca Viola, il volto dell&#8217;emancipazione femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 9 gennaio Franca Viola, considerata la prima donna italiana a rifiutare il “matrimonio riparatore”, nel 1966, ha compiuto 70 anni. Da decenni Viola è considerata un esempio di emancipazione da molte donne italiane per essersi opposta a una pratica lesiva della libertà femminile, estremamente diffusa per secoli; per la stessa ragione l’8 marzo 2014 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-meta social cf">
<div id="social" class="social-share fixed" style="text-align: justify;">Il 9 gennaio Franca Viola, considerata la prima donna italiana a rifiutare il “matrimonio riparatore”, nel 1966, ha compiuto 70 anni. Da decenni Viola è considerata un esempio di emancipazione da molte donne italiane per essersi opposta a una pratica lesiva della libertà femminile, estremamente diffusa per secoli; per la stessa ragione l’8 marzo 2014 fu insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano.</div>
</div>
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<div id="singleBody">
<p style="text-align: justify;">Per capire l’importanza della scelta di Viola bisogna ricordare che fino al 1981 nel codice penale italiano c’era un articolo, il 544, che con riferimento al reato di stupro – allora e fino al 1996 considerato un “delitto contro la moralità pubblica e il buon costume” e non contro la persona – diceva:</p>
<blockquote><p>«Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali».</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">In pratica una persona colpevole di stupro poteva evitare di andare in prigione se sposava la persona che aveva stuprato. Questo era quello che sperava di fare Filippo Melodia, che il 26 dicembre 1965 rapì Franca Viola, allora diciassettenne, per poi tenerla segregata per otto giorni e violentarla più volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Viola è nata ad Alcamo, in Sicilia, in una famiglia di agricoltori. Prima del rapimento e dello stupro era stata fidanzata con Melodia, ma il fidanzamento era stato sciolto con l’intervento del padre della ragazza, Bernardo Viola, quando Melodia, nipote di un mafioso, era stato arrestato per furto e appartenenza a una banda mafiosa. Per questo, ancora prima del rapimento, la famiglia aveva subito una serie di minacce oltre all’incendio della propria vigna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno del rapimento Melodia entrò a casa della famiglia Viola insieme a dodici altri uomini, che aggredirono la madre di Viola e rapirono sia lei che suo fratello di 8 anni, Mariano, lasciato libero poco dopo. Il primo gennaio 1966 Bernardo Viola fu contattato dai parenti di Melodia per organizzare un incontro in cui mettersi d’accordo sul matrimonio di Franca Viola con il suo stupratore. I genitori della ragazza si misero d’accordo con la polizia e fecero finta di accettare il matrimonio riparatore per scoprire dove fosse tenuta la figlia: il giorno dopo la polizia fece irruzione nella casa in cui era prigioniera per liberarla e arrestare Melodia.</p>
<p style="text-align: justify;">Franca Viola e la sua famiglia rifiutarono il matrimonio riparatore e per questo Filippo Melodia fu processato, a Trapani, nel dicembre del 1966. Intanto la storia era diventata nota a livello nazionale e seguita da tutti i quotidiani. Il pubblico ministero chiese 22 anni di carcere per Melodia. Gli avvocati della difesa provarono a screditare Viola dicendo che era consenziente alla “fuga d’amore”; il fatto che probabilmente avesse avuto rapporti sessuali anche prima del rapimento fu considerato un elemento a favore di questa tesi. Un’altra cosa sostenuta dalla difesa era che l’articolo 544 favorisse le donne e in generale le coppie giovani, perché all’epoca era difficile sposarsi senza il consenso dei genitori e quella legge permetteva di farlo senza rischi.</p>
<div id="attachment_1895957" class="wp-caption aligncenter" style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1895957" src="http://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2018/01/bernardo_viola.jpg" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" srcset="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2018/01/bernardo_viola.jpg 978w, https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2018/01/bernardo_viola-400x353.jpg 400w, https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2018/01/bernardo_viola-768x677.jpg 768w, https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2018/01/bernardo_viola-680x599.jpg 680w, https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2018/01/bernardo_viola-800x705.jpg 800w" alt="" width="978" height="862" /></div>
<p style="text-align: justify;">Alla fine Melodia fu condannato solo a 11 anni, perché le «usanze» furono considerate un’attenuante. La pena fu poi ridotta a 10 anni con l’aggiunta di due anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena, in Emilia-Romagna. Proprio a Modena Melodia fu ucciso il 13 aprile 1978, due anni dopo essere uscito dal carcere. Franca Viola invece si sposò nel 1968 con Giuseppe Ruisi: la coppia ebbe due figli. Viola vive tuttora ad Alcamo.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Viola ispirò un film, <em>La moglie più bella</em> (1970) di Damiano Damiani, con Ornella Muti nel ruolo della protagonista.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.ilpost.it/2018/01/10/franca-viola/" target="_blank" rel="noopener">ilpost.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Verso l’inverno: consigli per un autunno “morbido”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 09:07:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Ottobre sta per arrivare e con ottobre torna la voglia di passare del tempo a prendersi cura di sè, un tempo fatto di coccole, di calore, di morbidezza. Tutto questo, però, noi donne “contemporanee”, lo vogliamo sempre mantenendo un occhio puntato verso la salute e la forma fisica. Se qualche decennio fa si parlava di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ottobre sta per arrivare e con ottobre torna la voglia di passare del tempo a prendersi cura di sè, un tempo fatto di coccole, di calore, di morbidezza. Tutto questo, però, noi donne “contemporanee”, lo vogliamo sempre mantenendo un occhio puntato verso la salute e la forma fisica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualche decennio fa si parlava di “letargo” invernale, di coperte tirate sù fino al naso, di divani e di film strappalacrime in TV, conditi magari da cibi che scaldano lo spirito (in primis cioccolato), ora lo spirito è decisamente più “active”.</p>
<p style="text-align: justify;">A nessuna farebbe male una domenica di riposo in più, ma deve essere un’opzione secondaria!</p>
<p style="text-align: justify;">Come allora regalarsi qualche coccola mantenendosi sempre “fit”?</p>
<p style="text-align: justify;">Eccovi il breviario per un inverno “pigramente attivo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1- il benessere parte dall’anima</strong>, ce lo dicono da sempre. Curiamo quindi il nostro spirito concedendoci qualche coccola “zen”. Una mezza giornata o una serata in una <strong>City Spa</strong>, o meglio ancora in un complesso termale urbano, non solo rinnoveranno la pelle, ma rilasseranno la mente, lavando via tutte le impurità e i pensieri negativi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2-</strong> L’inverno ha due difetti, soprattutto per noi donne, leggermente meteoropatiche di natura: la poca luce e il freddo. <strong>Il sole ha un effetto energizzante</strong>, migliora l’umore e scalda pelle e spirito. Nei paesi scandinavi, dove l’inverno è caratterizzato da giornate particolarmente corte, le persone si concedono dei veri e propri “bagni di sole”, sfruttando le ore centrali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il consiglio è di utilizzare le pause pranzo per concedersi energiche ed energetiche camminate, anche solo attorno all’isolato, purchè siano fatte al sole. Da una parte svegliate l’organismo, dall’altra vi immergete il più possibile nella luce solare, che avrà un effetto positivo su corpo e spirito.<img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-6089" src="http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9.jpg" sizes="(max-width: 887px) 100vw, 887px" srcset="http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-300x200.jpg 300w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-768x512.jpg 768w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-640x426.jpg 640w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-180x120.jpg 180w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-330x220.jpg 330w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-296x197.jpg 296w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-690x460.jpg 690w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9-870x580.jpg 870w, http://blog.iodonna.it/runners/files/2016/09/GR7DR9.jpg 887w" alt="" width="887" height="591" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3- Non tralasciate la corsa</strong>. Chi in estate si era abituato a correre al mattino presto o alla sera, con l’avvicinarsi dell’inverno si troverà “spiazzato” dalle giornate corte e dovrà abituarsi a correre al buio. Il risultato è che molti di noi, poco invogliati dall’assenza di luce, tralasciano l’attività fisica. Niente di più sbagliato! Se siete abituate a praticare sport, un arresto del training vi porterà a mettere peso facilmente: in pratica continuerete ad alimentarvi come se vi allenaste, ma non consumate abbastanza calorie. La conseguenza sono quegli odiosi chiletti che caratterizzano l’inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto potete cambiare orario o cambaire percorso alla ricerca di un tragitto illuminato, ma per nulla al mondo smettete di correre. La perdita di forma fisica, faticosamente raggiunta, vi intristirà ancora di più!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4-</strong> Si dice che <strong>i capelli</strong> siano il più bell’accessorio di una donna… Le stagioni di passaggio sono invece caratterizzate da una mancanza di forza e luminosità di pelle e chiome: il ritorno al lavoro, lo stress, l’inquinamento cittadino, il cambio di stagione ci trovano con capelli spenti, secchi e fragili. Avete mai notato che proprio in autunno i vostri capelli appaiono ruvidi, la spazzola scorre con difficoltà sulle lunghezze, il colore sembra opaco? Il consiglio è quello di farsi una coccola extra e di <strong>utilizzare una gamma di prodotti super nutriente</strong>, che possa far ritrovare alle vostre chiome luminosità, morbidezza e setosità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5-</strong> In ultimo, <strong>optate per una dieta ricca di colori</strong> e alimenti non trattati. Utilizzate le sere autunnali per darvi ai fornelli, imparando nuove ricette. Fate entrare nei vostri frigoriferi frutta e verdura di stagione, come i coloratissimi peperoni, le melanzane, i cavoli e le mele. Approfittatene per cucinare piatti dalla cottura più lenta, come legumi e cereali, scegliendo fra le tantissime proposte dei negozi. L’autunno ci regala sapori nuovi e molto più tempo per dedicarsi all’arte culinaria. Insomma, finiamola con insalate e mozzarelle e dedichiamoci alla scoperta di piatti colorati e vitaminici. I piatti colorati e i sapori che ci eravamo quasi scordati dall’anno precedente renderanno la tavola un momento di gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mangiamo con allegria e… magari con un occhio alla dieta</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="http://blog.iodonna.it/runners/2016/09/27/verso-linverno-consigli-per-un-autunno-morbido/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>Rinfresca la tua Mente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 07:02:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Rinfrescare sempre la mente: ecco un eccellente consiglio per restare sempre attenti al cambiamento e soprattutto per adattarsi al cambiamento e a ogni situazione nuova. Rinfrescare la mente, cioè cercare sempre idee, strade e soluzioni nuove. Non sedersi mai sugli allori e non sedersi mai neppure sullo sconforto, che è altrettanto confortevole delle routine più abituali. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Rinfrescare sempre la mente: ecco un eccellente consiglio per restare sempre attenti al cambiamento e soprattutto per <em>adattarsi </em>al cambiamento e a ogni situazione nuova.<br />
</span><span class="s1">Rinfrescare la mente, cioè cercare sempre idee, strade e soluzioni nuove. Non sedersi mai sugli allori e non sedersi mai neppure sullo sconforto, che è altrettanto confortevole delle routine più abituali</span><span class="s1">.</span></p>
<h3 class="p1"><strong><span class="s1">NON DARE PER SCONTATO QUELLO CHE HAI</span></strong></h3>
<p class="p1"><span class="s1">Sì, anche lo sconforto ci conforta. Sembra un gioco di parole fine a se stesso, in realtà racchiude una semplice quanto dura verità: tendiamo a rifugiarci nelle nostre autolimitazioni, a utilizzarle come scuse per non cambiare, per non migliorare, per non evolvere, per restare trincerati nella nostra zona di comfort.<br />
</span><span class="s1">Perciò, tieni sempre la mente e l’attenzione allenate.<br />
</span><span class="s1">Non dare per scontato quello che hai, non dare per scontato quello che non hai. Quello che hai lo hai ottenuto con il tuo lavoro, lo hai creato tu, con le tue idee, con le tue mani, con il tuo denaro. Non darlo per scontato: i tuoi successi sono tutti intorno a te, non devi fare altro che aprire gli occhi e accorgerti di essi.</span></p>
<h3 class="p1"><strong><span class="s1">NON DARE PER SCONTATO QUELLO CHE NON HAI</span></strong></h3>
<p class="p1"><span class="s1">E anche quello che non hai non darlo per scontato. Il che significa che se non ce l’hai, o che se non hai raggiunto ancora quello che vuoi o che vorresti, non vuol dire che tu non possa raggiungerlo o averlo, non vuol dire che quella cosa ti è preclusa “per natura” o “per destino”. Se attivi le tue risorse per raggiungerla, quella, cosa, puoi raggiungerla. Devi essere disposto a pagare il prezzo, però. Devi essere disposto a mettere tutte le tue energie per arrivare a quella cosa. Sei disposto a farlo? Sei disposto a rinunciare alle tue abitudini, alle tue routine, ai week-end, ai piaceri ordinari per dedicare tutto te stesso a raggiungere quella cosa? Sei pronto a trasformare quella cosa in una (magnifica) ossessione?</span></p>
<h3 class="p1"><strong><span class="s1">INTUIZIONE E SUDORE</span></strong></h3>
<p class="p1"><span class="s1">Come credi che si formino i campioni di ogni settore, dal nulla? Dal “talento”? Sai bene che non è così, sai bene che la verità è nelle parole di Thomas Edison: “Il genio è per il 5% intuizione e per il 95% sudore”. Sei pronto a <em>sudare</em>? Se sì, non c’è niente che tu non possa raggiungere, nei limiti oggettivi della tua natura, s’intende ovviamente.<br />
</span><span class="s1">Perciò, non dare nulla per scontato: osserva i tuoi successi e gioiscine, ma subito distaccati da essi e ritorna a tuffarti nell’acqua della vita, sempre in movimento, sempre in cambiamento. Sii come l’acqua: rinnovati in ogni istante e adattati a ogni situazione.</span></p>
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		<item>
		<title>Sonia Ragazzini -Storie di successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/storie-di-successo-sonia-ragazzini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 07:53:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 1989 sono arrivata a Firenze a 23 anni con tanto entusiasmo, ho fatto una scuola di fotografia di moda ( Click Up ) , mi sono mantenuta lavorando alla sera nei ristoranti, ed ho fatto la fotografa di moda per delle agenzie per circa 5 anni. Nel 1994 ho iniziato a lavorare per un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1989 sono arrivata a Firenze a 23 anni con tanto entusiasmo, ho fatto una scuola di fotografia di moda ( Click Up ) , mi sono mantenuta lavorando alla sera nei ristoranti, ed ho fatto la fotografa di moda per delle agenzie per circa 5 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1994 ho iniziato a lavorare per un artigiano che decorava il legno con la foglia oro e argento, li ho imparato questo bellissimo mestiere facendo tesoro di quello che facevo; poi provavo anche a casa sperimentando ciò che vedevo fare al mio datore di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">È il 1997, arriva l’anno che apro la mia attività, in punta di piedi affronto le mille difficoltà, che purtroppo trova una donna da sola, ma con perseveranza e capacità mi faccio conoscere e piano piano arrivano i primi clienti. Il mio obiettivo principale è quello di creare nuovi contrasti ed originali forme , usando cornici intagliate a mano oppure cornici semplici ma dipinte o rifinite con la foglia oro o argento vero , dedicandomi alla ricerca di nuovi accostamenti stilistici per arredi classici e moderni, la creazione di una cornice è un lavoro complesso che richiede tanti passaggi che poca gente conosce.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un anno ho iniziato anche a decorare dei pannelli con materiali a rilievo , stile super moderno , dove faccio accostamenti di colore in base all’arredo dove essi vengono collocati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2018 mi inserisco nel grande gruppo di Woman in Charge, sono meravigliata ed anche stupita dalla potenza di comunicazione ed inventiva di questa chat, dove ogni giorno puoi trovare uno spunto o la forza di andare avanti nella vita anche se piena di problemi ; li scopri un mondo di donne che come te devono affrontare gli ostacoli ,ma che con inventiva e capacità si uniscono e diventano una forza della natura.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-599 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/09/SCOGLIERA1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /> <img loading="lazy" class="size-medium wp-image-598 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/09/30_ART.DAMA-ORO-252x300.jpg" alt="" width="252" height="300" /> <img loading="lazy" class="size-medium wp-image-597 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/09/64_-OVALE-ROMANOF-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-596" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/09/A105_-ART.SOLE-ARGENTO-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-600 alignnone" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/09/CAPPELLO-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p><span style="color: #800080; font-size: 18pt;"><strong>Cornici Ragazzini</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sonia Ragazzini</span></p>


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		<title>Amna, la donna sollevatrice di pesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 07:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[“Anche di fronte alle più grandi sfide, non abbandonare mai i tuoi sogni. Più insisti, più ti avvicini a ottenere quello che desideri. Quando le cose diventano difficili, tu diventa ancora più forte” &#160; Quante volte nella vita ti sei sentita debole davanti alle difficoltà ? Quante volte ti sei sentita non adatta nel far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Anche di fronte alle più grandi sfide, non abbandonare mai i tuoi sogni. Più insisti, più ti avvicini a ottenere quello che desideri.<br />
Quando le cose diventano difficili, tu diventa ancora più forte”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quante volte nella vita ti sei sentita debole davanti alle difficoltà ?</strong><br />
<strong>Quante volte ti sei sentita non adatta nel far vedere le tue capacità e quante volte invece per necessità hai tirato fuori la grinta e dimostrato di potercela fare?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Noi donne siamo cosi, se vogliamo possiamo affrontare e superare tutte le difficoltà e non solo….</strong><br />
<strong>QUESTA È LA STORIA DI AMNA AL HADDAD, sollevatrice di pesi</strong></p>
<p>C’era una volta una giornalista di nome Amna. Amna non era felice, era fuori forma, in sovrappeso.<br />
Un giorno si disse:” Puoi fare molto più di questo, fa’ qualcosa, vai a camminare”<br />
E cosi fece.</p>
<p>Camminare le piacque così tanto che volle fare di più, cosi si dedicò alla corsa di fondo, poi alla corsa veloce.<br />
Cominciò ad allenarsi in palestra.<br />
Quando scopri il sollevamento pesi, capi che quello era lo sport per lei.</p>
<p>La vita di Amna cambiò quando la Federazione Internazionale del Sollevamento Pesi permise alle donne musulmane di gareggiare indossando una tuta coprente. Amna iniziò così a partecipare a competizioni in giro per l’Europa e gli Stati Uniti, diventando un icona per le ragazze musulmane di tutto il mondo.</p>
<p>Il sollevamento pesi le piaceva così tanto che cominciò ad allenarsi anche per le Olimpiadi di Rio.<br />
“Mi piace essere forte” dice Amna.<br />
“Essere una donna non significa che non puoi essere forte come o più di un uomo!”</p>
<p>Amna pensa che tutti debbano dedicarsi ad uno sport che amano<br />
“Qualunque sia l’età, la religione o l’etnia, lo sport fa bene a tutti” dice “Crea pace e unisce le nazioni”<br />
E aggiunge “Anche di fronte alle più grandi sfide, non abbandonare mai i tuoi sogni. Più insisti, più ti avvicini a ottenere quello che desideri.<br />
Quando le cose diventano difficili, tu diventa ancora più forte”</p>
<p>Questo non è altro che lo spirito WIC, una donna che non si arrende, che crede in se stessa e sfida se stessa per migliorarsi. Ogni donna trova la propria forza facendo ciò che le regala soddisfazione e passione, quindi non smettete mai di lottare per realizzare quello in cui credete. Mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.ilsuccessoedonna.com/storia-1" target="_blank" rel="noopener">ilsuccessoedonna.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>&#8220;Risolvo i problemi della fisica mentre faccio la spesa&#8221;</title>
		<link>https://womanincharge.it/risolvo-i-problemi-della-fisica-mentre-faccio-la-spesa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 07:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[È la prima volta in 60 anni di vita che il Cern di Ginevra è guidato da una donna, signora della fisica in odore di Nobel. Abbiamo incontrato Fabiola Gianotti a Spoleto dove ha ricevuto il Premio Carla Fendi istituito dall&#8217;omonima Fondazione. Un premio a tre: a Gianotti per il contributo alla fisica sperimentale delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È la prima volta in 60 anni di vita che il Cern di Ginevra è guidato da una donna, signora della fisica in odore di Nobel. Abbiamo incontrato <strong>Fabiola Gianotti</strong> a Spoleto dove ha ricevuto il Premio Carla Fendi istituito dall&#8217;omonima Fondazione. Un premio a tre: a Gianotti per il contributo alla fisica sperimentale delle particelle, e ai Nobel per la fisica 2013 Francois Englert e Peter Higgs.</p>
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<div class="field-item even"><img loading="lazy" src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/large/public/foto/2018/08/01/1533106730-7304321.jpg" alt="" width="665" height="221" /></div>
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<p>Tre nomi impressi nella storia. Il 4 luglio 2012 infatti Gianotti annunciò l&#8217;individuazione del Bosone di Higgs: era lei a guidare l&#8217;esperimento Atlas cui si deve la dimostrazione di ciò che Higgs aveva intuito nel 1964.</p>
<p>L&#8217;anno dopo fu prescelta come direttrice generale del <strong>Cern</strong> dove si sarebbe insediata nel gennaio 2016. Fu un&#8217;esplosione di notorietà per questa donna elegante, riservata e sottile. L&#8217;anno dopo il Time la collocava in quinta posizione nella graduatoria delle persone dell&#8217;anno. E&#8217; stata riconosciuta fra i Leading Global Thinkers. Secondo Forbes è tra le 100 donne più potenti del pianeta. Ma classifiche e visibilità internazionale non scalfiscono questa donna dedita alla ricerca.</p>
<div id="adv-video-article"></div>
<p><strong>Da adolescente era in bilico fra musica e fisica. Come arrivò alla scelta definitiva?</strong></p>
<p>«Ero una ragazzina molto curiosa, quindi molto attratta da discipline che potessero aiutare ad affrontare le domande fondamentali. Al liceo classico c&#8217;era un professore bravissimo che ci aveva entusiasmato. Poi fui molto colpita leggendo la biografia di Marie Curie. E comunque la fisica mi ha sempre interessato, magari all&#8217;inizio in maniera incosciente, non ero veramente sicura che questa fosse la mia strada, poi quando iniziai a studiare all&#8217;università le idee si chiarirono».</p>
<p><strong>Cosa l&#8217;aveva catturata della vita di Marie Curie?</strong></p>
<p>«In quella fase mi aveva colpito l&#8217;aspetto molto domestico della scienza. Il laboratorio era la sua casa, e viceversa. La scienza faceva parte della vita di tutti i giorni. Aveva la cucina e accanto il laboratorio. Trovai stupefacente che contribuire alla conoscenza dell&#8217;umanità appartenesse alla quotidianità».</p>
<p><strong>Suona ancora il pianoforte?</strong></p>
<p>«Purtroppo non tanto quanto vorrei, il tempo è molto limitato. Però cerco di tenermi allenata».</p>
<p><strong>Quando mette le mani sulla tastiera è per suonare</strong></p>
<p>«Scarlatti e Schubert. Ma sono tanti gli autori che amo».</p>
<p><strong>Lo studio della musica e della fisica che impatto hanno avuto sulla sua personalità? Cosa le hanno insegnato?</strong></p>
<p>«Entrambe le stesse cose. Serietà, rigore ma allo stesso tempo creatività. Hanno instillato la curiosità di cercare sempre percorsi nuovi, ma anche l&#8217;umiltà e la modestia perché ti fanno comprendere che si può sempre fare meglio».</p>
<p><strong>Cosa vuol dire per un fisico poter operare al Cern?</strong></p>
<p>«È come se un bimbo si trovasse in un negozio di giocattoli. E&#8217; il laboratorio più importante nel nostro campo, non c&#8217;è altro luogo dove desideri stare. E&#8217; stato determinante per me riuscire ad andare al Cern con una borsa di studio per giovani post-doc quindi avere un posto permanente».</p>
<p><strong>Che reazione ebbe alla notizia che era stata prescelta come direttore generale del Cern?</strong></p>
<p>«Panico. Mi chiesi, ora cosa faccio? Poi si razionalizza. Ora sono lieta. E&#8217; un lavoro fantastico, mai un giorno uguale all&#8217;altro».</p>
<p><strong>Quando scade il mandato?</strong></p>
<p>«Fra due anni e mezzo».</p>
<p><strong>Poi?</strong></p>
<p>«Finalmente ritorno alla ricerca».</p>
<p><strong>Amministra un budget annuale di un miliardo di franchi svizzeri. Una cifra estremamente impegnativa.</strong></p>
<p>«È il budget di una grossa università europea, corrisponde più o meno a un cappuccino all&#8217;anno per ogni cittadino europeo. Con questi soldi bisogna provvedere a innovare strumenti, acceleratori, grandi rivelatori, sviluppare tecnologie nuove e fare ricerca fondamentale. L&#8217;Italia contribuisce per circa il 10% del budget con 120 milioni di franchi svizzeri, ma ha un ritorno di circa 45 milioni di franchi in termini di commesse industriali».</p>
<p><strong>Riesce a dormire con questo carico di responsabilità?</strong></p>
<p>«Sì. Ci sono un po&#8217; di preoccupazioni e di difficoltà, come sempre nella vita. Ma è un lavoro di squadra: sia quando si è fisici sia quando si è in ruoli più dirigenziali. Al Cern si lavora assieme. Non è mai il lavoro di una sola persona».</p>
<p><strong>Non le piace la parola dirigere?</strong></p>
<p>«Al Cern siamo 17mila scienziati di 110 nazionalità. A prescindere dal ruolo gestionale e gerarchico, la forza del laboratorio sono le idee. Per dire: se l&#8217;idea buona viene dal più giovane degli scienziati, la si persegue».</p>
<p><strong>Lavorate tutti per lo stesso obiettivo, ma come in tutte le cose conta chi taglia il traguardo. Quanto è competitivo l&#8217;ambiente del Cern?</strong></p>
<p>«La competizione c&#8217;è, ma è molto sana. Sappiamo che la nostra scienza necessita di grandissimi strumenti e infrastrutture. Quindi ci rendiamo conto che non può essere l&#8217;opera di uno o qualche scienziato. E&#8217; la collaborazione di tutti che arriva al risultato. La competizione si diluisce nello scopo comune».</p>
<p><strong>Come dimostra il Premio Fendi in condivisione (90mila euro da destinarsi alla didattica scientifica).</strong></p>
<p>«Esatto».</p>
<p><strong>Rita Levi Montalcini decise a tavolino che non si sarebbe mai sposata per amore della scienza. E&#8217; anche il suo caso?</strong></p>
<p>«Non sposarmi, non fare una famiglia non è stata assolutamente una scelta di partenza. E&#8217; una questione di opportunità. Ho avuto molte opportunità nel campo professionale, e trovare la persona giusta nell&#8217;ambito più personale non è stata una cosa ovvia».</p>
<p><strong>Ama ricordare di essere stata una figlia molto amata.</strong></p>
<p>«Ho avuto genitori straordinari. Mi hanno dato un&#8217;educazione molto aperta e fatto conoscere tante cose diverse come la musica, il liceo classico, la fisica, lo sport. Un approccio naturale al giorno d&#8217;oggi, ma all&#8217;epoca, quando ero bambina, non era così comune. Mi hanno trasmesso una cultura molto vasta. Non da ultimo, mi hanno sempre insegnato il rispetto e il fatto che nella vita le cose vanno conquistate, e richiedono il massimo impegno».</p>
<p><strong>Vivono a Milano?</strong></p>
<p>«No, a Lugano».</p>
<p><strong>Quindi è quella la vostra città di riferimento?</strong></p>
<p>«Sì, è a Lugano che passiamo il Natale».</p>
<p><strong>Lei è rigorosa e meticolosa anche nella quotidianità o circoscrive tutto questo alla ricerca?</strong></p>
<p>«Lo sono per natura e per formazione. Sia nella musica sia nella fisica ho avuto questo tipo di educazione. Rigore e precisione, ma anche pazienza, bisogna essere molto pazienti sia in entrambe le discipline. Sono attitudini importanti cui aggiungere creatività e apertura mentale, nel campo scientifico bisogna essere aperti a nuove teorie, a osservazioni che sfidano intuizioni e percezioni. Quindi sì, tutto questo ha impregnato anche la mia vita».</p>
<p><strong>La fisica studia le leggi fondamentali della natura. Quanto ama la natura?</strong></p>
<p>«Tanto. E&#8217; un po&#8217; un&#8217;eredità di mio padre che è geologo micropaleontologo. Ha sempre avvicinato me e mio fratello alla natura. Ricordo le passeggiate in montagna durante le quali ci fermavamo ad osservare i fiori, i coleottori, le piante».</p>
<p><strong>Fabiola Gianotti e il rosso. La vediamo spesso di rosso vestita, da vero scorpione</strong></p>
<p>«E&#8217; il mio colore preferito. Anche perché essendo molto scura, bruna, se mi vestissi di nero sembrerei uscita da un funerale. Il rosso mi dà energia e vita».</p>
<p><strong>Ha detto che la soluzione o l&#8217;idea giusta arriva quando uno meno se l&#8217;aspetta, anche standosene in coda per un pagamento. Le è accaduto?</strong></p>
<p>«Sì, è capitato. Molte volte l&#8217;idea giusta arriva quando si stacca la testa da quello che si sta facendo. Per questo è importante che un ricercatore mantenga anche una vita abbastanza ricca, con interessi diversi, coltivando gli affetti e le passioni. Perché avere la testa sempre focalizzata sull&#8217;obiettivo chiave a volte non è la strada migliore per arrivare al risultato. A me capita molto spesso che quando penso troppo a una cosa non trovi la soluzione e poi mi viene quando sto facendo tutt&#8217;altro, magari facendo la coda al supermercato».</p>
<p><strong>Non riusciamo a immaginarla con un carrello della spesa.</strong></p>
<p>«Invece vado quasi tutti i giorni al supermercato. Io ho vita normalissima».</p>
<p><strong>Come vede l&#8217;Italia da Ginevra ?</strong></p>
<p>«Premetto che essendo a capo di una istituzione internazionale non posso fare commenti sulla situazione politica, né italiana né di altri paesi. Dico solo che io avverto un grande attaccamento all&#8217;arte, alle tradizioni, alla cultura. L&#8217;Italia è unica. Da un punto di vista scientifico, e in particolare nello studio delle particelle, l&#8217;Italia eccelle a livello mondiale. Non è un caso che io sia italiana, che mi trovi nella posizione in cui sono. Non sono l&#8217;unica. Tanti italiani sono stati a capo di progetti e di esperimenti».</p>
<p><strong>Per dire che, aldilà delle classifiche mortificanti, la nostra scuola dimostra che addirittura ha dei settori in cui eccelle.</strong></p>
<p>«Qui al Cern, l&#8217;Italia ha il contingente di scienziati più elevato: 2 mila studiosi. Questo dimostra il livello delle nostre università, soprattutto nel campo della fisica delle particelle. Attraverso industrie e l&#8217;Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il nostro Paese ha dato un contributo fondamentale per l&#8217;acceleratore, e dunque la scoperta di questa particella».</p>
<p><strong>Il bosone di Higgs cambierà la nostra vita?</strong></p>
<p>«L&#8217;ha già fatto. Le nuove tecnologie che abbiamo dovuto sviluppare per trovare questa nuova particella, e più in generale le nostre ricerche scientifiche, trovano applicazione in un ampio numero di settori: dai pannelli solari, allo studio di reperti storici, da scanner per diagnostica in campo medico, all&#8217;utilizzo di acceleratori per bombardare e distruggere cellule cancerogene. Aggiungo che in questo campo l&#8217;Italia è all&#8217;avanguardia con il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica voluto da Ugo Amaldi, e sviluppato in collaborazione con il Cern».</p>
<p><strong>Qual è l&#8217;età media dei vostri scienziati?</strong></p>
<p>«Il picco è a 27 anni, e circa il 30% dei fisici sono studenti di dottorato. Però guardi che lavorare al Cern allunga la vita, abbiamo anche tanti ultra ottantenni, compreso un premio Nobel che a 95 anni continua a venire in bicicletta tutti i giorni, a 95 anni».</p>
<p><strong>Chi non prosegue al Cern?</strong></p>
<p>«Per la verità solo il 10% rimane al Cern, anche a causa del numero ristretto dei posti. Si calcola che circa il 50% vada nell&#8217;industria, dalla finanza all&#8217;ingegneria, e un altro 40% in altre istituzioni pubbliche. Una delle missioni fondamentali del Cern è proprio quella di preparare i giovani, di formarli aldilà della ricerca».</p>
<p><strong>Qual è il rapporto ideale fra scienziato e società?</strong></p>
<p>«Uno dei doveri dello scienziato è quello di comunicare alla società i progressi e la conoscenza. Ma al tempo stesso, è pure un dovere non cedere alla pressione dei media: un risultato va rilasciato solo quando è maturo».</p>
<p><strong>Se torna a quel 4 luglio 2012, cosa le viene in mente?</strong></p>
<p>«Fu una giornata molto intensa ed emozionante. Era il momento in cui un lavoro ventennale condotto da scienziati da tutto il mondo culminava in una scoperta bellissima. Un punto di arrivo, ma anche di una nuova partenza».</p>
<p><strong>Perché sono sempre tante le domande aperte</strong></p>
<p>«Oggi conosciamo solo il 5% dell&#8217;universo. Sappiamo che il 25% è costituito da materia che non conosciamo: la chiamiamo materia oscura. Domande che continueremo ad affrontare nei prossimi anni».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="http://www.ilgiornale.it/news/risolvo-i-problemi-fisica-mentre-faccio-spesa-1560114.html" target="_blank" rel="noopener">ilgiornale.it</a></p>
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		<title>Quattro donne, quattro generazioni diverse. “Come eravamo, come siamo”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche se può sembrare strano, c’è stato un tempo, non così lontano, in cui nascere Donna poteva significare un’esistenza di silenzio e sottomissione. Anche in Italia. Anna è nata a Voghera (PV) nel 1931. Ha 85 anni, 4 figli e 4 nipoti. Giovanna è nata a Lanzo D’Intelvi (CO) nel 1945. Ha 72 anni, 2 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se può sembrare strano, c’è stato un tempo, non così lontano, in cui nascere Donna poteva significare un’esistenza di silenzio e sottomissione. Anche in Italia.</p>
<p>Anna è nata a Voghera (PV) nel 1931. Ha 85 anni, 4 figli e 4 nipoti. Giovanna è nata a Lanzo D’Intelvi (CO) nel 1945. Ha 72 anni, 2 figli e 2 nipoti. Paola è nata a Milano nel 1970. Ha 47 anni e 2 bambini. Federica è nata nel 1996 a Firenze. Ha soli 21 anni.</p>
<h3>Qual è stato il gioco della vostra infanzia?</h3>
<p><strong>Anna:</strong> Io e mia sorella giocavamo con il nostro gatto. Lo vestivamo e lo mettevamo a letto come fosse un bambino.</p>
<p><strong>Giovanna:</strong> I giochi in cortile: campana, salto della corda, bandiera.</p>
<p><strong>Paola:</strong> Il salto dell’elastico in cortile.</p>
<p><strong>Federica:</strong> Le Barbie ed i peluche con i quali mi divertivo ad inventare storie.</p>
<h3>Che cosa ricordate della scuola?</h3>
<p><strong>Anna:</strong> Non posso dimenticare il fatto che ci facevano stare con le braccia dietro la schiena e guai a chi si muoveva!Ricordo anche che andavo a piedi a scuola. All’epoca si camminava sempre, indipendentemente dalle distanze.</p>
<p><strong>Giovanna:</strong> L’odore della cartella di cuoio, sostituita poi dalla cinghia di gomma. Le dita sporche d’inchiostro, i pennini ed i banchi di legno con il foro per calamaio.</p>
<p><strong>Paola:</strong> L’autorità del mio maestro.</p>
<p><strong>Federica:</strong> Le maestre delle elementari molto “materne”. I giochi in cortile nell’intervallo.</p>
<h3>A quale età avete iniziato ad uscire da sole?</h3>
<p><strong>Anna:</strong> A 16 anni al mare. Potevo andare a ballare in compagnia dei figli di amici di famiglia. Ma mio padre veniva a riprendermi entro la mezzanotte.</p>
<p><strong>Giovanna:</strong> A 15 anni. Andavo al cinema la Domenica pomeriggio con le amiche.</p>
<p><strong>Paola:</strong> a 14 anni. Uscivo solo di pomeriggio con le mie amiche.</p>
<p><strong>Federica:</strong> Verso i 10 anni. Andava a fare merenda con le compagne di scuola o all’oratorio.</p>
<h3>Avete mai partecipato ad una manifestazione politica? E cosa ricordate della vostra prima volta al voto?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>Ho manifestato perché Trieste tornasse all’ Italia. La mia prima volta al voto è stata alla seconda elezione aperta alle donne. Ricordo un’emozione grandiosa.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>Nelle mia vita ho partecipato a diverse manifestazioni. La prima volta che ho votato è stato con molta partecipazione<strong>.</strong></p>
<p><strong>Paola: </strong>La mia prima manifestazione fu per la caduta di Pinochet. La sentivo molto poiché avevo un compagno di classe cileno. Poi ne sono seguite altre ma non tantissime poiché mi ha fatto sempre paura la folla. La prima volta che ho votato ero abbastanza spaesata ma ci tenevo a dire la mia.</p>
<p><strong>Federica: </strong>Al liceo facevo parte del collettivo e quindi partecipavo spesso a manifestazioni. Ora invece ho perso interesse perché non sono così sicura di poter fare la differenza. La prima volta che ho votato ero molto emozionata.</p>
<h3>Vi siete mai sentite sminuite oppure discriminate in quanto donne?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>Come donna no. Come figlia di un siciliano si.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>Non mi è mai successo. Sono stata fortunata.</p>
<p><strong>Paola: </strong>Non ho mai subito palesi atti discriminatori. Però ho sempre sentito quel filo sottile che mette un po’ in dubbio le tue capacità perché sei una donna.</p>
<p><strong>Federica: </strong>No ma sono consapevole che può succedere.</p>
<h3>Qual è il vostro pensiero su divorzio, convivenza, contraccezione ed aborto?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>Su aborto e convivenza sono contraria. Il divorzio lo ammetto cos’ come la contraccezione.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>Sono state tutte tappe fondamentali sul cammino dei diritti civili. Ma la strada è ancora lunga.</p>
<p><strong>Paola: </strong>Sono sacrosanti diritti e come tali devono essere garantiti e tutelati dalla legge.</p>
<p><strong>Federica: </strong>Sono a favore di tutti poiché rientrano nell’ambito della libertà personale e del diritto di scelta.</p>
<h3>Della religione cosa ne pensate?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>Sono credente e praticante. Sono andata a scuola dalle suore ed ho sempre detestato riti e regole che ci imponevano. La mia fede è frutto di tante domande e delle risposte che ho sempre cercato.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>Non ho il dono della fede. Ma qualche volta vado comunque in chiesa e mi fermo a riflettere.</p>
<p><strong>Paola: </strong>Ho ricevuto un’educazione cattolica ma da tempo ho smesso di andare in chiesa. I miei figli non sono battezzati anche se ritengo che sia importante far conoscere loro la religione cattolica che è parte della nostra cultura.</p>
<p><strong>Federica: </strong>Non sono credente e, di conseguenza, non frequento la chiesa. Ma ho ricevuto tutti i sacramenti.</p>
<h3>Che opinione avete dei giovani e degli adulti di oggi?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>Dei giovani penso che facciano del loro meglio in una società difficile, in cui la violenza è all’ordine del giorno. Tra gli adulti credo che ci siano persone ottime ed altre che vivono di consumismo e di apparenza.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>I giovani sono mediamente più alti, più belli e più disinibiti di quelli della mia generazione. Ma non li invidio perché si trovano ad affrontare un mondo complicato senza, forse, esserne preparati. Tra gli adulti ritengo che le donne siano le più curiose e le più attive.</p>
<p><strong>Paola</strong>: Ritengo che i nostri giovani siano esposti a stimoli di tutti i tipi, difficili da gestire. Gli adulti della mia generazione, invece, sono iperprotettivi e spesso tendono a giustificare fin troppo i loro figli.</p>
<p><strong>Federica: </strong>I miei coetanei fanno un uso esagerato dei Social Network. Sono più preoccupati della loro immagine che di approfondire i loro interessi. Gli  adulti invece li vedo così occupati a correre da una parte all’altra che ho l’impressione che non trovino più il tempo per essere felici.</p>
<h3>Cosa si è perso in questi anni?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>La personalità. Siamo diventati per lo più tutti uguali ed agiamo più o meno tutti allo stesso modo. Ma tra i giovani si è raggiunto un livello di generosità e di verità che prima non c’era perché vigevano norme e consuetudini legate al ceto.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>La fiducia nel futuro.</p>
<p><strong>Paola: </strong>Il senso del limite. Con i Social Network chiunque si sente autorizzato a dire qualsiasi cosa.</p>
<p><strong>Federica:</strong> I rapporti familiari che ora sono meno stretti e più superficiali. Cosa che però può essere anche positiva  perché non c’è più tutto quell’ attaccamento.</p>
<h3>Cosa è per voi la Festa della Donna?</h3>
<p><strong>Anna: </strong>A volte penso che sia una presa in giro perché adesso la donna lavora in casa e fuori, con doppia fatica e sacrificio. Una sottigliezza di cui tener conto.</p>
<p><strong>Giovanna: </strong>Non la festeggio perché ritengo che i diritti delle donne vengano ancora calpestati.</p>
<p><strong>Paola: </strong>Non la ritengo una festa né la festeggio. Ma mi piace spiegare ai miei figli il senso di questa ricorrenza.</p>
<p><strong>Federica: </strong>Non mi sento di festeggiarla perché, di fatto, credo che ancora non si possa parlare davvero di uguaglianza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.italiani.it/quattro-donne-quattro-generazioni-diverse-eravamo/" target="_blank" rel="noopener">italiani.it</a></p>
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		<title>Imperdibili libri sulle donne da leggere una volta nella vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Aug 2018 07:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono libri che ogni donna dovrebbe leggere: sono libri per lo più scritti da donne, che spesso hanno fatto scandalo al momento della loro pubblicazione a causa delle loro tematiche e, soprattutto, per come le affrontavano. Tra queste scrittrici coraggiose, capaci di ispirare e motivare tutte le donne, ci sono ad esempio Oriana Fallaci, [&#8230;]]]></description>
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<p class="p1">Ci sono libri che ogni donna dovrebbe leggere: sono libri per lo più scritti da donne, che spesso hanno fatto scandalo al momento della loro pubblicazione a causa delle loro tematiche e, soprattutto, per come le affrontavano. Tra queste scrittrici coraggiose, capaci di ispirare e motivare tutte le donne, ci sono ad esempio Oriana Fallaci, l’irriverente Pamela Moore, Dacia Maraini e Robin Norwood. Scopriamo insieme i libri che possono ispirare ogni donna e aiutarla ad essere orgogliosa di se stessa.</p>
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<h2>Cioccolata a colazione – Pamela Moore</h2>
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<p class="p1">Uscito nel 1956, questo libro è l’opera prima di una diciottenne che all’epoca scandalizzò gli Stati Uniti raccontando il lato fragile dell’adolescenza femminile e la solitudine di cui è impregnata la vita nei college americani per ragazze di buona famiglia. E’ una delle prime autrici a trattare con disincanto tematiche “proibite” come abuso di alcol, omosessualità e suicidio giovanile.<br />
<b><i>Cioccolata a colazione</i></b> conquistò anche l’Europa e venne tradotto in molte lingue.</p>
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<h2>Penelope alla guerra – Oriana Fallaci</h2>
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<p class="p1">La protagonista della prima opera narrativa di Oriana Fallaci è una donna che non esita a sfidare le convenzioni di una società maschilista. A differenza della mitologica Penelope, che attende il ritorno del suo uomo tra le mura domestiche, questa donna parte lei stessa alla ricerca della sua identità, superando difficoltà e incertezze. Pubblicato nel 1962 e tradotto in molti Paesi, è un <b>libro che ogni donna dovrebbe leggere</b> perché affronta dal punto di vista femminile tematiche ancora oggi molto attuali come l’omosessualità, l’aborto e l’integrazione razziale.</p>
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<h2>Lean In – Sheryl Sandberg</h2>
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<p class="p1">Anche se a molti questo nome non è noto, Sheryl Sandberg è il direttore operativo di Facebook e l’autrice di un <b>libro che dovrebbero leggere tutte le donne</b>, ma anche gli uomini. Dati alla mano, la Sandberg mostra come le donne in posizioni di comando siano molto poche e, forte della sua esperienza di donna al vertice di un’importante azienda, offre consigli utili a tutte le donne che vogliono essere professioniste di successo, mogli e madri.</p>
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<h2>Girl Runner – Carrie Snyder</h2>
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<p class="p1">Nel 1928 la squadra di atletica femminile canadese che si presenta alle Olimpiadi di Amsterdam è destinata a entrare nella storia: è infatti la prima volta che le donne sono ammesse a competere nelle gare di atletica. Il soprannome di queste sei ragazze canadesi è “Imbattibili” e una di loro, Aganetha Smart, racconta la sua incredibile storia nel libro <b><i>Girl Runner.</i></b></p>
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<h2>La lunga vita di Marianna Ucrìa – Dacia Maraini</h2>
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<p class="p1">Questo famosissimo romanzo di una grande scrittrice italiana rientra di diritto tra i <b>libri che ogni donna dovrebbe leggere</b>, non solo perché offre l’affresco incantevole di un’epoca, ma soprattutto perché ognuna di noi si può in parte immedesimare nella protagonista.<br />
Marianna è una nobile della Sicilia settecentesca, muta probabilmente in seguito al trauma di una violenza subita da bambina, a cui la famiglia vuole rimediare dandola in sposa ad un anziano zio, un uomo taciturno e a volte violento. Nonostante ciò, la mente brillante della ragazza abbraccia con prontezza ogni tipo di conoscenza; alla fine, grazie alla sua saggezza e al suo coraggio, ottiene<span class="Apple-converted-space">  </span>il rispetto della sua famiglia e, quasi inaspettatamente, arriva anche il grande amore.</p>
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<div class="vc_separator wpb_content_element vc_separator_align_left vc_sep_width_100 vc_sep_pos_align_right vc_sep_color_white vc_separator-has-text">
<h2>100 donne contro gli stereotipi per la scienza</h2>
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<p class="p1">Questo libro contiene le storie vere di cento scienziate che hanno dato un grande contributo alla ricerca ed è l’ideale per spronare e motivare le ragazze che vogliono intraprendere professioni ancora oggi considerate “poco femminili”. Non solo: al libro ha fatto seguito una piattaforma online che raccoglie i nomi e i curricula di moltissime esperte in ambito scientifico, in modo che possano avere visibilità ed essere interpellate dai media.</p>
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<h2>Donne che amano troppo – Robin Norwood</h2>
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<p class="p1">Tra i <b>libri che ogni donna dovrebbe leggere</b> non può mancare il saggio di Robin Norwood, <b><i>Donne che amano troppo</i></b>. L’autrice, con grande sensibilità, racconta le storie di donne apparentemente molto diverse tra loro, ma accomunate dal fatto di aver scelto più o meno coscientemente di farsi del male restando accanto a uomini sbagliati. Leggendo questo libro ogni donna potrà commuoversi, ma anche rendersi consapevole dell’amore e del rispetto che ognuna di noi merita.</p>
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<h2>Il canto del silenzio – Maya Angelou</h2>
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<p><em>Il canto del silenzio</em> di Maya Angelou si concentra sui suoi primi anni di vissuti in mezzo alle difficoltà legate all’identità, razzismo, razzismo sessuale e trauma. Tuttavia, nel racconto, i lettori imparano come supera tutti questi pregiudizi e difficoltà e diventa una donna forte e indipendente. È sicuramente uno dei libri motivazionali per le donne che bisogna leggere assolutamente.</p>
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<h2>Mangia prega ama – Elizabeth Gilbert</h2>
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<p>Se vi siete mai chiesti come sarebbe stato mettere la vita in pausa ed esplorare il mondo in un viaggio alla scoperta di voi stessi, allora dovete leggere <em>Mangia prega ama</em>. Leggere le storie di qualcuno che l’ha fatto è piuttosto stimolante – vi darà una spinta. Aiuta anche a capire che ogni tanto va bene passare settimane a mangiare gelato, pizza e pasta in Italia,<strong> tutto il giorno, tutti i giorni.</strong></p>
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<h2>Il magico potere di sbattersene il ca**o – Sarah Knight</h2>
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<p>La strategia del libro di self-help di Sarah Knight <em>Il magico potere di sbattersene il ca**o</em> è piuttosto semplice. Questo libro brillante vi mostra come sbarazzarvi del vostro disordine mentale una volta per tutte e mira a liberarvi dai sensi di colpa e dagli obblighi indesiderati per reindirizzare tempo, energia ed entusiasmo verso le vostre priorità reali – per farlo introduce il metodo “NotSorry”. <strong>Leggete questo libro perché ne vale davvero la pena.</strong></p>
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<h2>L’anno del pensiero magico – Joan Didion</h2>
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<p>Da una delle scrittrici iconiche americane, Joan Didion, uno splendido libro di onestà e passione elettrica. Didion condivide il suo memoriale dopo la morte di suo marito, John Gregory Dunne. Esplora un’esperienza intensamente personale ma universale ed espone il suo “pensiero magico”: una rappresentazione del bene e del male della vita.</p>
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<h2>Gli uomini mi spiegano le cose – Rebecca Solnit</h2>
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<p>Mai sentito parlare del termine “mansplaining” per indicare come gli uomini a volte spiegano le cose alle donne in modo paternalistico? Bene, Rebecca Solnit conosce quest’espressione. In questa raccolta di saggi scritta nel 2014, la Solnit esplora una varietà di questioni estremamente rilevanti per la donna di oggi. Durante la lettura, è probabile che vi troviate in un vortice di empowerment, rabbia e, soprattutto, ispirazione a cambiare il modo in cui vi muovete nel mondo. Secondo l’autrice, <strong>“è diventato un punto di riferimento per il movimento femminista”.</strong></p>
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<h2>Cambiare è facile: Come liberarsi dalle cattive abitudini e vivere felici – Gretchen Rubin</h2>
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<p>Sicuramente molti di noi hanno un’abitudine che vorrebbero cambiare e, come tutti sappiamo, non esiste una scorciatoia. Quindi, come possiamo effettivamente cambiare le nostre abitudini? In <em>Cambiare è facile</em>, Gretchen Rubin ci mostra tutti gli approcci che funzionano davvero. Sia che vogliate ottenere qualcosa, smettere di essere dipendenti dal telefono, essere più produttivi o dormire di più, le idee del libro vi aiuteranno a cambiare le vostre abitudini. Il cambiamento è possibile. Quando siamo in controllo delle nostre abitudini, possiamo rendere le nostre vite migliori di prima.</p>
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<h2>Paura di volare – Erica Jong</h2>
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<p>Perché ogni donna ha bisogno di sapere da dove ha origine la frase diventata proverbiale “zipless f**k” (scopata senza cerniera) di questa generazione – e perché è importante. Un romanzo del 1973 di Erica Jong che divenne controverso per il suo ritratto della sessualità femminile. <strong>È un libro per l’empowerment femminile che ogni ragazza dovrebbe leggere.</strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://d360.dondup.com/imperdibili-libri-sulle-donne-da-leggere-una-volta-nella-vita/" target="_blank" rel="noopener">d360</a></p>
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		<title>Donne che hanno il coraggio di esserlo per davvero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 09:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Viva le donne che hanno voglia di uscire, camminare, prendere aerei, lanciarsi con il paracadute. Quelle che dormono con valigia e sneakers di fianco al letto. Un po’ Thelma ed anche un po’ Louise. Viva le donne che hanno appetito, in questo mondo di femmine che ogni giorno “per me solo un’insalata“. Quelle che conoscono bene le conseguenze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viva le donne che hanno voglia di uscire, camminare, prendere aerei, lanciarsi con il paracadute. Quelle che dormono con valigia e sneakers di fianco al letto. Un po’ Thelma ed anche un po’ Louise.</p>
<p>Viva le donne che hanno appetito, in questo mondo di femmine che ogni giorno “<em>per me solo un’insalata</em>“. Quelle che conoscono bene le conseguenze del tiramisù ma preferiscono vivere la vita con più leggerezza.</p>
<p>Donne che nella vita hanno deciso di scegliere: il lavoro, le amiche, l’amore, il colore del rossetto. Che l’unico tipo di compromesso che intendono accettare è quello con gli squat ed il plank: della serie, cosa non si fa per mantenersi in forma e, soprattutto, per un piatto di carbonara in più.</p>
<p>Viva le donne che vivono col turbo. Quelle che ti conquistano con una risata nel bel mezzo di un meeting di lavoro, un invito a cena poco dopo che gli hai detto di essere a dieta, una coreografia improvvisata sulle note di “<em>I will survive</em>” per tutta la durata di un semaforo rosso.</p>
<p>Viva le donne che sanno ridere, soprattutto di se stesse, che si prendono poco sul serio e quelle che sanno fare dei propri difetti una vitù. Donne che si amano così come sono: quelle che quando guardano dentro se stesse non si vedono imperfette, ma <em>perfettibili</em>.</p>
<p>Viva le donne che hanno una giusta considerazione di sé: che non saremo certo Angelina Jolie, ma abbiamo comunque il nostro perché. Che magari ogni tanto si rimproverano qualcosa, ma non si maltrattano mai. Quelle che “<em>per me voglio solo il meglio</em>“, perché è proprio il meglio che meritano di avere.</p>
<p>Viva le donne che sanno innanzitutto essere amiche (un po’ folli, ma sempre leali), che per il resto ognuna prenderà la sua strada: chi madre, chi amante, chi amazzone fedele solo a se stessa. Quelle che scelgono il proprio cammino, incuranti dei cliché e del pensiero altrui: le donne che inseguono i propri sogni, che ascoltano il proprio corpo e che nutrono le proprie inclinazioni. Ed in tutto questo non hanno premura di pestare i piedi a nessuna.</p>
<p>Le donne che amano: chi, cosa, come, quando interessa solo a loro.</p>
<p>Quelle che non importa se calzino tacchi vertiginosi o un paio di <em>espadrillas</em>: avranno sempre i capelli un po’ sconvolti dal vento e gli occhi pieni di sole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.noncontofinoadieci.com/donne-per-davvero/" target="_blank" rel="noopener">noncontofinoadieci.it</a></p>
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		<title>Odessa Stella &#8211; Storie di Successo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2018 07:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;NELLE DONNE OGNI COSA È CUORE, ANCHE LA TESTA&#8221; e questo gruppo è un grande cuore pulsante. Ecco è proprio così che mi sento da quando faccio parte di questo &#8221; Magico Gruppo&#8221;, sia come consulente di viaggio, sia come rapporto interpersonale. Mi si è amplificata la parola AMICIZIA , ho stretto contatti che vanno [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>&#8220;NELLE DONNE OGNI COSA È CUORE, ANCHE LA TESTA&#8221; e questo gruppo è un grande cuore pulsante.</p></blockquote></figure>



<p>Ecco è proprio così che mi sento da quando faccio parte di questo &#8221; Magico Gruppo&#8221;, sia come consulente di viaggio, sia come rapporto interpersonale. Mi si è amplificata la parola AMICIZIA , ho stretto contatti che vanno al di là del mio lavoro. Cosa devo dire, mi sento molto fortunata. Ogni volta che pubblico un mio annuncio sui viaggi e vacanze più convenienti per le prossime vacanze, vengo inondata da messaggi e richieste d&#8217;amicizia che poi alla fine il parlare del viaggio diventa superfluo, l&#8217;importante è l&#8217;amicizia, chi sei tu!</p>



<p>Io questo momento lo vivo proprio così, tutto ha un lieto fine, accadono cose belle e allegre. Che dire&#8230;Grazie Carla mi hai reso un po&#8217; più protagonista della mia vita e più apro il mio cuore e miei sorrisi e più questo gruppo mi rende altrettanto.</p>



<p>Mi sono reinventata il lavoro da agente di viaggio tenendo conto prima di tutto delle mie esigenze e dei miei talenti.</p>



<p>Io porto fuori l&#8217;Agenzia per chi non può raggiungerci, per chi è disabile o costretto a casa, sono andata anche in ospedale perché un padre avendo avuto un incidente grave non riusciva a regalare quel viaggio a Parigi promesso alla figlia appena laureata.</p>



<p>Questo è il mio compito, per chi non riesce a raggiungerci, io vado, emoziono con la mia esperienza e passione per i viaggi senza nessun ricarico in più&#8230;e funziona, funziona anche umanamente perché entro nelle case delle persone, nelle loro vite&#8230;il mio lavoro con Alta Quota viaggi è più una missione..e ne sono molto lusingata.</p>



<p>Poi non contenta, 3 anni fa ho preso il patentino per accompagnatrice turistica e collaboro con successo con Acacia Travel dove portiamo a giro per l&#8217;Italia gli studenti stranieri facendo conoscere le bellezze del nostro territorio, ma percorsi non convenzionali e gli Istituti quelli prevalentemente Australiani e Americani apprezzano moltissimo questo nuovo modo di viaggiare.</p>



<p>Che dire, il gruppo di Carla è una forza, Lei è una potenza irrefrenabile, il successo che ha raggiunto non avrà limite e io un giorno potrò dire IO C&#8217; ERO&#8230;CI SONO E CI SARÓ</p>



<p><a href="http://www.acaciatravel.eu/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.acaciatravel.eu/&amp;source=gmail&amp;ust=1532508516314000&amp;usg=AFQjCNEn3fje6ur6HtdIi9vXBITDGxod2A">www.acaciatravel.eu</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="https://www.altaquotaviaggi.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.altaquotaviaggi.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1532508516314000&amp;usg=AFQjCNE4VEMcorfR9708vbljZocBDxJTNA">https://www.altaquotaviaggi.it/</a></p>
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		<title>Cambiare il mondo, ecco cosa sognano le donne di oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 07:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Vorrei sapere di più su Lucia Votano, che tra il 2009 e il 2012 è stata la prima donna a dirigere i laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Cosa si prova a lavorare in luoghi estremi come ghiacciai polari o profondità marine per portare avanti lo studio sui neutrini? Mi affascina la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vorrei sapere di più su Lucia Votano, che tra il 2009 e il 2012 è stata la prima donna a dirigere i laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Cosa si prova a lavorare in luoghi estremi come ghiacciai polari o profondità marine per portare avanti lo studio sui neutrini?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi affascina la vicenda delle sorelle Irene, Ina e Anna Napoli, raccontata a Le Iene poco tempo fa. In provincia di Palermo gestiscono una grande azienda agricola e stanno resistendo alla mafia che vorrebbe togliere loro la terra. Per farlo invia mandrie di mucche a divorare i loro raccolti. Irene ha affermato: “Molte volte ho pensato di andarmene, ma poi mi sono detta: “Ma se facciamo tutti così, questa Sicilia a chi resta in mano?”</p>
<p style="text-align: justify;">Bello il progetto di Yasamin Mostofi, dell’Università di Santa Barbara, California, che permetterà ai droni di mappare gli interni degli edifici, e perciò salvare vite umane. L’olandese Manon Ossevoort, a bordo di un trattore attrezzato, ha raggiunto il Polo sud, con temperature che arrivano a -56 gradi e neve altissima. Durante il viaggio dall’Olanda ha raccolto migliaia di bigliettini con su scritti i sogni delle persone, e arrivata al Polo sud ha fatto un pupazzo di neve e ce li ha messi dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse un giorno la ventottenne ingegnera aerospaziale Chiara Cocchiara andrà su Marte. Ha da poco simulato per due settimane la vita sul pianeta rosso. “Lottare per i nostri sogni è ciò che ci rende felici” dice. Aisha Bin Bishr è la direttrice generale di <em>Smart Dubai,</em> progetto che prevede la completa digitalizzazione della burocrazia entro il 2021.” Se non affronto nuove sfide mi annoio” ha affermato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono alcuni esempi di donne di oggi<strong>,</strong> coraggiose, impegnate, che contribuiscono al progresso della società. Ma in Italia di loro non si parla. Non vengono invitate nei talk-show, non forniscono pareri esperti in televisione. Sui media compare la donna del passato: casalinga, mamma a tempo pieno, amante, bella, giovane, spensierata, leggera, effervescente. Non impensierisce con la parità salariale, la gravidanza consapevole, la condivisione dei compiti domestici e della cura dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">“Affittami” recita un enorme cartellone pubblicitario di una ditta di fabbricati a Istrana, in provincia di Treviso, mostrando una enorme <em>pin-up</em> seminuda. In uno spot della Barilla invece, la donna, muta, cucina mentre gli uomini discutono della coltivazione del grano, e poi serve in tavola restando in piedi. Dappertutto doppi sensi volgari e pezzi di corpo femminili senza volto.</p>
<p style="text-align: justify;">In contrasto con l’immagine spensierata, ci sono le notizie di cronaca: stupri, violenza domestica, aborto, utero in affitto, prostituzione, anoressia, mutilazioni genitali nel terzo mondo. Solo raramente si parla di grandi e belle cose, come il viaggio nello spazio di Samantha Cristoforetti. Conclusa la sua esperienza, però, quando è diventata mamma, qualcuno si è sentito autorizzato a scrivere: “Auguroni, ha realizzato la missione più importante della sua vita perché non c’è carriera, Luna o Marte più appaganti della maternità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle riviste si esamina l’aspetto dei personaggi politici femminili. Al loro cervello non si vuole arrivare. Fa paura? E’ la perdita di privilegi e di potere a essere insopportabile? Nei paesi del Nord Europa non è così. Sull’Huffington Post americano, e in quello inglese, si parla di Yasamin Mostofi e dei suoi droni. Sull’Huffigton Post italiano “nessun risultato corrisponde alla ricerca”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui media devono emergere le donne che cambiano il mondo grazie alla passione per i propri interessi. La dicotomia donna bella-donna “fonte di angoscia” deve far posto a un’immagine positiva, unico antidoto allo stato di cose. Oggi molte ragazze, che potrebbero aspirare ai ruoli centrati sul bell’aspetto, pensano che sia più gratificante apparire sulla copertina del <em>Time</em>, come il fisico Fabiola Gianotti nel 2012, che su <em>Vanity Fair. </em>I sogni moderni delle donne sono scritti nei bigliettini conservati in un pupazzo di neve al Polo sud, che non si scioglierà mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte articolo: <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/18/cambiare-il-mondo-ecco-cosa-sognano-le-donne-di-oggi/4045235/" target="_blank" rel="noopener">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Che cosa farete da grandi? Vi ispiro io</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2018 07:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Aiutare le adolescenti a fare una scelta consapevole per il proprio futuro, oltre gli stereotipi di genere. È l&#8217;obiettivo del progetto Inspiring Girls, che porta in classe donne che svolgono mestieri da maschio. Come la rallysta Tamara Molinaro. La giovane donna bionda con la giacca fucsia chiede al pubblico di ragazzini di indovinare la sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="abstract" style="text-align: justify;">Aiutare le adolescenti a fare una scelta consapevole per il proprio futuro, oltre gli stereotipi di genere. È l&#8217;obiettivo del progetto Inspiring Girls, che porta in classe donne che svolgono mestieri da maschio. Come la rallysta Tamara Molinaro.</h2>
<p style="text-align: justify;">La giovane donna bionda con la giacca fucsia chiede al pubblico di ragazzini di indovinare la sua professione. Loro ci provano, a caso. Sarà fotografa, stilista? Acqua. Salta fuori un casco integrale. Panico: che ci farà? Finalmente lei rompe il silenzio: «Sono una pilota di rally». La sorpresa è assoluta. Non sarà mica un mestiere da ragazze… Ma ecco che parte un video. È tutto vero: <strong>Tamara Molinaro, 20 anni, è un’autentica campionessa</strong>. L’anno scorso ha vinto il Campionato europeo femminile.<br />
Oggi incontra gli studenti di una seconda media dell’istituto San Vincenzo di Erba, in provincia di Como: è la role model, ovvero la figura di riferimento, di <strong>Inspiring girls</strong>, un progetto internazionale che in Italia è portato avanti da Valore D (la prima associazione d’imprese nel promuovere il talento e la leadership femminile), in collaborazione con Eni e Intesa Sanpaolo, e il sostegno del <em>Corriere della Sera</em>. «Vogliamo far riflettere i ragazzi sul fatto che non esistono professioni per donne o per uomini, ma che ognuno ha il diritto di inseguire liberamente le proprie aspirazioni» dice la presidente Sandra Mori. «<strong>Abbiamo già portato in 100 scuole italiane 400 donne che svolgono mestieri considerati maschili</strong>, e hanno raccontato la loro esperienza. Nei tredicenni gli stereotipi di genere sono radicati, eppure non se ne rendono conto. Se chiedi loro: pensate che ci siano mestieri diversi per i due sessi? Non ti dicono subito di sì. Poi arriva in classe una “paroliera” che scrive canzoni rap e si stupiscono».</p>
<div id="attachment_850623" class="wp-caption alignnone" style="text-align: justify;">
<p class="wp-caption-text"><strong>Me lo dice mamma</strong></p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il triennio delle medie è decisivo, perché al termine gli studenti devono decidere come proseguire gli studi. E qui, ancora oggi, sono i ruoli tradizionali a vincere. Secondo la ricerca Ipsos “Cosa farò da grande” promossa da Valore D, le professioni più ambite dai maschi a quell’età sono ingegnere, medico, informatico. Per le femmine, l’ambizione è diventare insegnante, veterinaria, avvocato; 4 su 5 pensano che saranno loro, da grandi, a occuparsi maggiormente della famiglia. Fonte d’ispirazione, per le ragazze, resta sempre la mamma. Mentre è il papà il riferimento dei maschi.<br />
Non si mette in dubbio che sia bello, e generoso, che si presti attenzione ai mestieri di cura. Perché però impedirsi di sognare altro? L’obiettivo degli incontri è aiutare gli studenti e le studentesse ad avere maggiore consapevolezza di sé. Solo così si fa una scelta libera, senza censurarsi. Tamara ha sempre avuto le idee chiare: «<strong>Fin da bambina giocavo con i bulloni, non con le Barbie</strong>. A 11 anni ho cominciato a guidare in pista e i compagni me ne dicevano di tutti i colori, per loro le donne non sanno guidare. In prima superiore, in un istituto di meccanica di Como, ero l’unica ragazza della mia età in tutta la scuola. Eppure non solo sono sopravvissuta, ma ho sempre tenuto i maschi a bacchetta. E non ho mai avuto paura. Né in gara, quando ho avuto un incidente sotto la pioggia, né fuori».<br />
La sua storia colpisce molto, nessuno si distrae. Un dettaglio non sfugge: nonostante i bulli e i pregiudizi, Tamara ha avuto l’appoggio della famiglia, che lavora nel settore delle corse (poi del fidanzato, anche lui rallysta). «Sei riuscita a diventare una pilota perché i tuoi ti hanno aiutato e hanno creduto in te» interviene Antonella dal banco. «Non tutti hanno la forza di opporsi a mamma e papà, e di dire: questo è quello che voglio fare».<br />
La replica è immediata: «Hai ragione, i miei genitori sono stati la mia forza» risponde Tamara. «Ma <strong>bisogna ascoltare se stessi, più degli altri. E provarci al 150 per cento</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conciliare, che fatica</strong><br />
Manuela Appendino, ingegnere biomedico, è un’altra role model di Inspiring Girls (ci sono anche macchiniste, imprenditrici). Ogni volta che entra in classe, deve spiegare di cosa si occupa: «Non sanno che un ingegnere può supportare il chirurgo in sala operatoria. Invece è quello che ho fatto per anni in un ospedale di Asti». Un lavoro insolito anche questo, indubbiamente. Ma parlarne aiuta a sparigliare le carte, insinuare il dubbio, rompere con gli stereotipi di genere. «Le ragazze mi hanno chiesto se riesco a conciliare il lavoro con la famiglia. Domande che ci si sarebbe aspettati decenni fa».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Percorsi tecnici per maschi</strong><br />
Secondo la ricerca Ipsos, i maschi credono di essere più bravi delle ragazze in informatica, mentre ritengono le compagne più brave in italiano e arte. E gli adulti? Il pregiudizio di genere colpisce anche loro. «In terza media gli insegnanti devono consegnare alle famiglie il Consiglio orientativo per le superiori» dice Sandra Mori. «Ma <strong>è difficile che si indirizzi una ragazza verso un istituto tecnico</strong>».<br />
L’incontro con Tamara Molinaro sta per concludersi. La domanda finale agli studenti è: cosa farai da grande? Gli schieramenti sono netti: da una parte disegnatore manga, broker, vigile, scacchista. Dall’altra, ballerina, maestra d’asilo, poliziotta. Nessuna rallysta, per ora. Anche se molte sospirano: «Però, il lavoro di Tamara. Che figo…».</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Fonte Articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2018/05/28/che-cosa-farete-da-grandi-vi-ispiro-io/" target="_blank" rel="noopener">Iodonna.it</a></p>
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		<title>Invenzioni di donne che hanno cambiato la nostra vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2018 07:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Cos’hanno in comune i tergicristalli, il bianchetto e la sega circolare? Sono invenzioni di donne. È stata l’allevatrice e viticoltrice Mary Anderson, nel 1905, a porre un rimedio al fatto che gli automobilisti, quando pioveva, si sbracciassero per togliere l’acqua dal vetro, talvolta senza neppure fermare la vettura. Ed è stata Sarah «Tabitha» Babbitt a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph">Cos’hanno in comune i tergicristalli, il bianchetto e la sega circolare? Sono invenzioni di donne. È stata l’allevatrice e viticoltrice Mary Anderson, nel 1905, a porre un rimedio al fatto che gli automobilisti, quando pioveva, si sbracciassero per togliere l’acqua dal vetro, talvolta senza neppure fermare la vettura. Ed è stata Sarah «Tabitha» Babbitt a immaginare e realizzare la prima sega circolare, utilizzata in una segheria nel 1813 (inventò anche il tagliaunghie con Eli Whitney, ma non brevettò né l’uno né l’altra). L’intuizione che ha risparmiato la vita di decine di alberi, permettendo di correggere l’errore su un foglio con un colpo di bianco, fu di Bette Nesmith Graham, nel 1951. Non è finita. Il Monopoly, in principio attribuito all’ingegnere disoccupato Charles B. Darrow, non era che l’evoluzione di «The Landlord Games», un gioco da tavolo creato nel 1903 da Elizabeth Magie Phillips. Ed è all’imprenditrice umbra Luisa Spagnoli che si deve il miracoloso concentrato di cioccolato e nocciole del Bacio Perugina.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">L’elenco delle dieci invenzioni di donne che ci hanno cambiato la vita è dell’agenzia «Found! Story Engagement Factory», che ha incrociato cento testate, magazine, blog nazionali e internazionali per scoprire quanto genio femminile ci sia dietro cose che diamo per scontate. Non potevano mancare Mary Quant, con la minigonna (correva l’anno 1962), e l’attivista e scrittrice Caresse Crosby, per il reggiseno (1914).</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">«Una delle nostre peculiarità è la capacità di uscire dagli schemi e di usare il pensiero laterale, creativo: non affrontiamo i problemi in maniera sequenziale come gli uomini», spiega la consulente aziendale Luciana d’Ambrosio Marri, che nel libro Yes We Stem!, curato assieme a Flavia Marzano e a Emma Pietrafesa, si è occupata di donne e innovazione. Già nel 2013 la commissaria europea per la ricerca, Máire Geoghegan-Quinn, denunciava che «nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, le donne nel campo della ricerca rimangono una minoranza, come se una barriera invisibile impedisse loro di raggiungere posizioni di alto livello». Un circolo vizioso che secondo d’Ambrosio Marri si può disinnescare rendendo sempre più visibili gli esempi positivi: «Due su tutti: la direttrice del Cern Fabiola Gianotti e l’astronauta Samantha Cristoforetti».</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Prima di loro, però, ci sono altre due pioniere di cui parlare. Santa subito Josephine Garis Cochrane, che nel 1886 inventò la prima lavastoviglie meccanica, l’elettrodomestico che ha salvato la vita di milioni di mamme lavoratrici in equilibrio precario tra casa e lavoro. Nella stessa causa di beatificazione andrebbe Marion Donovan, la casalinga che anticipò il pannolino usa e getta. «Le donne sono le principali fruitrici delle innovazioni, perché in generale migliorano la loro vita, soprattutto da quando hanno cominciato a lavorare anche fuori casa. Tutte le ricerche fatte sul tempo ci dicono che sono loro, e non gli uomini, a esserne in difetto», racconta il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Ultima (in disordine) è Ruth Handler, la «mamma» di Barbie, la «ragazza» che ha svolto più mestieri in assoluto nei suoi 59 anni di vita (portati benissimo). Un modello, a suo modo: per lei niente è mai stato impossibile.</p>
</div>
<p>Fonte articolo: <a href="https://27esimaora.corriere.it/18_maggio_18/dieci-invenzioni-donna-che-hanno-cambiato-nostra-vita-ec53618e-5ad1-11e8-be88-f6b7fbf45ecc.shtml" target="_blank" rel="noopener">27esimaora.it</a></p>
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		<title>Donne, viaggiare è libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2018 08:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[«Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole». Charles Baudelaire ha trasformato il viaggio in una poesia. Milioni di donne, nel mondo, lo stanno trasformando in una nuova, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole». Charles Baudelaire ha trasformato il viaggio in una poesia. Milioni di donne, nel mondo, lo stanno trasformando in una nuova, felice realtà. Come quelle lettrici che al sondaggio del Corriere della Sera, Ti va di dirci un momento futuro in cui sarai felice?, rispondono «Il prossimo viaggio che farò» (under 30) oppure «Quando potrò viaggiare di più» (tra i 35 e i 54); o ancora «Nel 2019, farò un viaggio in nave dalla Norvegia alle Svalbard» (over 55).</p>
<p><strong>La ricerca</strong><br />
Scoperta, sogno, soprattutto libertà. Il viaggio è il motore che da sempre muove l’essere umano fuori dalla consuetudine. Per le donne è stato più lento e difficile conquistare quel «diritto» ad uscire dai confini del conosciuto, verso l’Altrove. Ora non si fermano più, e partono sempre più spesso &#8211; felicemente &#8211; da sole. Lo conferma la ricerca di Massimo Feruzzi della società di consulenza turistica Jfc: le cosiddette solo female traveller italiane son ben 517 mila, in costante crescita. «Per il 2018 si prevede un incremento dell’11,1%, pari a oltre 556 mila donne, capaci di generare un fatturato di 206 milioni di euro» spiega Feruzzi, che ha delineato anche l’identikit delle «viaggiatrici single»: hanno in media 32 anni, 8 su 10 parlano almeno una lingua straniera e spesso fanno le valigie lasciando a casa un compagno (il 47,8%).</p>
<p><strong>Una scelta, non una necessità.</strong><br />
Il viaggio è un’esperienza di formazione del sé, un’occasione non soltanto di conoscere il mondo ma anche di mettere alla prova il proprio carattere, valutandone la capacità di affrontare ostacoli e di apprezzare la diversità. Un’esperienza a lungo preclusa alle donne. «Nel passato in genere si spostavano solo al seguito di uomini, strappate dalla loro famiglia e dalle loro consuetudini per affrontare realtà che spesso consideravano ostili», spiega la geografa Elena dell’Agnese, presidente del corso di laurea magistrale in Turismo, territorio e sviluppo locale all’università di Milano-Bicocca nonché vicepresidente dell’International Geographical Union. «Erano le mogli o le figlie dei funzionari coloniali, ad esempio, che hanno lasciato diari e resoconti di viaggio molto interessanti. Avevano l’occhio del subalterno che riesce ad interpretare il dolore dell’altro. Altra cosa erano però i viaggi per motivi di salute o religiosi che spesso diventavano per le donne momenti di svago, di piacevolezza e di libertà. Anche dal punto di vista sessuale». Una libertà che le donne, fin dal Medioevo, non avrebbero altrimenti mai conosciuto. Come peraltro avviene ancora oggi per molte donne islamiche che attraverso il viaggio o il pellegrinaggio godono di spazi di autonomia inediti rispetto ai limiti e ai doveri della loro quotidianità.</p>
<p><strong>Il pellegrinaggio</strong><br />
«Fin dall’antichità, nell’ambito delle più diverse culture, anche nel chiuso delle società patriarcali, il pellegrinaggio ha offerto spesso un’opportunità di viaggio unica per le donne &#8211; conferma Marcella Schmidt di Friedberg nel saggio Turismo al maschile turismo al femminile (Cedam editore), curato da dell’Agnese ed Elisabetta Ruspini &#8211; : dall’antica Grecia al mondo islamico, dalla Cina al Giappone troviamo mete a loro riservate; sono santuari consacrati a divinità femminili, luoghi di culto dedicati alla nascita, alla maternità, alla salute, agli amori, ai desideri delle donne». Fuori da questi luoghi, il viaggio è rimasto per secoli privilegio degli uomini. Le poche pioniere, «figlie» della nuova borghesia illuminata, che osavano sfidare il costume del tempo avventurandosi da sole nel mondo, erano considerate delle poco di buono o delle eccentriche.</p>
<p><strong>Le pioniere</strong><br />
Nel Diciottesimo e Diciannovesimo secolo, viaggiare aumentava il prestigio di un uomo ma diminuiva la reputazione di una donna. Il Grand Tour d’Europa ad esempio, come scrive la politologa americana Linda Richter, «era il coronamento dell’educazione dei giovani benestanti». Maschi, ovviamente. «Per le donne l’educazione era ritenuta di poca utilità&#8230; e viaggiare da sole, senza accompagnatori ufficiali, risultava compromettente per le prospettive di matrimonio delle donne fino a metà del ventesimo secolo». Solo nel 1892 la Royal Geographic Society iniziò a discutere sull’ammissione di membri di sesso femminile. E negli Stati Uniti trascorsero altri trent’anni prima che le donne venissero accolte nell’Explorers club. Sono state le avanguardie di un nuovo movimento di donne curiose del mondo, viaggiatrici felici.<br />
«Conoscere è uno degli strumenti più importanti dell’umanità, anche quando incontri realtà durissime, ad esempio nei Paesi più poveri del pianeta &#8211; dice dell’Agnese -. In quel momento non puoi dirti felice, ma in realtà il viaggio ti aiuta ad essere in grado di interagire con il mondo in un modo migliore». Certo, non tutti i viaggi sono uguali: «Se uno va alle Maldive, nella bolla di un resort, si porta a casa solo una felicità preconfezionata. Ma quando ti confronti, diventi consapevole. Se la possibilità di capire e crescere con la realtà un tempo era molto limitata, oggi la donna non ha più questi limiti e quindi il viaggio consente una auto-consapevolezza molto importante, un passo verso un nuovo tipo di felicità».</p>
<p><strong>Le blogger</strong><br />
Le donne sanno anche raccontarla, quella felicità. Come dimostra il fiorire di blogger che tramite tutti gli strumenti del digital network &#8211; siti Internet, YouTube, Instagram &#8211; ispirano altre donne ad andare alla scoperta di ciò che sta là fuori, creano destinazioni e quindi fanno anche geografia («perché la geografia è prima di tutto rappresentazione», assicura dell’Agnese). Francesca «Fraintesa» Barbieri è una di loro, giramondo che condivide online le sue (dis)avventure, dall’Australia al Madagascar, zaino in spalla e tanta fame di scoprire. «Il viaggio è un generatore di felicità istantanea. Ti offre tante occasioni, tante opportunità», assicura. E tantissimi incontri indimenticabili: «La signora argentina, che alle soglie dei cinquant’anni ha venduto tutto compreso la sua collezione di scarpe, ha salutato i figli ormai grandi e ha iniziato a girare il mondo. O l’australiana di 70 anni che navigava per le isole Tiwi, nel mar di Timor, perché la sorella ormai defunta gliene aveva parlato tanto bene».<br />
Storie normali, storie straordinarie. Perché, come diceva la filosofa rivoluzionaria Rosa Luxemburg, «chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene». E di come un viaggio può dare forza a una persona. «Fraintesa» viaggia spesso sola, «anche se in viaggio da sola non sei mai». E sa che bisogna sempre avere la testa sulle spalle, evitare situazioni potenzialmente pericolose. Ma viaggiare, dice, serve anche a superare le paure: «In fondo, è molto più facile andare da soli a mangiare in un ristorante ad Hong Kong che non a Milano. Quando sei in giro con te stessa, senza vie di fuga, come un amico da chiamare, hai l’occasione perfetta per ascoltarti».</p>
<p><strong>La «signora dei deserti»</strong><br />
È quello che insegna a fare nei suoi viaggi Carla Perrotti, la «signora dei deserti», che dal 2009 condivide la sua esperienza e la sua passione accompagnando persone comuni a conoscere il Deserto, ma «in maniera confortevole e protetta». Non proprio come ha fatto lei, insomma, prima donna ad aver attraversato da sola, con i Tuareg del Sahara, il deserto del Ténéré in Niger a seguito di una carovana del sale, nell’ottobre del 1991. Sono seguite molte altre avventure: la prima donna ad attraversare cinque deserti in solitaria (poi ne ha aggiunti altri due al «carnet»); il più duro, il Simpson Desert, nel cuore del continente australiano, con uno zaino di 25 chili sulle spalle. «La felicità è una componente del viaggio, si manifesta lungo il percorso. Ma è più che altro una situazione di equilibrio fra il mio corpo, la mia mente e l’ambiente in cui mi trovo», racconta.<br />
Nel suo caso, è un equilibrio estremo, in cui la natura diventa alleata, «per me il deserto non può essere un avversario, un nemico da combattere &#8211; spiega -: piuttosto è un complice, quasi un amore viscerale. Io con i deserti ho sempre parlato, altrimenti non ne sarei uscita». Viaggiatrice estrema, ha scoperto che il limite non va superato ma spostato. «Ora sono nonna, ho un fisico minuto eppure vado avanti, perché riesco a trovare la forza dentro di me. E so anche fermarmi. Ci sono uomini ben più dotati di me che non ce la fanno. Non è il fisico che ti blocca, ma il limite mentale». E a questo, conclude, le donne sono più predisposte: «Si adattano meglio, non temono le brutte figure, non si scontrano con l’ambiente, cercando dentro di sé le risorse». Non è un caso che ai suoi viaggi di Desert Therapy partecipino soprattutto signore. Donne curiose, per lo più fra i 50 e i 60 anni, che hanno bisogno di una pausa, di staccare completamente dalla loro quotidianità.</p>
<p><strong>Il sondaggio</strong><br />
Sole, in gruppo, accompagnate. Il viaggio è per tutte scoperta di terre e culture diverse ma anche, o forse soprattutto, scoperta di se stesse. Un’avventura che, in fondo, non conosce genere. Perché, come scriveva Marguerite Yourcenar, «nell’essere umano sembra esserci, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove». E in questo, uomini e donne si assomigliano. Lo dimostra anche l’ultima ricerca condotta da Booking.com fra oltre 20.000 suoi utenti di entrambi i sessi. Il 55% pensa che la cosa più bella del viaggio sia uscire dalla propria comfort zone, e anche se il 28% considera la lingua una barriera nella programmazione dei viaggi, il 62% dichiara di voler sperimentare nuove culture».<br />
«Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino», scrive Luis Sepúlveda. L’ultima conferma arriva da una risposta della ricerca del Corriere alla domanda «Ti va di raccontarci un momento in cui sei stata felice?». La lettrice (donna, sì) risponde categorica: «In viaggio, in giro per il mondo, sono sempre felice».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE ARTICOLO: <a href="https://27esimaora.corriere.it/come-essere-felici/18_giugno_24/donne-viaggiare-liberta-9926e546-778a-11e8-b5b4-a373b4349270.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere.it</a></p>
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		<title>Da zero a miliardarie, le donne che ce l’hanno fatta da sole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 09:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Diverse donne sono partite da zero e sono arrivate solo con le loro forze a essere miliardarie. Chi sono? Come hanno fatto? «Uno su mille ce la fa», cantava Gianni Morandi. In realtà sei miliardari su dieci nel mondo sono partiti da zero. Su mille sarebbero seicento. Nel mondo, 2.208 persone (43 in Italia, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-header article-header-content">
<h3 class="lead">Diverse donne sono partite da zero e sono arrivate solo con le loro forze a essere miliardarie. Chi sono? Come hanno fatto?</h3>
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<p>«Uno su mille ce la fa», cantava Gianni Morandi. In realtà sei miliardari su dieci nel mondo sono partiti da zero. Su mille sarebbero seicento.</p>
<p>Nel mondo, 2.208 persone (43 in Italia, di cui una donna) possono contare un su un patrimonio complessivo (case escluse) di almeno un miliardo di euro e su queste, 55 sono donne, per la maggioranza cinesi. Non stiamo parlando di nobildonne, di ricche ereditiere o di chi ha trovato l’amore (e la ricchezza) sposando un uomo facoltoso. Queste donne ce l’hanno fatta da sole, unicamnete con le loro forze.</p>
<p>Che cos’hanno in comune le dieci donne nella classifica delle «self made billionaires»?</p>
<p>Innanzitutto la passione: amano ciò che fanno e ci credono fino in fondo. Hanno fiducia in loro stesse e le persone che hanno cercato di scoraggiarle non hanno fanno loro paura. Hanno avuto coraggio, pronte a cambiare vita, magari sì, con un pizzico di sana follia come consigliava nel suo «Siate affamati, siate folli» Steve Jobs.</p>
<p>Queste donne si sono lanciate nei settori più svariati, dal campo immobiliare (Wu Yajun), ai media (Oprah Winfrey), dal gioco d’azzardo online (Denise Coates) agli autotrasporti (Johnelle Hunt), dalle pizzerie (Marian Ilitch) all’architettura (He Qiaonv), ognuna a modo suo, ognuna con la sua storia, tutte, però, dritte alla meta. Possono essere d’ispirazione?</p>
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<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-362 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-18-alle-11.19.08-300x201.png" alt="" width="300" height="201" />C’è un’italiana? Sì, è Giuliana Benetton (80 anni), di Treviso. Cos’ha fatto? Un semplice maglione giallo. Con i fratelli Carlo, Gilberto e Alessandro ha fondato nel 1965 l’azienda tessile che oggi ha 6mila punti vendita nel modo. Il contributo di Giuliana è stato determinante. Dopo la morte del padre, suo fratello Luciano &#8211; allora 14enne &#8211; iniziò a lavorare in un negozio di abbigliamento a Treviso, in Italia. Un maglione giallo brillante lavorato da Giuliana attirò l&#8217;attenzione dei colleghi di Luciano e ispirò i fratelli a fondare l’attuale gruppo Benetton. Quel maglione le ha fruttato i suoi 3,7 miliardi di euro di oggi.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-363 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-18-alle-11.20.41-207x300.png" alt="" width="187" height="271" /></p>
<p>Il primato della donna più ricca miliardaria “self made” va a Zhou Qunfei (47 anni), che con i suoi 9,7 miliardi dollari ha decisamente migliorato il suo vecchio stipendio di operaia cinese, da quando ha deciso di passare dall’altra parte della barricata ed essere lei l’imprenditrice della sua azienda di schermi per smartphone. Detiene anche il record di miliardaria più giovane che ha creato la sua fortuna da zero.</p>
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<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-364 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-18-alle-11.21.49-204x300.png" alt="" width="204" height="300" /></p>
<p>Oprah Winfrey (64 anni). Nata povera in una famiglia del Mississippi (USA), non si scoraggia e mette a frutto il suo talento. Vince una borsa di studio per il giornalismo televisivo. Oggi la “regina di tutti i media” è l’afro americana più ricca, con i suoi 3 miliardi di dollari.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-365 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/Schermata-2018-06-18-alle-11.26.19-246x300.png" alt="" width="246" height="300" /></p>
<p>Denise Coates (50 anni). Ha puntato tutto – è il caso di dirlo – sul gioco d’azzardo online. Nel 2000 in Gran Bretagna ha fondato Bet365. Scommessa vincente su se stessa. Vincita: un patrimonio attuale da 4,6 miliardi di dollari e la soddisfazione impagabile di avercela fatta da sola.</p>
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<p>FONTE ARTICOLO: <a href="https://www.vanityfair.it/mybusiness/network/2018/06/16/da-zero-miliardarie-le-donne-che-ce-lhanno-fatta-da-sole" target="_blank" rel="noopener">VanityFair.it</a></p>
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		<title>Karina Franco &#8211; Storie di Successo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 07:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Nata in Messico, fin da piccola sono stata sempre affascinata dal mondo dei colori, che ritengo la più alta forma d’espressione: realizzare un make up è una vera e propria Arte. Esattamente come per un pittore che comunica mediante una tela, si può attraverso il trucco valorizzare, illuminare e rendere unica ogni persona. (aqui va la foto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8950" dir="ltr"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9175"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-273 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/foto-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Nata in Messico, fin da piccola sono stata sempre affascinata dal mondo dei colori, che ritengo la più alta forma d’espressione: realizzare un make up è una vera e propria Arte.<br />
</span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9177" dir="ltr"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9175">Esattamente come per un pittore che comunica mediante una tela, si può </span><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8951"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9176">attraverso il trucco </span>valorizzare, illuminare e rendere unica ogni persona. (aqui va la foto 1)</span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8955"></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8957"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8958">Spinta da un forte spirito creativo e dalla mia grande passione per il make up, ho deciso di intraprendere la carriera di truccatrice iniziando i miei studi presso la </span><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8959">IAM Art &amp; Make Up School</span><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8960"> di Bologna.<br />
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<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_12551"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8960">E così è iniziata questa grande avventura, in ogni lezione ho riscoperto un mondo sempre più vicino a quel che, forse inconsciamente, ho sempre sognato. </span><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8961"><br />
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<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_12579"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8961">Sono specializzata nel Trucco Base, Correttivo, HD, Sposa, Fotografico, Artistico e Moda.</span><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8962"> </span><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8963">Le mie conoscenze si estendono anche al make up per gli Effetti Speciali. (Aqui va la foto 2d)</span></div>
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<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8975"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8976">Non nego di aver avuto mille dubbi all’inizio, proprio perché la figura di truccatore non solo non è ancora riconosciuta in Italia a livello legale, ma spesso ho letto di articoli che lasciavano intendere di quanto fosse sminuito questo lavoro. Altre difficoltà, presumo io come chiunque altro che si cimenti per la prima volta in una nuova professione, sono farsi strada e farsi un nome.</span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9001"></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8978">
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8980"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8981"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-274 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/foto4d-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Ma credo fortemente che, se metti il cuore, anima e professionalità in tutto quello che fai, il lavoro inizia ad arrivare come una bella ricompensa. (Aqui va la foto 3d)</span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8985"></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8987"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8988">Ho inoltre avuto l&#8217;opportunità di essere allieva di una delle hair stylist più talentuosa che conosca, Pamela Leti, potendo approfondire la mia esperienza nel campo dell&#8217;Acconciatura Sposa.</span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8989"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8990"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8991">Ad oggi faccio parte anche del suo team di lavoro. (Aqui va la foto 4d)</span><br id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8992" /></span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8993"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8994"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8995"> </span></span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8997">
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_8999"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9000">Trovo il gruppo WIC molto affascinante, per vari motivi: é fatto di solo donne, abbiamo l&#8217;opportunità di aiutarci tra noi, di scambiare un consiglio, raccontare un&#8217;esperienza e di fare nuove amicizie!<br />
</span></div>
<div id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_20984"><span id="yiv1515626412x_x_yui_3_16_0_ym19_1_1523190872942_9000">Sono felice di farne parte, mi considero una WIC a 360 gradi.</span></div>
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<div><img loading="lazy" class="wp-image-275 alignnone" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/karina2d-300x169.jpg" alt="" width="509" height="287" /></div>
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		<title>Helen Keller: l’incredibile storia di una donna che volò oltre i suo limiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2018 08:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Era sorda e cieca sin da piccolissima, ma grazie a una volontà di ferro e a un&#8217;insegnante altrettanto fuori dal comune, Helen Keller &#8211; che moriva esattamente 50 anni fa, il 1° giugno 1968 &#8211; riuscì a imparare a scrivere, a parlare, e a laurearsi nel 1904. La prima paladina dei diritti dei disabili in [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="abstract">Era sorda e cieca sin da piccolissima, ma grazie a una volontà di ferro e a un&#8217;insegnante altrettanto fuori dal comune, Helen Keller &#8211; che moriva esattamente 50 anni fa, il 1° giugno 1968 &#8211; riuscì a imparare a scrivere, a parlare, e a laurearsi nel 1904. La prima paladina dei diritti dei disabili in tutto il mondo</h2>
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<div class="wrapImg"><img loading="lazy" class="attachment-gallery-in-content picts-in-content" src="https://static2.iodonna.it/wp-content/uploads/2018/05/lapresse-540x700.jpg" alt="Helen Keller: l’incredibile storia di una donna che volò oltre i suo limiti" width="540" height="700" /></div>
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<p><strong>Suffragetta</strong> ante litteram, prima persona non vedente a conquistare la laurea negli States, scrittrice affermata, attivista politica, infaticabile <strong>pioniera dei diritti delle donne</strong>, del controllo delle nascite e di molte battaglie civili che la portarono a incontrare presidenti, statisti e personalità in tutto il mondo, <strong>Helen Keller</strong> – nata il 27 giugno 1880 e morta il 1º giugno 1968 – è stata l’esempio vivente di come si può trasformare un ostacolo insormontabile in un «bene meraviglioso».</p>
<p><strong>«Le cose migliori e più belle non possono essere né viste né udite, ma sentite nel cuore»</strong> arriverà a scrivere <strong>Helen Kelle</strong>r in un suo libro. A guidarla verso la luce fu Anne Sullivan, la maestra che la prese per mano ancora bambina e che le restò accanto per oltre quarant’anni. Resa sordo-cieca da una malattia contratta a 19 mesi la piccola Helen – nata il 27 giugno 1880 – cresceva viziata e selvaggia nella tenuta dei genitori in Alabama. Era una bambina acuta ma la sua relazione con il mondo era limitata a pochi segni che solo la figlia dalla cuoca capiva, oltre ai mugolii che la famiglia si sforzava di interpretare, e alle conseguenti crisi di rabbia per non essere compresa. <strong>«Nell’immobile buio in cui vivevo non esisteva tenerezza, ma solo odio e collera»</strong>, fino a quando nella sua vita fece la comparsa la maestra Anne. «Prima che la mia educazione cominciasse – scriveva Helen – ero come una nave prigioniera di una nebbia fitta come una tangibile bianca oscurità, che si dirige a tastoni verso la riva; solo, non avevo compassi e bussole per calcolare a che distanza si trovasse la riva».</p>
<p><strong>Anne Sullivan,</strong> che era ipovedente per un’infiammazione batterica contratta da bambina, aveva imparato il linguaggio tattile alla <em>Perkins School for the Blind</em>, migliore studentessa del corso si era poi diplomata insegnante. <strong>Armata di una ferma pazienza, impose la disciplina alla piccola Helen</strong> insegnandole a sillabare nel palmo della mano la prima parola della sua vita. Era la prima tappa d’un lungo cammino che doveva portarle a un traguardo incredibile.</p>
<p><strong>«Impietrita concentravo tutta la mia attenzione</strong> – scriveva nelle sue memorie la Keller – <strong>sui movimenti delle dita di Anne Sullivan.</strong> A un tratto ebbi la nebulosa coscienza di qualcosa di dimenticato… il brivido di un pensiero mi ritornava, e  miracolosamente il mistero del linguaggio umano mi fu svelato». Appena fu in grado di sillabare un certo numero di parole, Anne le insegnò a leggere dandole delle strisce di cartone su cui quelle parole erano scritte in lettere in rilievo. Helen imparò presto che ogni parola stampata corrispondeva a un oggetto. Le costruirono poi una cornice dove inserire le strisce di cartone e formare così le prime frasi. Imparò poi a pronunciare le prime parole: <strong>«Non dimenticherò mai la mia sorpresa, la mia felicità rapita,</strong> <strong>quando riuscii a articolare la mia prima frase logica</strong>: “It is warm”. Anche confuse e penosamente balbettate quelle sillabe erano il linguaggio umano. Consapevole della sua nuova forza la mia anima spezzò infine le sue catene». La sua sete di apprendere la portò a imparare il francese, il latino, e infine alla decisione di iscriversi all’università, nonostante l’opposizione dei genitori. Con Anne sempre al suo fianco, che le traduceva con infinita pazienza nel linguaggio tattile le lezioni di letteratura, di filosofia e tutto ciò che dicevano i professori del Radcliffe College, (corrispettivo femminile dell’Università di Harvard), Helen sosterrà gli esami fino alla laurea in lettere, diventando la prima persona cieca a raggiungere l’incredibile traguardo.</p>
<p>Sin da bambina i suoi progressi avevano attirato l’attenzione di molte personalità, <strong>Mark Twain</strong> era tra i suoi ammiratori e l’aveva presentata al magnate della Standard Oil, Henry Huttleston Rogers, che le pagò tutti gli studi. Incontrò tutti i presidenti americani da Grover Cleveland, a Woodrow Wilson, a <strong>Lyndon B. Johnson</strong>, cantarono per lei Enrico Caruso e Fedor Scialiapin. Il famoso basso la strinse a sé in modo da comunicarle direttamente le vibrazioni della sua voce prodigiosa. Il violinista Heifetz suonò per lei, che “ascoltò”  la musica ponendo le mani sul violino. Mentre per farle “sentire” un’opera diretta da <strong>Arturo Toscanini</strong> la fecero sedere su una pedana di legno che le trasmetteva ogni vibrazione. E mentre pubblicava i suoi libri – <em>La storia della mia vita</em>, <em>Ottimismo</em>, <em>Il mondo in cui vivo</em>, <em>La mia religione</em> – diventò amica di Alexander Graham Bell, di Eleanor Roosevelt, di Charlie Chaplin, di John Rockefeller, di Albert Einstein, di Douglas Fairbanks e Mary Pickford.</p>
<p><strong>Accesa pacifista si oppose alla prima guerra mondiale</strong>, difese la causa dei lavoratori, aderì al sindacato <em>Industrial Workers of the World</em> e al <i>Socialist Party of America</i>. Instancabile sostenitrice del diritto al voto delle donne è stata uno dei primi membri dell’<em>American Civil Liberties Union</em>. Nel 1924, <strong>Helen cominciò a dedicare ogni minuto della sua esistenza al riscatto dei non vedenti e dei sordi</strong>, prima negli Stati Uniti poi in tutto il mondo. Viaggiò in lungo e in largo, incontrando leader mondiali come Winston Churchill, Jawaharlal Nehru e Golda Meir, organizzò manifestazioni, conferenze, incontri, scrisse libri e articoli per far conoscere la sua esperienza, e si lanciò in una campagna per ottenere che negli Stati Uniti venissero creati centri di riabilitazione per fornire a chiunque un’educazione scolastica, e battendosi nel resto del mondo perché i testi in Braille avessero criteri unici. <strong>Nel 1948 fu mandata in Giappone come primo ambasciatore di buona volontà dell’America</strong> dal generale Douglas MacArthur. Ovunque arrivasse, incoraggiava milioni di non vedenti: «È difficile descrivere Helen Keller – scriveva un giornalista dell’epoca -. Cieca, è come se vedesse tutto. Sorda, ode il mondo parlarle. Questa donna possiede una felicità interna da cui le viene una qualità rara: quella di rendere felice chi le sta accanto».</p>
<p>Le dedicheranno premi e riconoscimenti in tutto il mondo, conquisterà anche un Oscar per aver ispirato il documentario sulla sua vita, collezionerà lauree honoris causa dalle più prestigiose università. La sua storia verrà portata sul grande schermo da Arthur Penn con il film <strong><em>Anna dei Miracoli</em></strong>, mentre la piéce omonima firmata da William Gibson girerà i teatri di tutto il mondo, in Italia l’indimenticabile <strong>Mariangela Melato</strong> darà il volto ad Anne Sullivan.</p>
<p>Una vita in prima linea fino all’ultimo giorno, Helen Keller si spegnerà nella sua casa ad Arcan Ridge, nel Connecticut, il primo giugno 1968, <strong>poche settimane prima del suo 88esimo compleanno</strong></p>
</div>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2018/06/01/helen-keller-lincredibile-storia-di-una-donna-che-volo-oltre-suo-limiti/" target="_blank" rel="noopener">iodonna.it</a></p>
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		<title>Erica Morini &#8211; Storie di Successo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 07:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Erica Morini, nata a Firenze 31 anni fa. Creativa fin dai primi anni di vita. Cresco nella natura delle campagne limitrofe a Firenze, mi vengono trasmesse sapienza nella manifattura e arte creativa grazie ad una famiglia di architetti, maestri d&#8217;arte e fotografi.  A 9 anni vinco un premio nazionale per l&#8217;arte, imparo quattro lingue [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="yui_3_16_0_1_1527846353410_2759">
<div id="yui_3_16_0_1_1527846353410_2758"><img loading="lazy" class=" wp-image-310 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/20170901_230217-e1527846716297-225x300.jpg" alt="" width="314" height="418" />Sono Erica Morini, nata a Firenze 31 anni fa.<br />
Creativa fin dai primi anni di vita.<br />
Cresco nella natura delle campagne limitrofe a Firenze, mi vengono trasmesse sapienza nella manifattura e arte creativa grazie ad una famiglia di architetti, maestri d&#8217;arte e fotografi.  A 9 anni vinco un premio nazionale per l&#8217;arte, imparo quattro lingue e riesco a vedere molti degli ambieni più chic dell&#8217;entourage fiorentino. A 26 nasce mia figlia Sara e riparto dalla mia passione, iniziando a sperimentare tecniche di colore sui mobili, divento una formatrice di tecniche per lo stile Shabby e mi diplomo come Interior Designer.<br />
Oggi ho la mia attività che prende il nome dal colore della tranquillità e dal mio modo di vedere le cose:<br />
CHIC VERDE MENTA &#8211; interior design.<br />
Svolgo progettazione d&#8217;interni, giardini, sviluppo rendering (immagini fotorealistiche di come verrà l&#8217;ambiente), modifico oggetti e trasformo in meraviglia i mobili di una volta.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1527846353410_3709"></div>
<p>Una WIC amica da tanti anni mi ha presentato alle Woman in Charge quando ho iniziato a farle consulenza per la sua casa.<br />
Da quel momento ho scoperto la possibilità di aiutarsi in ogni necessità di tipo socio-lavorativo-culturale tra noi donne fiorentine. Tutte abbiamo svolto percorsi più o meno difficili, per questo scegliere posti da visitare, avere amiche fidate e ricevere un pronto consiglio alle nostre necessità è la vera forza del gruppo.</p>
<div></div>
<p>Mi trovate per consulenze come<br />
Chic Verde Menta su facebook e pinterest, a breve anche con il mio nuovo sito on line<br />
<a id="yiv4859005914LPlnk232421" class="yiv4859005914OWAAutoLink" href="https://www.facebook.com/chicverdementa/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.facebook.com/ chicverdementa/</a></p>
<p>Per progetti di ordine architettonico mi trovate allo studio Atelier di Architettura in co-working con 2 architette a Castefranco di Sopra.<br />
<a id="yiv4859005914LPlnk558139" class="yiv4859005914OWAAutoLink" href="https://www.facebook.com/Atelier-di-Architettura-561038807376468/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.facebook.com/ Atelier-di-Architettura- 561038807376468/</a></p>
</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1527846353410_2762">
<p>Un caro saluto a tutte le persone che hanno voglia di vivere felici e al meglio le proprie passioni.</p>
</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1527846353410_2783">Erica</div>
<div></div>
<div><img loading="lazy" class="wp-image-311 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/MG_0432-300x200.jpg" alt="" width="410" height="273" /></div>
<div><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-313" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/06/FB_IMG_1516548297193-300x300.jpg" alt="" width="427" height="427" /></div>
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		<item>
		<title>Donatella Isola &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/donatella-isola-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 07:19:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Donatella Isola (cognome d arte, Clerici il mio cognome), nata a Cremona e trapiantata a Firenze in giovane eta’.Da sempre consapevole, di aver ricevuto un meraviglioso dono, gia’ nel giorno della mia nascita. Una dote innata che ha reso la mia vita piena di gioia e di colore,dove anche nei momenti bui e’ stata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Donatella Isola (cognome d arte, Clerici il mio cognome), nata a Cremona e trapiantata a Firenze in giovane eta’.Da sempre consapevole, di aver ricevuto un meraviglioso dono, gia’ nel giorno della mia nascita.</p>
<p>Una dote innata che ha reso la mia vita piena di gioia e di colore,dove anche nei momenti bui e’ stata l ancora della mia salvezza!</p>
<p>L’ideare, il creare e il realizzare, e’ un po’ come l’amore, non solo piacere ma tantissima passione!</p>
<p>Che dirvi?&#8230;.credo che non avrei potuto ambire a di piu’, perche’ questo dono e’ stato il motore trainante per i miei oltre 45 anni di varie attivita’, e in effetti lo e’ tuttora in forma ovviamente piu’ ridotta!</p>
<p>Ho trascorso oltre 40 anni nel settore della moda e nel design, ho collaborato con aziende di grande livello nazionale ed internazionale, sono stata stilista della griffe di famiglia, che mi ha dato l’opportunita’ di liberare la mia fantasia e la mia creativita’ su innumerevoli collezioni.</p>
<p>Dopo la cessazione dell’attivita’ familiare, da oltre 10 anni nel mio studio/abitazione continuo per hobby e per passione ad eseguire ritratti da fotografia in stile pop art e non solo.</p>
<p>Io credo che l’arte parli molte lingue, e questo gruppo di WIC, cosi, coinvolgente, cosi’ pieno di creativita’, e di idee ne e’ la conferma!</p>
<p>Sento una bella sinergia fra noi donne, mi avvolge un’amalgama</p>
<p>di pensieri positivi e sento che il cilindro di idee colorate ci sta aspettando….</p>
<p>Per chi e’ curiosa, per chi e’ interessata alla mia pittura, puo’ contattarmi in privato….</p>
<p>Spero di conoscervi presto.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-304" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/pitturaxwic-212x300.jpg" alt="" width="377" height="534" /> <img loading="lazy" class="alignnone wp-image-305" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/mmmmodaxwic-212x300.jpg" alt="" width="371" height="524" /></p>
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		<title>Donne al pianoforte: ecco le fantastiche 5</title>
		<link>https://womanincharge.it/donne-al-pianoforte-ecco-le-fantastiche-5/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 11:23:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Maria Perrotta La prima immagine di sé al piano? «In realtà, è alla tastiera della fisarmonica di papà, musicista amatoriale. Mi ha insegnato lui fino ai 10 anni, quando sono entrata in Conservatorio». A 11 la prima esibizione con orchestra e oggi, a 42, Maria Perrotta da Cosenza è concertista internazionale con importanti incisioni per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maria Perrotta</strong><br />
La prima immagine di sé al piano? «In realtà, è alla tastiera della fisarmonica di papà, musicista amatoriale. Mi ha insegnato lui fino ai 10 anni, quando sono entrata in Conservatorio». A 11 la prima esibizione con orchestra e oggi, a 42, Maria Perrotta da Cosenza è concertista internazionale con importanti incisioni per Decca (Bach, Beethoven, Chopin, Schubert). Però il percorso non è stato lineare: «A 16, pur continuando a studiare, ho smesso di partecipare ai concorsi: non amo la competizione e non sono brava a gestire le <em>public relation</em>» racconta. «Ho ricominciato a 25, dopo la nascita di Giuseppina: la maternità mi ha riconciliato con tante cose, mi ha “legato a terra” e semplificato la vita. Non ho mai sentito di dover scegliere tra la carriera e la famiglia: adesso noi donne cerchiamo noi stesse, non ci rifacciamo a un modello. Per questo non è una coincidenza che si stiano facendo strada tante pianiste: nell’Ottocento non avremmo avuto neppure la possibilità di viaggiare da sole». Né di conciliare i ruoli: la valentissima Clara Schumann, con otto figli, rimase sempre un passo indietro al marito Robert. Ma Clara e Maria hanno qualcosa in comune: l’essersi esibite al nono mese di gravidanza.<br />
«Nel 2012 ho suonato le <em>Variazioni Goldberg</em> di Bach con Vittoria in pancia. È andata molto bene. Sembra un paradosso: io, che da bambina vietavo gli applausi al mio compleanno, ho scelto un mestiere in cui sono cruciali. Comunque per me la musica  è passione pura, non c’è vanità: un approccio che condivido con mio marito (Lucio Prete, baritono all’Opéra Bastille, per cui si è trasferita a Parigi, ndr)».</p>
<div id="attachment_701119" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-701119 " src="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2017/11/Campaner_foto-Basile5-480x480.jpg" alt="Campaner_foto Basile5" width="368" height="368" /></p>
<p class="wp-caption-text">Gloria Campaner (foto Andrea Basile).</p>
</div>
<p><strong> Gloria Campaner</strong><br />
Tutto è iniziato con un pianoforte giocattolo rosso. Aveva tre anni e, sotto lo sguardo incredulo della madre (dove lo aveva visto fare?), sistemava le Barbie come pubblico, abbassava la luce e strimpellava. Ma alle lezioni la veneziana Gloria Campaner, 31 anni,ci è arrivata per caso: «Facevo già danza e ginnastica artistica, mi sono iscritta a una scuola di musica solo per accompagnare una mia amica timidissima» ricorda. Il seguito – in parte – è intuibile: conservatorio, inizio di una carriera da concertista che la porterà in “templi” come la Carnegie Hall. Quello che è meno immaginabile (ci figuriamo sempre le musiciste come “sacerdotesse” dedite esclusivamente al loro strumento) è l’ampiezza degli interessi, sia nel repertorio (dalla classica al jazz all’elettronica) sia nelle attività: oltre a esibirsi negli ospedali, ha sposato progetti umanitari per portare le note in realtà difficili (dalle favelas di Rio al Myanmar). «La musica è energia vitale, è un messaggio d’amore, ha allargato la mia visuale e mi ha cambiato la vita: comunicarlo agli altri dà più senso a quel che faccio» spiega Gloria, che a dicembre – ennesima prova di versatilità – girerà a Los Angeles <em>The Butterfly Confirmation</em> di Philippe Caland. Esperta di discipline orientali, nelle masterclass insegna anche tecniche per contenere ansia e stress: «Utilizzo soprattutto il <em>pranayama</em>, il controllo del respiro, che aiuta a equilibrare lato maschile e lato femminile, presenti in ognuno di noi». A proposito: il piano è uno strumento per uomini come dicono, al contrario del violino? «No. È a percussione, ha martelli, ma pure di corde che vibrano all’unisono dell’anima».</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_701123" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-701123 " src="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2017/11/BeatriceRana-123-by-Marie-Staggat-320x480.jpg" alt="BeatriceRana-123-by-Marie-Staggat" width="297" height="446" /></p>
<p class="wp-caption-text">Beatrice Rana (foto Marie Staggat).</p>
</div>
<p><strong>Beatrice Rana</strong><br />
Nessuno strumento-giocattolo nell’infanzia della leccese Beatrice Rana, 24 anni. «I miei genitori sono pianisti, ho sempre avuto a che fare con quelli veri. Ho iniziato a studiare a 4 anni, ma con il metodo Yamaha per cui la musica è un gioco. A 9 sono entrata al Conservatorio. Il pianoforte è stato sempre un alleato, mai un nemico: qualunque cosa succeda, posso rifugiarmi lì. Quando ho bisogno di chiarezza mi metto a suonare Bach, se sono felice Schumann, se mi sento ingestibile Rachmaninov. Quando passo alle mazurche di Chopin, butta proprio male… Mi è sempre stato più facile esprimermi con le note che a voce». E a soli 18 si è rivelata al mondo vincendo il prestigioso Concorso di Montreal. Ospite di orchestre internazionali, reduce dal successo del cd con le <em>Variazioni Goldberg</em>, neppure lei ha l’aria della “vestale del piano”. «Uso parecchio Facebook e Twitter, un po’ per rimanere in contatto con chi incontro nei tour, un po’ per mostrare la vita di una ragazza normale che però, alla sera, tiene concerti. La gente spesso è intimidita, ci sono da sfatare i pregiudizi che la classica sia vecchia, stantia, da museo. All’estero si producono più spettacoli pensati per bambini e ragazzi che si annoierebbero a morte a un concerto di due ore». Artista di riferimento? «Martha Argerich: ha aperto la strada a tutte noi, per quanto in altri ambiti musicali le figure maschili (è il caso dei direttori d’orchestra) restino predominanti. Non credo però ci sia un modo di suonare diverso a seconda del genere. Io ho movimenti ridotti ed essenziali, c’è chi lo trova poco femminile. In compenso, Lang Lang si muove un sacco… Si tratta di stereotipi».</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_701127" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-701127 " src="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2017/11/Leonora_Acc_galileiana@Dean-Lakic-343x480.jpg" alt="Leonora_Acc_galileiana@Dean-Lakic" width="313" height="438" /></p>
<p class="wp-caption-text">Leonora Armellini (foto Dean Lakic).</p>
</div>
<p><strong>Leonora Armellini</strong><br />
Leonora come la protagonista del <em>Trovatore</em>di Verdi? «No. Leonora come nel <em>Fidelio</em>. Mio fratello (violoncellista), non a caso si chiama Ludovico… I nostri genitori si sono conosciuti grazie a un concerto di Beethoven». Leonora Armellini, venticinquenne, è figlia d’arte: madre pianista, padre fagottista e direttore del Conservatorio di Padova. «Ma non hanno mai voluto darmi lezioni: a quattro anni mi hanno mandato da un insegnante perché sentissi l’autorità e non facessi capricci». Addirittura prima di iniziare il Conservatorio, Leonora era già in tv: nel 2000 ha partecipato a <em>Bravo bravissimo</em>, la trasmissione di Mike Bongiorno. «Da bambina vivevo tutto in modo incosciente». Fine dell’età dell’incoscienza, però, nel 2010, con la vittoria del Premio Janina Nawrocka al concorso Chopin di Varsavia. E quando è tornata sul piccolo schermo, nel 2013, l’occasione era da far tremare. «Mi hanno chiamato all’ultimo minuto al festival di Sanremo per sostituire un mito: Daniel Barenboim. Ho avuto il coraggio di mettermi in gioco, l’unico modo per crescere». Una ragazza con le idee chiare anche sull’attuale boom delle pianiste: «Non è che gli uomini siano di meno, è che noi abbiamo preso coscienza di possibilità e obiettivi. Senza troppe rinunce: la musica è vita, se non hai esperienze cosa comunichi? Certo, in alcuni periodi suono otto ore al giorno, ma come accade agli studenti universitari. Non intendo rinunciare né alla carriera né all’idea di creare una famiglia». Anticonvenzionale, ha già scritto un libro, arrivato a tre edizioni:  Mozart era un figo, Bach ancora di più (Salani). «Una provocazione per cercare di avvicinare alla classica i giovani».</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_701129" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" class="wp-image-701129 " src="https://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2017/11/image01-320x480.jpg" alt="image01" width="308" height="462" /></p>
<p class="wp-caption-text">Vanessa Benelli Mosell (foto Michele Maccarrone).</p>
</div>
<p><strong>Vanessa Benelli Mosell</strong><br />
Suona in pubblico – senza avere musicisti in famiglia – da quando ha quattro anni e a tredici si era già esibita in sale come il Lincoln Center di New York. Ma la trentenne pratese Vanessa Benelli Mosell («Mosell è il cognome di mia madre») non ha dubbi sul momento che le ha cambiato la vita: l’incontro con il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, nel 2006. «Ha lasciato un segno indelebile con il crearsi un mondo musicalmente suo, pieno di fantasia, di effetti speciali, diverso da qualunque altro. Una volta mi ha detto: “Vanessa, hai il nome di una farfalla che vuole volare via, ma io ti acchiappo!”. E così è stato: sono felice di aver mantenuto la promessa di incidere i suoi <em>Klavierstücke</em>. Quando programmo un recital, mixo il linguaggio classico, romantico con il contemporaneo: mi riempie di gioia presentare brani poco conosciuti, eseguiti in genere solo in festival specialistici per un pubblico elitario, assieme ai “tormentoni” che tutti amiamo”». Appassionata di design, architettura e – curioso – energie rinnovabili, molto attenta all’immagine («Oggi è diventato un obbligo, come l’uso dei social»), Vanessa – che si è stabilita a Parigi – si muove seguendo un motto ottimista: “Tutto accade per il meglio”, imparato al Conservatorio di Mosca. «Nei tre anni là ho studiato 12 ore al giorno: il mio divertimento era sorprendere i miei insegnanti».E, fra le prossime sorprese, potrebbe esserci la direzione. «Sarebbe bellissimo! Già da piccola mettevo i cd nello stereo di casa e passavo le serate “dirigendo”. Era la mia passione. Nel pianoforte ritrovo quell’orchestra, quella densità sonora e varietà timbrica».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2017/11/04/donne-al-pianoforte-ecco-le-fantastiche-5/" target="_blank" rel="noopener">Iodonna.it</a></p>
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		<title>Giulia Checcucci &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/giulia-checcucci-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 May 2018 08:09:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Giulia Checcucci, ho studiato arte e sono diventata scenografa. Dopo aver lavorato nel campo della moda ho sentito di voler fare qualcosa di diverso, che mi facesse stare a contatto con le persone in maniera autentica e profonda. Ormai grande, per una serie di coincidenze mi sono ritrovata a lavorare in una comunità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-284 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/Giulia-2-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" />Mi chiamo Giulia Checcucci, ho studiato arte e sono diventata scenografa. Dopo aver lavorato nel campo della moda ho sentito di voler fare qualcosa di diverso, che mi facesse stare a contatto con le persone in maniera autentica e profonda. Ormai grande, per una serie di coincidenze mi sono ritrovata a lavorare in una comunità per tossicodipendenti ed ho ripreso quello che definisco uno “<em>studio matto e disperatissimo</em>”, che mi ha permesso di diventare educatrice e psicologa e di specializzarmi, poi, in Sessuologia, Psicoterapia della Gestalt e Terapia E.M.D.R.</p>
<p>Mi piace il mio lavoro che è diventato anche stile di vita, infatti sono quella che sono in ogni momento della mia giornata. Sono attenta agli altri, al loro modo di stare in relazione ed a come vivono nel mondo; preferisco stare nel presente, con la ricchezza del mio passato e la progettualità del futuro, senza cercare di immaginare cosa accadrà un domani. Questo mi permette di vivere ogni momento della mia vita, gustando tutti i sapori che mi arrivano, sia quelli piacevoli che quelli spiacevoli.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-285 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/studio2-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" />Dopo anni di lavoro in comunità, progetti pubblici e privati, ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla psicoterapia, passando le mie giornate con le persone che mi chiedono di aiutarle a migliorare la loro qualità di vita, i pazienti. Sono loro che mi danno la forza di continuare a studiare, aggiornarmi, informarmi, e sono sempre loro a farmi mettere in discussione per migliorarmi e cambiare, non sentendomi mai arrivata. E sono sempre loro a farmi continuare a provare meraviglia per la vita e per quello che dà, nel bene e nel male. Sono felice di questo lavoro, mi sento fortunata ma so anche quanto c’è di me e della mia grinta in tutto questo, soprattutto il mio essere resiliente, cioè ritornare a quella che sono nonostante ciò che arriva dalla vita.</p>
<p>Fare parte delle “Woman in Charge” mi permetterà di conoscere nuove persone, scambiare opinioni, novità, stimoli, aumentare i miei orizzonti e la mia creatività. Sono certa che farne parte possa portare progetti, sinergie e nuovi successi, sia nel lavoro, sia nella conoscenza delle persone e del mondo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-286" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/Grande-Prato-300x224.jpg" alt="" width="376" height="281" /></p>
<p><strong>Sito</strong>: <a href="http://www.giuliacheccuccipsicologo.it" target="_blank" rel="noopener">www.giuliacheccuccipsicologo.it</a></p>
<p><strong>Indirizzo mail</strong>: <a href="mailto:g.checcucci@virgilio.it">g.checcucci@virgilio.it</a></p>
<p><strong>Facebook</strong>:</p>
<p>Giulia Checcucci</p>
<p>Giulia Checcucci Psicoterapeuta</p>
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		<item>
		<title>Sport al femminile: come scegliere in base all’età</title>
		<link>https://womanincharge.it/sport-al-femminile-come-scegliere-in-base-alleta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2018 07:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è chi fa sport da sempre e non potrebbe immaginare di stare senza. Chi è una vita che ci prova, a suon di abbonamenti in palestra, e non riesce mai ad andare fino in fondo. Chi ascolta estasiato il collega che, correndo, è come rinato e si ripromette di farlo a sua volta… appenna possibile, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi fa sport da sempre e non potrebbe immaginare di stare senza. Chi è una vita che ci prova, a suon di abbonamenti in palestra, e non riesce mai ad andare fino in fondo. Chi ascolta estasiato il collega che, correndo, è come rinato e si ripromette di farlo a sua volta… appenna possibile, solo dopo aver acquistato le scarpe giuste, non appena ci sarà una bella giornata, eccetera, eccetera. Tutti sanno che fare sport regolarmente è la via giusta per sentirsi bene, in forma e attivi, meglio ancora se abbinato a un regime alimentare sano ed equilibrato e a uno stile di vita corretto. Eppure, per una ragione o per l’altra, iniziare è spesso difficile.</p>
<p>In particolare per le donne, è importante scegliere un’attività fisica che non solo tenga conto dei propri gusti e degli obbiettivi desiderati (dimagrire, tonificare, rilassarsi, divertirsi, rafforzare alcune parti del corpo o lenire particolari dolori dovuti a infortuni o patologie), ma anche della fase della vita che si sta attraversando, specie per età.</p>
<p><strong>Fino ai 35 anni</strong><br />
È il momento della massima forza e resistenza fisica: già dai 18 anni, le donne sono in grado di allenarsi in maniera intensa e assidua, anche 3/4 volte a settimana, grazie alle incredibili capacità di recupero e a una gestione del proprio tempo libero molto più flessibile. Aerobica, corsa, spinning, walking, fitboxe, sono tutti sport ideali per sfruttare al massimo la forza e l’energia disponibili. Una volta a settimana, poi, perché non allenarsi con i pesi? Va bene a tutte le età e rafforza la muscolatura, anche in modo mirato.<br />
<strong>Aerobica:</strong> lavora intensamente sia sull’apparato cardiovascolare sia su quello muscolo-scheletrico e in ogni sessione sono coinvolti braccia, spalle, gambe, glutei e addome.<br />
<strong>Corsa:</strong> mantiene in forma tutto il corpo, consuma calorie, è semplice da praticare ed economico (non richiede attrezzature particolari e nemmeno abbonamenti in palestra o iscrizioni a corsi). Da soli o in compagnia, permette di fare movimento in maniera semplice e di autoregolare tempi e intensità.<br />
<strong>Spinning:</strong> assicura un elevato dispendio calorico, circa 500 calorie all’ora. Lavora in particolare su gambe, glutei e addome.<br />
<strong>Walking:</strong> permette di consumare molte calorie in soli 30/40 minuti e garantisce un ottimo allenamento cardio-vascolare.<br />
<strong>Fitboxe:</strong> utile, divertente… rilassante. Prendere a calci e pugni un sacco simile a quelli che si usano per il pugilato, non solo mantiene in forma tutto il corpo, ma aiuta anche a scaricare la tensione e può essere utile anche per autodifesa.</p>
<div id="attachment_665307" class="wp-caption aligncenter">
<p class="wp-caption-text"><strong>Fino ai 50 anni</strong></p>
</div>
<p>Già tra i 30 e i 40 anni, il metabolismo femminile rallenta inesorabilmente e mantenere la stessa forma fisica di prima diventa quasi impossibile. Inutile domandarsi cosa possa essere accaduto di strano, pensare a qualche intolleranza o allo stress per lavoro o famiglia: non avete più 20 anni, il vostro corpo lo sa. Dovete cambiare stile di vita, in particolare trovare lo sport adatto e le giuste abitudini alimentare. Per gli impegni lavorativi e familiari crescenti e la ridotta velocità di recupero, la scelta potrebbe orientarsi su un’attività più dolce, che permetta di ritrovare la forma fisica, ma anche l’equilibrio psicofisico. Il Pilates e lo stretching, ad esempio, ma anche le attività che si svolgono in acqua, che sono efficaci senza appesantire l’apparato osteo-articolare.<br />
<strong>Pilates:</strong> tonifica tutti i muscoli, in particolare la zona addominale, con esercizi a corpo libero. Perfetto dopo una gravidanza, per lavorare sulle fasce muscolari più profonde e rimodellare il girovita, e per la schiena.<br />
<strong>Stretching:</strong> perfetto per chi conduce una vita sedentaria e passa molte ore nella stessa posizione, mira ad allungare le articolazioni per riacquistare una corretta postura.<br />
<strong>Acqua Fit Lates, AcquaGym, HydroBike:</strong>  mentre si eseguono movimenti tipici del Pilates, dell’aerobica e della pedalata, l’acqua sostiene il corpo e allo stesso tempo rende i singoli gesti più intensi. Tutti i benefici, senza controindicazioni.</p>
<p><strong>Verso i 60</strong><br />
È una fase molto delicata, che impegna la donna sia fisicamente, sia psicologicamente. Mantenere e, se possibile migliorare, abitudini alimentari e stile di vita in generale è davvero fondamentale per aiutare il corpo a restare sano ed efficiente il più a lungo possibile. L’ideale sarebbe riuscire a frequentare un paio di giorni a settimana la palestra o la piscina e fare un paio di uscite per una camminata veloce all’aperto. Le attività da preferire sono quelle dolci, che non sovraccaricano le articolazioni.<br />
<strong>Nuoto:</strong> ideale in ogni fase della vita, diventa irrinunciabile in età matura quando il micromassaggio dell’acqua aiuta ad alleviare problemi articolari e cardio-vascolari.<br />
<strong>Pilates, Yoga e Tai Chi Chuan,</strong> sono discipline orientali che lavorano su corpo e mente contemporaneamente. Preziosi ad ogni età, diventano ancor più importanti dopo i 60 anni, quando l’obbiettivo è soprattutto raggiungere benessere ed equilibrio.<br />
<strong>Walking:</strong> la camminata veloce all’aperto è un’attività motoria molto semplice ed efficace, specie se camminando si esercitano anche gli arti superiori con movimenti mirati o usando i bastoncini per il Nordic Walking. Attiva la circolazione cardiaca e migliora l’ossigenazione dei polmoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.iodonna.it/benessere/fitness/2017/09/20/sport-al-femminile-come-scegliere-base-alleta/" target="_blank" rel="noopener">Iodonna.it</a></p>
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		<item>
		<title>Sachiko Bradley &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/sachiko-bradley-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 21:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Sachiko ho 47 anni, sono una direttrice creativa e una designer, ma da grande voglio fare l&#8217;artista. La vita non é stata facile per me, ma ogni difficoltà e ogni volta che sono riuscita a superarla, mi ha dato più forza e ottimismo, fino a diventare il mio super potere. Ho una fede innata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-246 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/thumbnail-6-1-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300">Sono Sachiko ho 47 anni, sono una direttrice creativa e una designer, ma da grande voglio fare l&#8217;artista.</p>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4886">La vita non é stata facile per me, ma ogni difficoltà e ogni volta che sono riuscita a superarla, mi ha dato più forza e ottimismo, fino a diventare il mio super potere.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4863">Ho una fede innata che tutto si può superare, e tutto si può fare, se veramente lo vuoi.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4823">Sono amante del bello e del arte. Per me il bello é come un evoluzione dal bruco alla farfalla. &nbsp;Ci sentiamo bene in una stanza o un parco ben curato, così come in una bella giornata di sole.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4885">Potessi arrederei il mondo.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4884">La mia migliore amica mi mando per battuta una volta che ancora mi fa ridere,&#8221; Se non riesci ad uscire dal tunnel&#8230; arredalo!&#8221;</div>
<div></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4866">Ho aperto uno mio studio qualche mese fa dopo tanti anni di libera professione, il Sachiko Bradley &amp; Co &#8220;Project design studio&#8221; insieme a giovani e meno giovani creativi ci occupiamo del mondo della creatività, e realizziamo progetti di ogni genere, dal arredo, al immagine coordinata per le aziende, al product design. &nbsp;Siamo Un HUB creativo e credo fermamente nel progetto. <img loading="lazy" class="size-medium wp-image-243 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/thumbnail-4-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300">Sono tanti anni che faccio questo, ma solo da poco le persone cominciano a capire l&#8217;utilità e la grande differenza e miglioramenti che porta alle loro attività. E in questo mondo tecnologico, credo che una delle cose che non saranno in grado di rimpiazzare ( ma invece ce ne sarà sempre più bisogno) sarà proprio la creatività e le idee. Organizziamo eventi, e affittiamo il nostro spazio dotato di studio fotografico con Limbo completo e una varietà di servizi.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4867"></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4869">
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-242 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/thumbnail-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300"></p>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4868">Le Wic sono un concentrato di donne di talento e donne pronte a sbocciare.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4868">Mi é piaciuto molto il senso di supporto e incoraggiamento del gruppo. Ho conosciuto donne interessanti con cui ho fatto amicizia o trovato sinergie di lavoro. Ma é anche stato utile per chiedere consiglio e sentirsi sostenuti. Credo che é arrivato il momento che le donne si sostengono, perché insieme sono più forti.</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4870"></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4880">Le donne sono creature speciali e divine, create per sopportare dolore e dare nutrimento. Amore e bellezza pura.</div>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
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<div></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4889">Facebook&nbsp;<a id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4931" href="https://www.facebook.com/sachikobradleyandco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.facebook.com/sachikobradleyandco/</a></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4921">Sito web&nbsp;<a id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4966" href="https://www.sachikodesign.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.sachikodesign.com</a></div>
<div>Instagram&nbsp;<a id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4965" href="https://www.instagram.com/sachiko71/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.instagram.com/sachiko71/</a></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Debora Guerrieri &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/debora-guerrieri-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 08:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Debora una Wic illustratrice! La mia passione per il disegno è sempre stata presente fin da piccola, e ora dopo vari studi, riesco a sfruttare il mio talento come lavoro! Ho creato il mio marchio “Plasmare illustrazioni” con l’idea di diffondere le mie illustrazioni non solo a livello editoriale, ma negli oggetti di uso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class=" wp-image-232 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/WhatsApp-Image-2018-03-31-at-16.44.55-300x225.jpeg" alt="" width="377" height="283" /></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4044">Sono Debora una Wic illustratrice!</p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4043">La mia passione per il disegno è sempre stata presente fin da piccola, e ora dopo vari studi, riesco a sfruttare il mio talento come lavoro! Ho creato il mio marchio “Plasmare illustrazioni” con l’idea di diffondere le mie illustrazioni non solo a livello editoriale, ma negli oggetti di uso più quotidiano!</p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4009">Con molta timidezza mi sono presentata nel nuovo Gruppo Woman in Charge e solo dopo un mese mi sono ritrovata sommersa da ordini!</p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4007">Ho ricevuto molti apprezzamenti da parte delle Wic e ho scoperto molte artiste come me!</p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1526546462836_4010">Grazie alle loro proposte e ascoltando i loro bisogno ho creato dei prodotti sempre più ricercati e ben definiti. Mi piace la sinergia che si è creata in questo gruppo, mi stimola a fare sempre meglio!</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-233" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/IMG_2302-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /> <img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-234" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/Schermata-2018-04-02-alle-17.06.03-295x300.png" alt="" width="295" height="300" /></p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-191 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/facebook-pink2.png" alt="" width="67" height="61" /></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/plasmareillustrazioni.deboraguerrieri/" target="_blank" rel="noopener">Plasmare Illustrazioni</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stefania Rizzo &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/stefania-rizzo-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 07:19:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Stefania Rizzo, classe 1967, da sempre nel settore dell’ospitalità e dell’accoglienza; tra le tante cose mi sono perfezionata nella cura dei dettagli, che tante volte, specialmente negli eventi, aiutano a fare la differenza. I miei occhi hanno visto cose belle e le mie mani hanno sistemato, ritoccato, infiocchettato tante piccole meraviglie, nastri, fiori, complementi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Stefania Rizzo, classe 1967, da sempre nel settore dell’ospitalità e dell’accoglienza; tra le tante cose mi sono perfezionata nella cura dei dettagli, che tante volte, specialmente negli eventi, aiutano a fare la differenza.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-174 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/29026126_1925016894463251_2985322469121851392_n-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />I miei occhi hanno visto cose belle e le mie mani hanno sistemato, ritoccato, infiocchettato tante piccole meraviglie, nastri, fiori, complementi d’arredo e questi “ritocchi” finali che mi piace chiamare “attenzioni”hanno sempre riscosso apprezzamenti.</p>
<p>Ho sfruttato la mia discreta manualità e un periodo di vita che, mio malgrado, ho avuto tempo a disposizione, per inseguire il sogno di creare con le mie mani, qualcosa che amo in modo particolare, certo! i fiori!</p>
<p>&#8230;. delicati, ma capaci di spuntare da una roccia&#8230;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-175 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/31131766_2020753101556296_4932854348448268288_n-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></p>
<p>&#8230; colorati e semplici&#8230;</p>
<p>&#8230;sorprendenti&#8230;</p>
<p>dovevo solo trovare il materiale adatto quello che li rappresentasse di più</p>
<p>delicato&#8230;.resistente&#8230;.colorato&#8230;.semplice&#8230;sorprendente</p>
<p>Siiiii! LA CARTA!</p>
<p>Lei si è lasciata modellare dalle mia dita con una naturalezza inaspettata, io ne sono rimasta conquistata.Entrambe femmine delicate, semplici ma sorprendentemente forti. Il social face book al momento è il mio più grande alleato. Sulla mia pagina CartAmante, sono riepilogate le soddisfazioni e i progetti realizzati negli ultimi anni.</p>
<p>Facevo parte da tempo di gruppi di creative localizzati lontani dalla mia bella Firenze. Vedevo nascere gruppi di scmbio di sinergie di collaborazioni e più volte, anche se mai in modo approfondito, mi chiedevo perché a Firenze non accadesse niente del genere.</p>
<p>Ma si sa, Firenze è Firenze e ha bisogno di tempi tutti suoi.</p>
<p>Finalmente agli inizi di Febbraio, invitata da una giovane amica, entro a far parte di WOMAN IN CHARGE, gruppo partito in sordina, grazie all’intuito, alla volontà e alla determinazione di una grande CARLA CASTRO, in pochissimo tempo riesce ad esplodere: Più di 13000 iscritte! Mi sono detta FIRENZE c’è!</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-176 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/31764730_2025226554442284_650918013289103360_n-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />Ho cominciato con semplicità a farmi conoscere, a inserire post che parlavano delle mie creazioni e della mia passione per i fiori, li ho monitorati ed è stato bellissimo vedere come, in pochissimo tempo, riuscivo ada arrivare a migliaia di mie concittadine, interessate a quello che CartAmante aveva da offrire.</p>
<p>Finalmente ho potuto presentarela mia passione, ho potuto parlare di carta, di fiori, di fiori di carta.</p>
<p>Ho potuto conoscere anche direttamente diverse WIC, ACCOMUNATE DAL DESIDERIO DELL’AIUTARSI A VICENDA. Avolte ci sembra di poter smuovere il mondo e su questo gruppo, senza esagerare, si ha la chiara, netta convinzione che noi donne, unite poi, siamo una vera forza della natura.</p>
<p>Opportunità lavorative concretizzate grazie a WIC? Si, indubbiamente. Per esempio, ho sempre fatto corsi per insegnare a realizzare i miei fiori ma con un bacino di utenza cosi ampio è decisamente più facile trovare adesioni. E poi l energia che mi trasmettono le belle WIC facendo apprezzamenti su ciò che posto è impagabile!</p>
<p>Cè tanta energia positiva in questo gruppo ed io in primis mi impegno affinchè non venga mai meno. Sicuramente per me che non ho un “vero”lavoro e non sono nemmeno giovanissima, far funzionare CartAmante è vitale, ma mi impegnerò per essere presente anche con consigli e aiuti concreti, che poi è il motivo che traina la nascita di questo gruppo meraviglioso.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/pg/CartAmante/" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-191" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/facebook-pink2.png" alt="" width="47" height="42" /></a><a href="https://www.facebook.com/pg/CartAmante/" target="_blank" rel="noopener">CartAmante</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dopo 45 anni non mi nascondo più. Nessuna donna dovrebbe farlo</title>
		<link>https://womanincharge.it/dopo-45-anni-non-mi-nascondo-piu-nessuna-donna-dovrebbe-farlo/</link>
					<comments>https://womanincharge.it/dopo-45-anni-non-mi-nascondo-piu-nessuna-donna-dovrebbe-farlo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 May 2018 07:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Sylvia Mac ha nascosto per tutta la sua vita le cicatrici che ricoprono il suo corpo da quando è piccola. Un pericoloso incidente mentre giocava con i suoi fratelli le è quasi costato la vita. La mamma stava preparando l’acqua calda per fare il bagno ai figli mentre giocavano a nascondino. Lei, Sylvia, si è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="metadata singleline">
<div class="byline">
<div data-href="https://www.robadadonne.it/author/aurora_dolera/">
<p>Sylvia Mac ha nascosto per tutta la sua vita le cicatrici che ricoprono il suo corpo da quando è piccola. Un pericoloso incidente mentre giocava con i suoi fratelli le è quasi costato la vita. La mamma stava preparando l’acqua calda per fare il bagno ai figli mentre giocavano a nascondino. Lei, Sylvia, si è nascosta proprio in bagno dove c’erano le pentole piene d’acqua bollente, come racconta lei stessa in un’intervista per la BBC. Uno scherzo del destino ha voluto che lei finisse proprio in una di quelle. La corsa dell’ambulanza in ospedale e le cure dei medici l’hanno salvata da una tragica fine, alla quale per un primo momento l’equipe medica aveva pensato.</p>
</div>
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</div>
<p>Invece Sylvia è sopravvissuta riportando gravi ustioni che hanno segnato permanentemente il suo corpo e la sua vita. Da piccola è stata sottoposta a continue visite e operazioni (ne conta quasi 100), era diventata una sorta di cavia da esperimento sempre esposta a tutti gli studenti di medicina come caso studio. Questo progredirsi di situazioni scomode ha colpito gravemente non solo la sua fisicità, ma anche mentalità.</p>
<p>Per tutto il resto della sua vita Sylvia ha avuto paura di mostrarsi: adorava il nuoto ma ci ha rinunciato per la vergogna di mettersi in costume e condividere lo spogliatoio con sconosciuti; non voleva conoscere ragazzi o avere rapporti con loro perché spiegare la sua storia sarebbe stato troppo difficile e vergognoso. Si sentiva osservata ovunque si trovava, occhiatacce, indicazioni e parole sottovoce. Un incubo dove tutti erano sempre pronti a fotografarla e prendersi gioco di lei.</p>
<p>Questo incidente ha scatenato diverse difficili conseguenze, ma il problema più grande è nato nella sua mente: non si sentiva mai abbastanza, mai bella, mai apprezzata. Pensava che mai avrebbe trovato il ragazzo giusto per lei che l’avrebbe capita e supportata. Addossava spesso la colpa dell’accaduto alla madre, e trattava male le sorelle, aveva difficoltà a rapportarsi con chiunque.</p>
<p>Con il passare del tempo il problema si è rimpicciolito, ha iniziato a conviverci, ad accettare l’idea che quello era il suo corpo e niente poteva cambiarlo. Ha imparato a stare in mezzo alla gente ed essere meno scontrosa. Ha conosciuto l’uomo della sua vita che l’ha capita e amata, ha avuto dei figli e ha finalmente capito e compreso tutte le angosce e le paure che sua madre ha vissuto con e per lei. Nonostante queste piccole accettazioni, c’era sempre spazio nella sua mente per quel pensiero fisso. Magari diminuiva, occupava meno tempo della sua vita, ma era sempre lì, irrimovibile.</p>
<p>Fin quando un giorno, a 45 anni, mentre era in spiaggia con la madre, ha deciso che fosse arrivato il momento di combattere, di andare oltre quella paura, di accettarsi e di non permettere a nessuno di farla sentire meno speciale di qualcun altro a causa di stupide cicatrici. Si è alzata e ha camminato per tutto il bordo della piscina, in costume senza coprirsi, mentre tutti la guardavano sotto l’occhio commosso della madre che finalmente ha visto sua figlia felice.</p>
<p>Ora Sylvia combatte a nome di tutte quelle persone che non si sentono belle, che hanno paura di mostrarsi per qualche imperfezione. Ha fondato il sito web <a href="https://www.lovedisfigure.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">lovedisfigure</a> attivo su social per sensibilizzare la gente su questo argomento ed essere di supporto a chi vive nelle sue stesse situazioni di insicurezza.</p>
<p>La sua vita è cambiata: si accetta, si ama e si sente bella. E dovrebbe essere così per ogni donna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte articolo: <a href="https://www.robadadonne.it/galleria/45-anni-non-mi-nascondo-piu/" target="_blank" rel="noopener">robadadonne.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Kumi Suzuki &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/kumi-suzuki-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 07:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono Kumi, nata e cresciuta in Giappone, ma vivo in Italia da 26 anni. Moglie di un fiorentino, mamma di due figli.  Da anni con gli origami creo accessori e oggetti da arredamento e allestisco negozi ed alberghi. (di cui uno è visibile all’interno del negozio Eredi Chiarini in Via Porta Rossa)  Inoltre tengo corsi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10413"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10412">Sono Kumi, nata e cresciuta in Giappone, ma vivo in Italia da 26 anni.</span></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9871">
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9870" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10400" lang="IT">Moglie di un fiorentino, mamma di due figli.</span><span lang="IT"> </span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9903" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9902" lang="IT">Da anni con gli origami creo accessori e oggetti da arredamento e allestisco negozi ed alberghi. (di cui uno è visibile all’interno del negozio Eredi Chiarini in Via Porta Rossa)</span><span lang="IT"> </span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9887" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9886" lang="IT"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-150 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/thumbnail-6-202x300.jpeg" alt="" width="202" height="300" />Inoltre tengo corsi di origami, e di watoji (rilegatura giapponese ) nei vari spazi come biblioteche, librerie, negozi ed eventi vari per la voglia di trasmettere una piccola parte della cultura giapponese e l’amore per i lavori manuali.  Mi piace fare comprendere le forme geometriche, sviluppare la concentrazione e la fantasia a partire da un foglio di carta.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10471" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10470" lang="IT">Amo gli origami classici giapponesi, ma amo anche mescolare stili diversi tra loro.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10418" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10417" lang="IT">Due anni fa ho pubblicato mio primo libro “ Fiori di Carta “  presso Giunti Editori.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9895" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9894" lang="IT">Da quando ho fatto la mia presentazione nel gruppo Wic, sono piacevolmente sorpresa dal interesse che il gruppo ha dimostrato nel mio lavoro e grazie a questo la mia pagina Facebook è cresciuta tantissimo, Woman in Charge è un gruppo davvero fantastico!</span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9897" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_9896" lang="IT"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-151 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/thumbnail-2-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" />In  Woman in Charge ho ritrovato alcune donne meravigliose che conoscevo di già e tante altrettanto meravigliose che si occupano di cose bellissime, e sono felice di venire a conoscenza.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10420" class="yiv0399592262MsoNormal"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10419" lang="IT">E grazie alla visibilità che ho avuto all’interno del gruppo alcune Wic parteciperanno al corsi che terrò prossimamente. Sono molto contenta di essere parte di questo gruppo.</span></p>
</div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10421"></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10422">Sito web:  <a id="yiv0399592262LPlnk903410" href="https://origamarekumi.wixsite.com/origamare" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://origamarekumi.wixsite.com/origamare</a></div>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1525276587263_10425">
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<div><img loading="lazy" class="wp-image-152 alignnone" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/05/thumbnail-3-230x300.jpeg" alt="" width="284" height="370" /></div>
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		<title>Le donne che hanno cambiato il mondo in cui viviamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 13:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Le donne possono cambiare il mondo. Lo hanno già fatto in passato, continuano a farlo oggi, nel presente, e lo faranno anche nel futuro. Alla faccia di chi crede che siamo inferiori all’uomo. Ci sono state molte donne del passato che hanno fatto la differenza, che con i loro piccoli o grandi gesti hanno cambiato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le donne possono cambiare il mondo. Lo hanno già fatto in passato, continuano a farlo oggi, nel presente, e lo faranno anche nel futuro. Alla faccia di chi crede che siamo inferiori all’uomo. Ci sono state molte donne del passato che hanno fatto la differenza, che con i loro piccoli o grandi gesti hanno cambiato le sorti del mondo in cui viviamo. Donne straordinarie che devono essere ricordate per quello che hanno fatto, come esempio per le generazioni future.</p>
<p>Conoscete Irena Sendlerowa? E’ una donna che è riuscita a salvare 2500 bambini ebrei del Ghetto di Varsavia. Di sicuro avrete sentito parlare di Malala Yousafzai, la ragazza 19enne pakistana, attivista per i diritti delle bambine, che devono poter avere un’istruzione al pari dei coetanei di sesso maschile: è sopravvissuta a un attentato dei talebani ed è stata la più giovane vincitrice di un Premio Nobel.</p>
<p>E poi ci sono Marie Curie, la scienziata polacca famosa per le sue scoperte sulla radioattività, prima donna a vincere un Premio Nobel e unica a vincerlo per due volte, Nujood Ali, la bambina data in sposa a 10 anni, la prima a divorziare e a rompere una tradizione tribale davvero allucinante come quella delle spose bambine, Margaret Heafield, che ha lavorato nel programma spaziale Apollo della Nasa, Jane Goodall, esperta biologa.</p>
<p>E ancora, Anne Frank, la piccola ragazzina ebrea che ci ha lasciato il suo diario a testimonianza delle barbarie operate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, Amelia Earhart, la prima donna aviatrice a viaggiare in solitaria sull’Oceano Atlantico, Rosa Louise Mccauley Parks, attivista per i diritti civili, Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio.</p>
<p>Donne coraggiose, intraprendenti, forti, che non si lasciano intimidire e che hanno tutte un grande sogno: cambiare il mondo, cambiare la condizione femminile, uscire da stereotipi e pregiudizi, rendere il nostro mondo davvero un posto migliore dove vivere. E le future generazioni devono molto a loro.</p>
<p>Ovviamente, sono state anche tantissime altre le donne che hanno cambiato il mondo e ci sono donne che lo fanno tutti i giorni, anche se il loro nome non appare in elenchi di questo genere. A loro va il nostro profondo grazie e la nostra ammirazione: che siano di esempio per le donne di tutto il mondo e per le bambine di oggi che faranno la differenza domani!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte Articolo: <a href="https://www.bigodino.it/lifestyle/le-donne-che-hanno-cambiato-il-mondo-in-cui-viviamo.html" target="_blank" rel="noopener">Bigodino.it</a></p>
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		<title>Ilaria Glauso &#8211; Storie di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/ilaria-glauso-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 21:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[La donna di oggi é  una donna dinamica capace di vivere il proprio essere combinando lavoro e vita privata, e allora eccomi qua. Tutto questo mi rispecchia a pieno. La mia storia nasce e cresce nell&#8217;atelier di famiglia &#8221; Sartoria Glauso&#8221; sono infatti figlia d&#8217;arte, il mio nome é Ilaria Glauso. Quando le mie clienti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-95 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/FB_IMG_1458429576139-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<div id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5763"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5824">La donna di oggi é  una donna dinamica capace di vivere il proprio essere combinando lavoro e vita privata, e allora eccomi qua.</span></div>
<div><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5899">Tutto questo mi rispecchia a pieno.</span><br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5845">La mia storia nasce e cresce nell&#8217;atelier di famiglia &#8221; Sartoria Glauso&#8221; sono infatti figlia d&#8217;arte, il mio nome é Ilaria Glauso.</span><br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5823">Quando le mie clienti mi chiedono da dove é  nata la mia passione per la moda, mi piace raccontare loro di quando da piccola, vedevo i miei genitori cucire abiti meravigliosi. In atelier raccoglievo ritagli di sete e pizzi e tagliando e cucendo liberavo la mia fantasia realizzando gli abiti per le mie bambole.</span><br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5846">L&#8217;amore e la passione per la moda mi hanno portato a fare studi in quella direzione, affinando le mie doti artistiche come la pittura e il disegno, che ancora oggi mi accompagnano, per poi ritornare nell&#8217;atelier  di famiglia,  creando la mia linea sposa , cerimonia e sera, &#8220;Le Spose di Marila&#8221; .</span><br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5847">Ho scelto di produrre capi di haute couture perché è  il mio modo di essere, amo le linee eleganti, sofisticate, la ricercatezza nei materiali e le lavorazioni artigianali. </span><br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5848">Lavorare poi a contatto con le mie clienti, ascoltare i loro desideri e le loro </span></div>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-96 alignright" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/C22C5866-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
<div>esigenze mi ha da sempre permesso di creare capi che le esaltano in modo diverso, perché ognuno di noi è unica.<br />
Sono arrivata alle &#8220;Woman in Charge &#8221; proprio grazie ad una mia cliente, questo è un gruppo  fantastico mi ha detto e una donna eclettica come te ne deve fare parte.<br />
Woman in Charge è a tutti gli effetti una fonte inesauribile di novità, fatto di donne e di amiche che si sostengono e si stimolano  a vicenda.<br />
<span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_5822">Un gruppo dov&#8217;è  possibile confrontarsi, avere nuovi stimoli, creare sinergie di lavoro e non, questo é quello che è successo anche a me. Sono certa che queste basi oltre a quello che mi hanno portato nell&#8217;immediato mi daranno ricchezza anche nel futuro, perché sono una creativa e questo gruppo ricco di tante realtà di professioniste,  artigiane e non </span>é un tesoro inestimabile.</div>
<div></div>
<div><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-98" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20171211_084817_930-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" />  <img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-99" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/IMG_20171212_103626_798-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p>Questi i link dove potrete trovarmi:<a id="yiv8885457540LPlnk175944" href="https://www.instagram.com/ilaria_glauso/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.instagram.com/ilaria_glauso/</a> <a id="yiv8885457540LPlnk616851" href="https://www.instagram.com/sartoriaglauso/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.instagram.com/sartoriaglauso/</a></p>
<p><a id="yiv8885457540LPlnk878990" href="https://www.facebook.com/sartoriaglauso" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.facebook.com/sartoriaglauso</a></p>
<p><a id="yiv8885457540LPlnk501975" href="http://www.sartoriaglauso.it/" target="_blank" rel="nofollow noopener">www.sartoriaglauso.it</a></p>
</div>
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		<title>È provato: le donne sono più multitasking degli uomini</title>
		<link>https://womanincharge.it/e-provato-le-donne-sono-piu-multitasking-degli-uomini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 10:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo studio condotto da un gruppo di studiosi del Regno Unito ha messo in evidenza che le donne, soprattutto se sotto pressione, reagiscono meglio e riescono ad affrontare più impegni contemporaneamente. LA CASA, i figli, la spesa, il lavoro: la giornata delle donne è piena di impegni che, spesso, si sovrappongono e si alternano con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio condotto da un gruppo di studiosi del Regno Unito ha messo in evidenza che le donne, soprattutto se sotto pressione, reagiscono meglio e riescono ad affrontare più impegni contemporaneamente.</p>
<p>LA CASA, i figli, la spesa, il lavoro: la giornata delle donne è piena di impegni che, spesso, si sovrappongono e si alternano con una rapidità incontrollabile. Eppure loro riescono a districarsi bene, passando da un&#8217;attività all&#8217;altra senza troppa ansia perché, per natura, sono più multitasking degli uomini. Che il genere femminile fosse più organizzato e abile a orientarsi tra imprevisti e difficoltà, le donne già lo sapevano. Ma ora la differenza con gli uomini, che tendono ad affrontare un problema alla volta, rischiando di entrare in crisi quando si tratta di fare più di una cosa nello stesso tempo, è stata dimostrata da un gruppo di psicologi del Regno Unito.</p>
<p>Sul &#8216;<em>Bmc Psychology</em>&#8216; gli esperti hanno pubblicato i risultati di due esperimenti dai quali arriva la prova scientifica: &#8220;Gli uomini &#8211; sentenziano sulla Bbc online gli autori, Gijsbert Stoet dell&#8217;università di Glasgow e Keith Laws dell&#8217;università di Hertfordshire &#8211; sono più lenti e meno organizzati delle donne quando devono passare rapidamente da un&#8217;attività a un&#8217;altra, almeno in certi casi&#8221;. Casi che, puntualizzano gli esperti, potrebbero includere anche tipiche attività da ufficio: inviare e-mail, rispondere a telefonate e incarichi assegnati, entrare e uscire dalle riunioni, il tutto contemporaneamente o quasi.</p>
<p>In particolare, spiegano i ricercatori, le donne  sono più brillanti soprattutto quando si trovano sotto pressione, per esempio quando devono cercare qualcosa. &#8220;Sono più riflessive e organizzate, mentre i gli uomini sono più impulsivi e alla fine si perdono&#8221;. Forse un retaggio dell&#8217;evoluzione, ipotizzano gli psicologi. Dall&#8217;epoca in cui &#8211; ricordano &#8211; mentre il maschio era impegnato in &#8220;compiti lineari&#8221; come quello di uccidere una preda, la donna già si destreggiava tra la cucina, la cura della casa e dei figli. &#8220;Se la donna non fosse stata multitasking fin dai tempi degli antenati cacciatori-raccoglitori, forse oggi non saremmo qui&#8221;, chiosano gli scienziati.</p>
<p>Nel primo esperimento, gli psicologi Uk hanno confrontato le performance di 120 uomini e di 120 donne alle prese con un test al computer, che implicava di passare rapidamente tra un compito e un altro di natura diversa (matematici, o di riconoscimento forme). Se affrontavano gli esercizi uno alla volta, maschi e femmine si dimostravano ugualmente abili. Ma quando le attività venivano mixate, gli uomini risultavano significativamente più lenti (con un ritardo del 77% nella risposta, contro un ritardo del 69% nelle donne) e facevano più errori. &#8220;Lo scarto può sembrare piccolo, ma può fare la differenza &#8211; avvertono i ricercatori &#8211; se si ragiona in termini di attività lavorativa quotidiana o settimanale&#8221;.</p>
<p>Nel secondo test, uomini e donne avevano 8 minuti per svolgere una serie di compiti impossibili da completare in così poco tempo. La prova, quindi, consisteva nel capire come si organizzavano maschi e femmine per cercare di eseguire le attività richieste: localizzare dei ristoranti su una mappa, risolvere semplici problemi matematici, rispondere al telefono e decidere la strategia migliore per cercare una chiave in un campo. Un po&#8217; come trovare il classico ago nel pagliaio: compito in cui, dal test, le donne sono uscite meglio in assoluto e rispetto agli uomini. &#8220;Negarlo non ha senso&#8221;, concludono gli scienziati: &#8220;Le differenze esistono e si vedono tutte&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte Articolo: <a href="http://www.repubblica.it/scienze/2013/10/25/news/donne_pi_multitasking_degli_uomini_lo_dimostrano_gli_esperti-69431822/" target="_blank" rel="noopener">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Le madri lavoratrici sono la vera forza del cambiamento</title>
		<link>https://womanincharge.it/le-madri-lavoratrici-sono-la-vera-forza-del-cambiamento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2018 12:50:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Le donne svolgono il 60% del lavoro mondiale ma guadagnano solo il 10% del reddito. Tuttavia, le scelte d&#8217;acquisto all&#8217;interno delle famiglie dipendono quasi esclusivamente da loro. Il lavoro è donna, ma i guadagni sono tutti al maschile. È il dato che è emerso da una tavola rotonda organizzata da Unilever dal tema Il ruolo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="subtitle">Le donne svolgono il 60% del lavoro mondiale ma guadagnano solo il 10% del reddito. Tuttavia, le scelte d&#8217;acquisto all&#8217;interno delle famiglie dipendono quasi esclusivamente da loro.</p>
<p>Il lavoro è donna, ma i guadagni sono tutti al maschile. È il dato che è emerso da una tavola rotonda organizzata da Unilever dal tema <em>Il ruolo della donna nella crescita sostenibile</em>, tenutasi a Expo il 16 settembre. Secondo alcuni dati, a livello globale il lavoro è svolto per il 60% dalle donne. Le quali, però, guadagnano solo il 10% del reddito su scala mondiale.</p>
<p>IL DESTINO DEL MONDO NELLE MANI DELLE DONNE<br />
D&#8217;altro canto, sono le donne a reinvestire i propri guadagni per le proprie famiglie in una misura che è quantificabile intorno al 90%, contro il 30-40% di quanto reinvestito degli uomini. Poiché, dunque, le scelte d&#8217;acquisto quotidiane sono prerogativa del sesso femminile, sono proprio le donne a essere la principale, e potenziale, leva di cambiamento. L’educazione della donna a una scelta di consumo consapevole e sostenibile rappresenterebbe infatti un percorso chiave in grado di generare un virtuoso effetto domino che, partendo dal nucleo famigliare, potrebbe favorire lo sviluppo di intere comunità ed economie. Secondo Unilever, la battaglia per la parità dei sessipassa anche da qui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte Articolo: <a href="http://www.letteradonna.it/it/articoli/fatti/2015/09/17/le-madri-lavoratrici-sono-la-vera-forza-del-cambiamento/16813/" target="_blank" rel="noopener">Letteradonna.it</a></p>
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		<title>Ilaria Tolossi &#8211; Storie Di Successo</title>
		<link>https://womanincharge.it/ilaria-tolossi-storie-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 09:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
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					<description><![CDATA[Essère è un piccolo atelier nel centro di Firenze dalle note eleganti e chic. Offre capi di alta qualità , frutto della mia fantasia e della mia passione.  La mia carriera varia mi ha permesso di conoscere appieno il mondo della moda sfruttando al meglio le mie possibilità: dopo aver lavorato per Jean Paul Gaultier [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1" style="text-align: justify;">Essère è un piccolo atelier nel centro di Firenze dalle note eleganti e chic. Offre capi di alta qualità , frutto della mia fantasia e della mia passione.<span class="Apple-converted-space">  </span>La mia carriera varia mi ha permesso di conoscere appieno il mondo della moda sfruttando al meglio le mie possibilità: dopo aver lavorato per Jean Paul Gaultier , Loewe ed Emilio Pucci, ho fatto esperienze anche nel campo della didattica, insegnando merceologia, storia del costume e tecniche grafiche presso l&#8217;Accademia di moda italiana e in altre scuole di moda. Dal 1997 ho aperto Essère e qui continuo tuttora ad investire la mia conoscenza e la mia passione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-77 alignleft" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/foto5-e1523524723656-225x300.jpg" alt="" width="234" height="312" /></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Seguo personalmente la lavorazione dei prodotti che troverete in negozio<span class="Apple-converted-space">  </span>,i materiali utilizzati sono attentamente scelti ed esaminati, per garantire un ottima qualità e tagli unici. Da Essère potrete immergervi in un mondo di colori,<span class="Apple-converted-space">  </span>alla ricerca del vostro<span class="Apple-converted-space">  </span>“essere” su cui però , come suggerisce il nome del negozio, uscirete con un accento di stile in più. Essère è un luogo prezioso, dove poter ancora apprezzare tutta la qualità del “Made in Italy” e dei prodotti fabbricati con amore e in grado di soddisfare i gusti anche delle clienti più esigenti. Grazie all incontro con Woman in Charge ho avuto prova della solidarietà e del potere al femminile. Molte woman in cherge mi hanno contattata , apprezzato le mie creazioni, mi sono venute a trovare in negozio e questo da molta forza e consapevolezza dell&#8217;energia positiva che è nel gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-74" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/foto9-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" />  <img loading="lazy" class="alignnone wp-image-75" src="https://womanincharge.it/wp-content/uploads/2018/04/foto4-300x225.jpg" alt="" width="328" height="246" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_4085" style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_4178"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_4177">FACEBOOK: Essere Atelier  <a id="yiv5085496159LPlnk509397" class="yiv5085496159OWAAutoLink" href="https://www.facebook.com/EssereAtelier/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.facebook.com/EssereAtelier/</a></span><br />
</span></p>
<p id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_4090" style="text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_4089"><span id="yui_3_16_0_ym19_1_1523524410569_4088">INSTAGRAM:  essere_atelier   <a id="yiv5085496159LPlnk72367" class="yiv5085496159OWAAutoLink" href="https://www.instagram.com/essere_atelier/" target="_blank" rel="nofollow noopener">https://www.instagram.com/essere_atelier/</a></span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Microsoft Italia? Comanda lei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara pagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 07:18:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo aver trovato lavoro, una delle cose più difficili è fare carriera dentro un&#8217;azienda. Certo, visti i tempi, diventa un&#8217;impresa anche tenerselo e, nella più rosea delle ipotesi, sopravvivere ai vari rinnovi periodici (mensili e annuali). E più l&#8217;azienda è grande, più è faticoso scalare le gerarchie. Ma c&#8217;è chi ce la fa, come Silvia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Dopo aver trovato lavoro, una delle cose più difficili è fare carriera dentro un&#8217;azienda.</h2>
<p style="text-align: justify;">Certo, visti i tempi, diventa un&#8217;impresa anche tenerselo e, nella più rosea delle ipotesi, sopravvivere ai vari rinnovi periodici (mensili e annuali). E più l&#8217;azienda è grande, più è faticoso scalare le gerarchie. Ma c&#8217;è chi ce la fa, come Silvia Candiani che il 6 settembre 2017 è stata nominata Ceo di Microsof Italia dopo tanti anni di militanza (anche all&#8217;estero) nella società di Redmond. Ma questa non è (e non è stata) la sua unica esperienza da manager: il suo curriculum parla chiaro. E, soprattutto, per lei il lavoro non è tutto: è sposata, ha due figli, ama viaggiare con la famiglia e pratica due sport, sci e vela.</p>
<p style="text-align: justify;">NON SOLO MICROSOFT<br />
Di fatto, quello di Candiani è un ritorno, visto che negli ultimi tre anni è stata impegnata, sempre in MS, nella divisione &#8216;consumer &amp; channel&#8217; per l&#8217;area dell&#8217;Europa centrale e dell&#8217;est. Ma non è stata la prima sua esperienza da dirigente, già quando lavorava per la filiale italiana, aveva ricoperto il ruolo di direttrice &#8216;marketing &amp; operations&#8217; e direttrice divisione &#8216;consumer &amp; online&#8217;. E c&#8217;è di più. È diventata anche membro del consiglio di amministrazione di un altra grande società italiana: la Cofide &#8211; Gruppo De Benedetti S.p.a. In pratica la holding che controlla il GruppoEditoriale L&#8217;Espresso che l&#8217;8 maggio 2017 ha cambiato nome in GEDI Gruppo editoriale, dopo la fusione con un altro colosso del settore media: Itedi.</p>
<p style="text-align: justify;">LE DONNE PRIMA DI TUTTO<br />
Sicuramente la numero uno di Microsoft Italia è una figura di successo e un simbolo per l&#8217;imprenditoria al femminile. Ma la nuova Ceo è andata oltre ai meriti strettamente aziendali. Fa parte di ValoreD, l&#8217;associazione di imprese che ha l&#8217;obiettivo di promuovere la diversità e il talento delle donne per la crescita del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">DALLA BOCCONI A VODAFONE<br />
Oltre alle esperienze più recenti, Candiani ha un cv mica male. Partiamo dalla sezione &#8216;istruzione&#8217;: si è laureata in economia alla Bocconi di Milano e, successivamente, ha conseguito un master in business administration all&#8217;Insead di Fontaineblau, in Francia, considerato uno dei migliori istituti di direzione aziendale. Una formazione che sicuramente le ha permesso di farsi notare alle grandi aziende, specialmente alla multinazionali. Prima di arrivare a Microsoft, infatti, ha fatto parte dell&#8217;organico di Vodafone, McKinsey e San Paolo Imi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte Articolo: <a href="http://www.letteradonna.it/it/articoli/ritratti/2017/09/06/microsoft-italia-comanda-lei/24104/" target="_blank" rel="noopener">Letteradonna.it</a></p>
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		<title>Le nuove Barbie ispirate alle grandi donne di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 12:08:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo per le WIC]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione della Festa Internazionale della Donna, quest&#8217;anno Barbie ha deciso di celebrare 17 donne del passato e del presente che si sono distinte per la loro grinta, il loro impegno umanitario e le loro passioni. Si tratta di donne che provengono da tutto il mondo, da generazioni diverse e contesti differenti, che hanno sfidato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="m_9109744808421680883m_4259301335050409006s5" style="text-align: justify;">In occasione della Festa Internazionale della Donna, quest&#8217;anno Barbie ha deciso di celebrare 17 donne del passato e del presente che si sono distinte per la loro grinta, il loro impegno umanitario e le loro passioni.</h2>
<p class="m_9109744808421680883m_4259301335050409006s5" style="text-align: justify;">Si tratta di donne che provengono da tutto il mondo, da generazioni diverse e contesti differenti, che hanno sfidato le regole e non si sono lasciate intimorire dagli ostacoli e dall&#8217;incertezza.</p>
<p class="m_9109744808421680883m_4259301335050409006s5" style="text-align: justify;">Sara Gama, Patty Jenkins, Chloe Kim, Bindi Irwin, Nicola Adams, Çağla Kubat, Hélène Darroze, Hui Ruoqi, Leyla Piedayesh, Lorena Ochoa, Martyna Wojciechowska, Xiaotong Guan, Yuan Yuan Tan e Vicky Martin Berrocal: queste personalità intraprendenti sono state tramutate in Barbie che saranno fonte di ispirazione per le bambine e per le donne del futuro.</p>
<p class="m_9109744808421680883m_4259301335050409006s5" style="text-align: justify;">Non è la prima volta che Barbie rende onore alle donne più influenti del mondo. In passato, atlete come Ibtihaj Muhammad e Gabby Douglas sono state trasformate in bambole, insieme alla ballerina Misty Copeland, alla regista Ava DuVernay, alla scrittrice Eva Chen e alla modella curvy Ashley Graham.</p>
<p class="m_9109744808421680883m_4259301335050409006s5" style="text-align: justify;">Le cosiddette &#8220;Sheroes&#8221;, le eroine al femminile, vengono celebrate da Barbie con una bambola One Of A Kind (&#8220;unica nel suo genere&#8221;) che riproduce le loro fattezze.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La missione di Barbie è quella di ispirare il potenziale infinito che c&#8217;è in ogni bambina.</p>
<p style="text-align: justify;">È per questo che renderemo omaggio a tantissimi modelli d&#8217;ispirazione femminili in occasione della Festa Internazionale della Donna: sappiamo bene che non puoi essere ciò che non vedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le bambine hanno sempre giocato a ricoprire ruoli differenti e intraprendere carriere di ogni tipo insieme a Barbie e siamo entusiasti di poter puntare i riflettori su modelli d’ispirazione femminili della vita reale, che ricordino alle bambine di poter essere tutto ciò che desiderano.&#8221; Queste le parole di Lisa McKnight, manager di Barbie.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme alla linea che rende omaggio alle personalità femminili del presente, è stata presentata la collezione Inspiring Women™, formata da figure che sono passate alla storia e che sono ormai leggendarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento, la collezione è formata dalle Barbie che rappresentano Frida Kahlo, Amelia Earhart e Katherine Johnson. Sui social, Barbie ha lanciato l&#8217;hashtag #MoreRoleModels per invitare le donne (ma anche gli uomini) di tutto il mondo a condividere i modelli femminili che le hanno ispirate.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi è la vostra fonte di ispirazione più grande? Dite la vostra!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale: <a href="https://www.alfemminile.com/news-gossip/album1322489/more-role-models-barbie-0.html#p1" target="_blank" rel="noopener">Forumfemminile.it</a></p>
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